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Ex Istituto Birarelli senza pace:
ancora crolli dal soffitto
I carabinieri scrivono al Ministero (Foto)

ANCONA - Ancora degrado nel complesso del Guasco. Il MiBact ha già da mesi approvato non solo un piano che prevede 800mila euro per la definitiva e completa messa in sicurezza della chiesa, ma ha stanziato anche ben 12 milioni più 4 per la ristrutturazione dell’ex orfanotrofio. Lunghi i tempi per i lavori
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Il soffitto danneggiato dell’ex Birarelli

di Giampaolo Milzi

Non c’è pace per l’antico ex Istituto Birarelli, crolli continui, tanto che, per l’ennesima volta, c’è voluto “l’arrivano i nostri”, ovvero l’intervento dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc), per rilanciare l’allarme e sollecitare quell’intervento di totale ristrutturazione atteso da anni, ma rimasto impantanato nelle pastoie e lentezze burocratiche. L’ultimo della lunga serie di cedimenti delle strutture dell’edificio, nell’800 adibito ad orfanotrofio, iniziati nel 2018 – che si erge adiacente alla Chiesa di San Bartolomeo-San Gregorio a due passi dai resti dell’Anfiteatro Romano – verso la fine del mese scorso.

Ex Birarelli

A venir giù l’ennesima porzione del soffitto, ormai in totale degrado, una specie di colabrodo per lo più a cielo aperto. Col rischio, secondo la Soprintendenza unica delle Marche, che ha la competenza per la tutela del palazzone sottoposto a vincolo, che le lesioni si estendano ancora di più alle mura perimetrali, compresa la facciata che dà sull’omonima via Birarelli. Preoccupazioni espresse dalla Soprintendenza in risposta ad una lettera ricevuta dai “carabinieri della cultura”, guidati dal comandante Carmelo Grasso. I quali hanno scritto, dopo averlo già fatto più volte fin da tre anni fa, al Segretariato generale MiBact per le Marche, segnalando la gravità sempre più cronica del caso.
Il segretario generale MiBact, diretto dall’architetto Corrado Azzolini, ha risposto all’Ntpc dell’Arma sostenendo, al contrario della Soprintendenza, che non c’è pericolo per l’incolumità pubblica lungo via Birarelli, perché la parete prospiciente è stata messa in sicurezza nel 1997 e intorno al 2015. Già ma da allora di altri lavori neanche l’ombra.
Il segretariato MiBact ha chiarito ai carabinieri anche che sta lavorando al progetto, così atteso, per la totale ristrutturazione dell’ex Birarelli, solai compresi. L’obbligo di eseguire i lavori, infatti, riguarda proprio il segretariato, dato che il 18 dicembre scorso l’architetto Azzolini, e mons. Angelo Spina, presidente della Fondazione San Paolo controllata dall’Arcidiocesi Ancona-Osimo – proprietaria sia dell’ex Birarelli che della Chiesa di San Gregorio – hanno firmato un importante atto di convenzione. In base al quale il passaggio di diritto di superficie riguarda solo l’ex orfanotrofio Birarelli e non la chiesa, che chissà quando la Curia riaprirà al culto.
Ma veniamo alla questione fondi, per il cantiere così impellente. Il MiBact ha già da mesi approvato non solo un piano che prevede 800mila euro per la definitiva e completa messa in sicurezza della chiesa, ma ha stanziato anche ben 12 milioni più 4 – e questi 4 sono da un pezzo disponibili – per la messa in sicurezza e il progetto di ristrutturazione dell’ex orfanotrofio. I 12 milioni saranno elargiti a partire dal 2021 spalmabili su 10 anni. «Pronti per la riapertura la chiesa – aveva dichiarato a dicembre Azzolini – si partirà con l’impresa per l’ex orfanotrofio. E prevediamo che quei 12 milioni in realtà ci arrivino in doppie tranche per anno». Tempi in ogni caso lunghissimi. il Segretariato spera che solo a partire dal 2023-2024 l’ex Birarelli sarà stato ristrutturato (è quasi pronto il progetto esecutivo per le mura esterne e le strutture portanti). Tempi lunghissimi, e non certo in linea con gli interventi urgenti sollecitati dai carabinieri e dalla stessa Soprintendenza. Di più. Da settimane, la sede del Segretariato MiBact in via Birarelli è semi-paralizzata, nessuno alla portineria, qualcuno lavora in modalità smart video da casa, un’impresa riuscire a trovare chi risponda al centralino telefonico. Insomma, un giallo, la tempistica almeno per i lavori di messa in sicurezza considerati non più rinviabili da Soprintendenza e carabinieri dell’Ntpc.  E pensare che l’ex Birarelli – dove il Segretariato vorrebbe trasferire alcuni suoi uffici o della stessa Soprintendenza, e magari realizzare spazi per attività culturali – rappresenta un capitolo importante della memoria storica di Ancona, risalente al Medioevo, quando faceva parte dell’intero complesso monastico annesso alla Chiesa di San Bartolomeo.  Nel 1854 mons. Giuseppe Birarelli vi istituì un rifugio per gli orfanelli chiamato prima Istituto per le mendicanti, poi Istituto Giovagnoli-Birarelli. Con il passare degli anni l’Istituto si sviluppò grandemente, arricchendosi di reparti professionali attrezzati con ogni cura e affidati a persone capacissime che preparavano e guidavano gli allievi. Poi i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il terremoto del 1972, e il triste oblio che ancora perdura.

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