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Sensore per stanare il Coronavirus,
lo finanzierà la Fondazione Marche

RICERCA - L'ente ha messo a disposizione i capitali per velocizzare la realizzazione del prototipo. Il vice presidente Pacetti: «Eccellenza tutta Made in Marche, se ci saranno i risultati sperati ci impegneremo anche per la produzione industriale»
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Marco Pacetti, vice presidente della Fondazione Marche ed ex rettore dell’ateneo anconetano

 

 

di Marco Ribechi

Accelerano le operazioni per portare a termine il ViruSensing. La Fondazione Marche ha deciso di finanziare lo sviluppo e l’eventuale commercializzazione dell’apparecchio per determinare la presenza del Coronavirus negli spazi chiusi. L’interesse è nato dopo la notizia diffusa qualche giorno fa da Cronache Maceratesi, in cui la scienziata Chiara Ardiccioni raccontava delle ricerche del team guidato da Daniele Di Marino all’Università politecnica delle Marche (leggi l’articolo). «La Fondazione Marche trova di estrema importanza sostenere i ricercatori per la creazione del prototipo – spiega Marco Pacetti, ex rettore dell’ateneo anconetano e vice presidente della Fondazione – Si tratta di un’eccellenza made in Marche su più livelli. Per prima cosa bisogna sottolineare come nel laboratorio dove vengono portate avanti le ricerche siano presenti attrezzature molto avanzate, che possono essere un vanto per tutto l’ateneo. Poi bisogna sottolineare che gli scienziati, tra cui Ardiccioni, sono estremamente preparati. Proprio Ardiccioni aveva ottenuto alcuni anni fa dalla Fondazione la borsa di studio con cui si è potuta formare alla Columbia University, e ora ha riportato a casa il bagaglio di conoscenze acquisite. Infine ciò che pensiamo di realizzare è anche una filiera produttiva del sensore, coinvolgendo aziende della regione».

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Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente – Univpm

Il sostegno della Fondazione alle ricerche si svilupperà in due fasi. Nella prima, già avviata, la Fondazione mette a disposizione capitali per acquistare il materiale biologico, chimico e tecnologico per la realizzazione del prototipo. Se questo dovesse dare i risultati sperati si attiverà anche per trovare partner industriali capaci di trasformarlo in un prodotto in serie vero e proprio, commercializzabile a livello globale. «Sarebbe un doppio vanto – continua il vice presidente Pacetti – se da un lato sarebbe un passo fondamentale per la lotta al Coronavirus, dall’altro permetterebbe anche il rilancio industriale di un settore creando ricchezza per il territorio, coinvolgendo aziende locali e creando lavoro. Sarebbe una splendida filiera tutta marchigiana, dagli scienziati, ai laboratori, alle aziende ai finanziamenti. La Fondazione sosterrà l’Università per la creazione di una start up, eventualmente anche fornendo capitale o trovando soggetti sul territorio capaci di farsi partner del progetto. Per ora stiamo già acquistando alcuni componenti per velocizzare le operazioni poiché produrli all’interno del laboratorio richiederebbe tempi più lunghi».

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