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È morto Pierino, zio di Michele Scarponi:
«L’ha seguito quasi in ogni gara»

FILOTTRANO - Si è spento ieri all'età di 81 anni. Era malato e il suo stato di salute si è aggravato dopo il contagio del Covid 19. «E’ stata una persona importantissima per lui per tanti motivi, primo fra tutti la sua grande passione per il ciclismo» racconta Marco, il fratello del campione scomparso nel 2017

Pierino Scarponi

 

 

«Zio Pierino ha chiuso gli occhi per sempre. Ho pensato molto a lui negli ultimi mesi, da tempo era inchiodato a letto e non riusciva forse più a capire, o forse noi non capivamo più lui. Ha avuto sempre accanto una moglie fortissima e due figli unici, ha vissuto nell’amore, ma ha sofferto parecchio, povero zio, ed ora questa dannata situazione non ci permetterà nemmeno di salutarlo come tutti avremmo voluto. Zio Pierino è stata una persona importantissima per Michele per tanti motivi, primo fra tutti la sua grande passione per il ciclismo. Forse, inconsapevolmente, è stato proprio lui a farlo innamorare della bicicletta da corsa.». E’ Marco Scarponi, fratello minore di Michele, indimenticata ‘Aquila di Filottrano’ scomparso nel 2017, a ricordare con un lungo post sui social media questa figura determinante nel percorso di vita e professionale del campione di ciclismo. Pierino Scarponi, aveva 81 anni, malato da tempo ha visto aggravare il suo stato di salute dopo essere risultato positivo al Covid 19 ed è deceduto a casa ieri a Filottrano, 16 marzo, lasciando nel dolore la moglie Iva e i figli Daniele, Daniela ed i parenti. Non sono stati ancora fissati i funerali, organizzati dalle onoranze funebri San Michele.

«Molti anni fa Daniele, suo figlio, ci invitò a andare nel suo garage perché doveva mostrarci un tesoro.- ricorda ancora Marco Scarponi – Era estate, era di pomeriggio presto e i nonni facevano la siesta mentre i nostri genitori lavoravano. Il momento ideale per una sacrosanta e stralibera avventura. Il garage di zio Pierino era per noi una sorta di Eden, soprattutto per gli oggetti della pesca della festa di Storaco che zio Franco, il fratello, custodiva in un angolo, per le casse di lattine di chinotto e per tutti i giochi di Daniele e i poster dei motocilisti. Daniele ci disse che suo padre aveva appena preso una bicicletta da corsa, ma non una bici qualsiasi, ma la bicicletta per eccellenza, la Bianchi, quella di Fausto Coppi. Quando aprì la porta del garage ci condusse silenziosamente fino al muro dall’altra parte dell’ingresso, non dovevamo fare rumore i grandi potevano sentirci, e lì appoggiata alla parete c’era lei, la Bianchi di zio Pierino, regale, di quel celeste che vuol dire trionfo, prima della classe, preziosa come un tesoro, unica. Restammo incantati: nessuno di noi aveva mai visto una bicicletta da corsa così da vicino…. Mi chiedo ora che cosa quel giorno abbia visto Michele in quella bicicletta, nella tua bicicletta zio. Qualche mese dopo Michele ricevette una Bianchi da nostro padre per la prima comunione e incominciò a correre, ma la prima bicicletta fu la tua Bianchi zio, che non si poteva toccare e alimentava i sogni di noi bambini restando ferma al buio di un garage».

Pierino Scarponi è stato anche il padrino alla cresima di Michele, «l’ha seguito quasi in ogni gara fin da subito, – aggiunge parole toccanti e di gratitudine al suo racconto, Marco Scarponi- faceva parte di quei tifosi di ciclismo che fanno le corse quasi come i ciclisti stessi, perché senza di loro le corse non hanno quella magia. Facevano parte del percorso, erano essenziali come la campana, la lunga attesa e i su e giù degli ultimi chilometri a cercare cappellini e borracce. Sarebbe arrivato in capo al mondo per Michele. Ciao zio e grazie di tutto».

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