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Tamponi rapidi dai medici di base:
c’è l’obbligatorietà, ma è scontro
Il governo mette sul piatto 30 milioni

COVID - Nel decreto Ristori i fondi: alle Marche 769mila euro. Polemiche sull'accordo che non è stato firmato da tutti sindacati
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Foto d’archivio

 

Tamponi rapidi eseguiti da medici di famiglia e pediatri: il governo mette sul piatto 30 milioni di euro. Lo stanziamento è stato inserito dal decreto Ristori emanato l’altro ieri dal Consiglio dei ministri, che dovrà essere convertito in legge dalle Camere. Nella ripartizione dei fondi alle Regioni, alle Marche spetta il 2,56% del totale: cioè 769.003, 80 euro. Le risorse saranno distribuiti nelle prossime settimane, oltre a strumenti per la diagnostica e dispositivi di protezione e a 2 milioni di tamponi rapidi. Uno stanziamento che arriva di pari passo con l’accordo firmato ieri dalla Sisac (l’ente di contrattazione per la parte pubblica) e i sindacati dei medici, che prevede l’obbligatorietà della prestazione. I camici bianchi saranno costretti dunque ad effettuare i tamponi, così come i pediatri effettueranno tamponi ai bambini che sono contatti stretti asintomatici. Ma l’intesa sta già facendo discutere. E’ stata infatti firmata da due associazioni sindacali su quattro: la Fimmg e Intesa sindacale (che rappresentano circa il 65 per cento dei medici), mentre Snami e Smi hanno detto no. E’ proprio sull’obbligatorietà il pomo della discordia. Molti studi infatti non sono idonei e si temono code e proteste dei condomini. I tamponi rapidi verranno fatti a tre categorie di persone: i contatti stretti asintomatici di positivi; i casi sospetti che il medico di famiglia deve visitare; le persone che alla fine dei 10 giorni di isolamento devono fare un tampone. I medici riceveranno 18 euro per ogni tampone fatto nel loro studio e 12 euro se il test viene effettuato in una struttura messa a disposizione dall’Asur. Il paziente non pagherà nulla.

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