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Incompetenza territoriale,
si farà a L’Aquila
il processo per l’alluvione di Senigallia

IN AULA - Accolta l'eccezione presentata dalle difese degli otto imputati e basata su un presunto conflitto di interessi, dato che un giudice (non componente del collegio) risulta essere parte offesa del procedimento: la sua abitazione aveva subito danni nel maggio 2014 e per questo ha ottenuto un indennizzo statale. Malumori tra le parti civili: «Abbiamo perso sei anni»
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Al centro, Maurizio Mangialardi

di Federica Serfilippi

Il collegio penale ha dichiarato l’incompetenza territoriale del tribunale di Ancona per trattare il processo nato dall’inchiesta sull’alluvione di Senigallia. La decisione è stata assunta perchè un magistrato del palazzo di giustizia dorico risulta essere parte danneggiata dell’evento che nel maggio 2014 travolse la città della spiaggia di velluto, facendo feriti e morti. In quell’occasione, l’abitazione di sua proprietà (all’epoca però non aveva la residenza) aveva subito danni, solo parzialmente risarciti dagli indennizzi messi a disposizione dallo Stato. Lo spostamento del processo per conflitto di interessi era stato chiesto in maniera collettiva dalla difese degli otto imputati: i legali si erano appellati all’articolo 11 del codice penale riguardante la competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati. La camera di consiglio è stata sciolta dopo circa tre ore di riserva: il giudice Edi Ragaglia ha pronunciato l’incompatibilità territoriale, avallando dunque l’eccezione delle difese. Ora gli atti saranno trasferiti al tribunale de L’Aquila. Un passaggio che, inevitabilmente allungherà ulteriormente i tempi per arrivare al verdetto. Tempi già dilatati dato che, in un primo momento, il procedimento era finito proprio nelle mani del magistrato risultato essere danneggiato dall’alluvione. Poi, il fascicolo è passato a un altro collegio giudicante. Oggi, il colpo di scena.

L’avvocato Canafoglia

LE REAZIONI – Degli imputati (a vario titolo ci sono accuse come omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio, falso, inondazione colposa e omicidio colposo) in udienza era presente solo l’ex sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi: «Non sapevo nulla del fatto che un giudice del tribunale di Ancona ha una seconda casa in una zona toccata dall’alluvione – ha detto l’ex primo cittadino -. Quando ne hanno parlato stamattina gli avvocati in aula ho avuto un sussulto. Comunque parteciperò ad ogni udienza perché sono sicuro che la mia amministrazione comunale ha fatto sempre l’impossibile per governare bene la città». Malumori tra le parti civili, rappresentate in larga parte dall’avvocato Corrado Canafoglia: «Non ci aspettavamo un ulteriore blocco di questo processo. E’ una situazione singolare, il magistrato ha già espresso il suo ‘essere fuori’ da questa questione. Non c’era nessuna possibilità che potesse avere influenza di qualsiasi tipo su questo procedimento. Per alcuni reati c’è il rischio prescrizione. Ci costringono ad agire anche in sede civile. Ma aspetteremo tutto il tempo necessario per avere giustizia». Altre parti civili sono rappresentate dall’avvocato Roberto Paradisi: Le sentenze di rispettano sempre, ma gli alluvionati hanno avuto il primo danno nel 2014, ora ne hanno subito un altro. Sono indignate, perchè sono stati persi sei anni. All’epoca dei fatti, quel magistrato non era neanche residente in quell’abitazione e ha dichiarato di non voler entrare nel procedimento in alcun modo». Tra gli imputati, oltre a Mangialardi, ci sono il suo predecessore Luana Angeloni, Flavio Brunaccioni, comandante della polizia locale, Massimo Sbriscia (Provincia di Ancona), Mario Smargiasso (Autorità di Bacino), l’ingegnere Alessandro Mancinelli (consulente del Comune), Gianni Roccato (Area Tecnica Territorio e Ambiente del Comune) e Libero Principi (Regione Marche).

(servizio aggiornato alle 16,50)

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