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«Infortuni per Covid, l’89% sono infermieri
Nessun ampliamento degli organici»

IL SINDACATO NURSIND segnala che in Regione la quasi totalità dei casi riguarda il personale infermieristico. «Siamo stanchi di promesse, avevamo subito segnalato l'inadeguatezza dei dispositivi di protezione. Gli ingressi sono inferiori alle uscite per pensionamenti e trasferimenti, come si affronterebbe una nuova emergenza?»
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infermiere

 

Nelle Marche l’89,9% di casi di infortunio denunciati per contagio da Covid riguardano infermieri. A dirlo il sindacato Nursind Marche con dati Inail (aggiornati al 30 giugno). In regione, spiega il Nursind, su 1.405 casi denunciati, la quasi totalità riguarda gli infermieri, il motivo è che c’è «Un rischio correlato alla tipologia di assistenza infermiere-paziente ed ad altri aspetti come: età media degli infermieri molto elevata (nelle Marche come in Italia) ed il rapporto di pazienti troppo elevato rispetto al numero limitato dei professionisti sanitari, in media 12-15 pazienti per 1 infermiere – dice il sindacato –. Un rischio che deve essere comunque azzerato, per questo abbiamo ripetutamente segnalato diverse criticità, come la  mancanza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuali dei percorsi strutturali, tamponi, o dei ricoveri impropri di pazienti divenuti positivi in aree non covid. Ora l’epidemia Covid19 è attualmente in una fase di evoluzione epidemiologica sotto controllo, ma riteniamo che sarebbe un grave errore considerarla passata, il virus continua a circolare ed è giusto mantenere alta l’attenzione. Per questo consideriamo valide le misure attivate dalle aziende sanitarie pubbliche della Regione che descrivono percorsi protetti per gli accessi ambulatoriali e di ricovero. Altresì purtroppo osserviamo alcune lacune organizzative nei percorsi dedicati all’emergenza/urgenza». Il sindacato aggiunge che nonostante ci sia una delibera regionale che prevede investimenti economici «per alcune strutture ospedaliere, con identificazione di percorsi “sporco/pulito” e l’incremento del numero di posti letto per alcune rianimazioni e sedi ospedaliere, ma poco o nulla per altre, come per l’ospedale di Senigallia che invece si pone come polo ricettivo strategico per tutta la Regione». Il sindacato lamenta anche che non c’è «nessun ampliamento delle dotazioni organiche infermieristiche, le assunzioni sono con il contagocce, le entrate di nuovo personale sempre inferiori alle uscite per pensionamenti e trasferimenti di colleghi che accettano il ruolo a tempo indeterminato in altre aziende e Regioni. Quindi è lecito chiedere alla Regione e alle aziende sanitarie: come si affronterà una nuova emergenza? Con quali strumenti? Gli infermieri marchigiani sono stanchi di vane promesse, molte unità operative non riescono a garantite neanche le ferie estive al personale che ormai è allo stremo dopo tutto il lavoro affrontato nei mesi della pandemia. La Regione e le aziende devono prendersi cura di chi cura, crediamo impossibile per i professionisti sanitari replicare l’immane sforzo messo in campo durante la pandemia. I tagli al personale, alle dotazioni organiche e ai posti letto perseguiti negli ultimi 10 anni, hanno messo in pericolo tutta la popolazione; serve un drastico cambio di rotta nell’indirizzare le priorità. I cittadini insieme ai professionisti della salute non intendono essere sacrificati a causa di scelte strategiche sbagliate, il fondamento da perseguire è: più infermieri più salute per tutti. Nursind non cesserà perciò di chiedere una maggiore tutela del personale infermieristico, non cesserà di denunciare disfunzioni o di fare domande, di pretendere ciò che è giusto e non solo ciò che è possibile».

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