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Disabilità, un progetto per insegnare
ai ragazzi a vivere da soli

FALCONARA - Il piano è stato finanziato con fondi ministeriali che hanno permesso di affittare un appartamento a Castelferretti, dove ogni fine settimana, divisi in piccoli gruppi che si alternano, i ragazzi sperimentano alcuni giorni di cohousing
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Stefano Galeazzi e Chiara Casali della cooperativa Vivere Verde con i pc destinati ai ragazzi

 

Hanno conquistato l’autonomia grazie ai loro coetanei e agli educatori: insieme fanno la spesa, preparano i pasti, programmano il tempo libero. Ora alcuni si preparano a estendere l’esperienza di vivere da soli. E’ il risultato del progetto ‘Vita indipendente’ predisposto dall’Ambito territoriale sociale 12 e rivolto a 15 ragazzi disabili residenti in uno dei sette Comuni di riferimento: Falconara, Agugliano, Camerata Picena, Chiaravalle, Monte San Vito, Montemarciano e Polverigi. Il progetto è portato avanti in collaborazione con l’Agenzia per la Vita Indipendente, l’Unità multidisciplinare età evolutiva (Umea) dell’Asur, i servizi sociali dei Comuni dell’Ambito 12 e la cooperativa Vivere Verde. Il progetto è stato finanziato con fondi ministeriali, che hanno permesso tra l’altro di affittare un appartamento a Castelferretti, dove ogni fine settimana, divisi in piccoli gruppi che si alternano, i ragazzi sperimentano alcuni giorni di cohousing in un percorso verso l’indipendenza dalla famiglia d’origine. L’esperienza di coabitazione è stata avviata a gennaio 2020 e il traguardo del primo anno di attività è stato festeggiato nei giorni scorsi con una videoconferenza, cui hanno partecipato il sindaco Stefania Signorini in qualità di presidente del comitato dei sindaci dell’Ats 12, la coordinatrice dell’Ambito Barbara Giacconi insieme a Lucia Lofiego, referente amministrativa del progetto, Stefano Galeazzi, presidente della cooperativa Vivere Verde che gestisce il progetto, insieme a Chiara Casali, che ne è responsabile, i rappresentanti dell’Agenzia Vita Indipendente Roberto Frullini e Angelo Larocca, intervenuti insieme allo psicologo Silvio Mancini e all’educatrice Isabella Lanari, oltre a Gabriella Giunta, assistente sociale dell’Umee. Tutti hanno sottolineato come il successo del progetto sia da attribuire alla grande sinergia tra i soggetti che partecipano alla sua realizzazione e alla voglia di indipendenza dei ragazzi, che nonostante le restrizioni dovute alla pandemia si sono tenuti in contatto anche quando non c’è stata la possibilità di vedersi. La coabitazione, come già visto, era partita a gennaio dell’anno scorso, ma il mese successivo era stata sospesa a causa delle restrizioni anticontagio. Durante il periodo di sospensione i ragazzi hanno comunque mantenuto regolari contatti tra loro e con i referenti dei progetti tramite videochiamate prima e uscite in ambienti esterni durante l’estate. Da ottobre i partecipanti sono tornati a convivere e si sottopongono a tampone prima di entrare nell’appartamento, dove restano dal venerdì alla domenica sera. Ora alcuni progettano di estendere il weekend al giovedì, altri si sentono già pronti per un’esperienza di vita indipendente che copra l’intera settimana, sempre grazie al supporto di professionisti di riferimento (assistenti sociali, educatori, psicologi). Ogni ragazzo ha un proprio progetto personalizzato, in base al quale organizzare l’assistenza, ma la forza di ‘Vita indipendente’ è affrontare le sfide insieme: grazie al gruppo e al sostegno degli esperti i partecipanti hanno compiuto un enorme percorso di crescita, hanno scoperto che ce la possono fare anche al di fuori della famiglia d’origine Per festeggiare il primo anno di partecipazione ai ragazzi sono stati regalati pc portatili da utilizzare durante i giorni di cohousing: uno strumento per il tempo libero, ma anche per sbrigare incombenze quotidiane e per tenersi in contatto con gli altri gruppi di coabitazione.

L’Ats 12 è stato uno dei cinque Ambiti in tutta la regione ad aver usufruito dei fondi ministeriali ‘Vita indipendente’ ed è l’unico a sperimentare tuttora un’esperienza di cohousing che riguarda un così alto numero partecipanti, tanto da rappresentare un modello non solo a livello regionale.

 

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