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Dopo il lockdown l’Ufficio postale
è aperto solo poche ore:
la moral suasion del sindaco

MORRO D'ALBA - Enrico Ciarimboli ha spedito lettere di protesta inascoltate e ora chiede al Consiglio comunale e ai suoi concittadini il sostegno per svolgere l'azione di convincimento in tutte le modalità possibili: «dalle petizioni, alle lettere di lamentela, alle vere e proprie azioni di boicottaggio finanziario»
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Enrico Ciarimboli

 

 

«È ormai evidente l’intenzione di Poste Italiane Spa di utilizzare l’emergenza Covid come alibi per rivedere la propria presenza sul territorio, soprattutto nelle comunità più piccole, come Morro d’Alba, dove probabilmente il ritorno economico non è ritenuto adeguato». Il sindaco Enrico Ciarimboli chiede quindi al Consiglio comunale e a tutti i cittadini «il sostegno nell’azione di moral suasion nei confronti di Poste Italiane in tutte le modalità possibili: dalle petizioni, alle lettere di lamentela, alle vere e proprie azioni di boicottaggio finanziario. Come Amministrazione abbiamo già dato disposizioni a non rinnovare i contratti di servizio in scadenza e a chiudere i rapporti di ccp non obbligatori per legge» sottolinea. La vicenda inizia nei primi mesi del 2020: con l’istituzione del lockdown, l’ufficio postale di Morro d’Alba ha ridotto il proprio orario di apertura al pubblico, limitandolo a soli 3 giorni settimanali, come per la maggioranza degli uffici postali sul territorio nazionale. Con l’inizio della fase 2 prima e analogamente con la fase 3 le Poste Italiane hanno continuato a mantenere l’orario ridotto, «senza alcuna oggettiva giustificazione, creando gravi disagi agli utenti e alla comunità. Nel corso dei mesi – spiega il sindaco – mi sono confrontato più volte con il direttore provinciale di Poste Italiane, Antonio Grisostomi, che, seppur da me incalzato, non è stato mai in grado di dare risposte esaustive sul ripristino della piena funzionalità dell’ufficio. nè sulle motivazioni per cui alcuni sportelli in piccoli comuni sono stati riaperti a pieno regime ad altri, tra cui Morro d’Alba, no».

La principale giustificazione addotta è il massiccio utilizzo da parte dei dipendenti di Poste Italiane dell’ampliamento del numero di giornate fruibili per i permessi 104 e per il congedo parentale straordinario; giustificazione che poteva avere qualche valore per i mesi di maggio e giugno, ma non certo per i periodi successivi. «Oltre ai vari colloqui telefonici – riporta il sindaco – ho inviato lo scorso 8 giugno una mail di richiesta di chiarimenti sulla strategia aziendale per il ritorno alla normalità: “...facendo riferimento al nostro ultimo colloquio telefonico di qualche settimana fa, sono a rinnovarLe la manifestazione di disagio della mia comunità per il protrarsi della riduzione dell’orario di apertura al pubblico dell’Ufficio Postale di Morro d’Alba a seguito dell’emergenza Covid. La prego cortesemente di mettermi a conoscenza per iscritto e nel più breve tempo possibile delle policy che codesta azienda intende adottare per il ritorno alla normalità, così da poter fornire corrette risposte ai miei concittadini e alle loro legittime aspettative.”» La risposta è giunta un mese dopo, il 3 luglio, «con una lettera che non fornisce alcuna indicazione concreta sul possibile ritorno alla normalità. Preso atto dell’evidente intenzione di Poste Italiane Spadi utilizzare l’emergenza Covid per rivedere la propria presenza sul territorio, soprattutto in quelle comunità più piccole, come Morro d’Alba, come sindaco chiedo al Consiglio comunale e a tutti i cittadini il sostegno nell’azione di moral suasion verso Poste Italiane in tutte le modalità possibili».

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