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Dpcm e circoli chiusi, il sindaco Ubertini
scrive al premier Giuseppe Conte

BELVEDERE OSTRENSE - La lettera che sollecita un dietrofront sul provvedimento è stata inviata anche al ministro Roberto Speranza e al governatore delle Marche Francesco Acquaroli. «Il provvedimento penalizza particolarmente i piccoli Comuni» spiega la prima cittadina

Sara Ubertini

 

 

«La chiusura dei circoli è un provvedimento che penalizza soprattutto i piccoli comuni». E’ la premessa con la quale il sindaco di Belvedere Ostrense, l’avvocato Sara Ubertini, ha inviato una lettera al presidente del consiglio  dei ministri Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza chiedendo di rivedere la decisione adottata con l’ultimo Dpcm del 3 dicembre scorso. La missiva è stata inviata anche al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. «I circoli presenti nel territorio comunale si trovano in difficoltà economica nella normalità e l’unica ragione che spinge i gestori a tenere aperta l’attività è esclusivamente quella di vedere il sorriso di un belvederese nel sorseggiare un caffè o nello scambiare un’opinione, una battuta ed una chiacchiera con un altro concittadino -ha scritto il sindaco Ubertini- Tutti noi siamo consapevoli che il periodo storico che stiamo attraversando è forse uno dei più difficili del dopoguerra, in considerazione dell’emergenza sanitaria conseguente al Covid-19 e del disagio socio-economico che detta pandemia ha provocato e provocherà nei prossimi mesi (forse anni) e che la gestione di siffatta emergenza è cosa per nulla facile, assolutamente ardua e difficoltosa».

«Trovo però – prosegue il sindaco di Belvedere Ostrense – che il provvedimento adottato dal Governo penalizzi in maniera particolare le nostre piccole realtà ed allora ho ritenuto giusto farmi portavoce del nostro disagio, chiedendo ai destinatari della mia missiva quale sia la differenza tra un circolo del Comune di Belvedere Ostrense che fa circa 2.000 abitanti ed in cui di fatto gli avventori sono quasi tutti tesserati e quindi facilmente individuabili (anche perché, oltretutto, ci conosciamo tutti per nome e cognome), ed un bar di un centro e/o di una città più grande, in cui transitano migliaia di persone, peraltro in larga misura sconosciute». In conclusione della lettera, il sindaco sottolinea che «è facile chiedere agli italiani di resistere; più difficile fornire loro le ragioni e le motivazioni per una resilienza, soprattutto se poi il peso del sacrificio non viene suddiviso in parti uguali. Ed io credo che questo sia il compito della politica vera, quella che riconduce ai valori della “polis” e che, come teorizzata da Platone, deve essere un organismo educativo collettivo nei confronti del singolo, finalizzato al bene comune».

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