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Delocalizzazione Elica:
«La giunta non abdichi»
«Decisioni aziendali inaccettabili»

LAVORO - Le voci del capogruppo regionale dei democrat Mangialardi sugli esuberi annunciati dall'azienda: «Per una volta siamo noi a chiedere ai sovranisti di fare davvero i sovranisti, difendendo il lavoro e mettendo al riparo la nostra regione da ulteriori rischi di deindustrializzazione»; i sindacati: «Piano di ristrutturazione irricevibile»
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Maurizio Mangialardi, capogruppo PD

 

«Auspico che le preoccupazioni e i timori espressi con cinque righe di comunicato stampa dal presidente Acquaroli dopo l’annuncio di ben 400 esuberi da parte della dirigenza dell’Elica, abbiano un seguito immediato e concreto. Sicuramente è positiva la decisione di convocare un tavolo con l’azienda e le parti sociali, ma chiediamo alla giunta regionale di assumere un ruolo attivo, definendo bene e da subito gli obiettivi che intende perseguire. Perché deve essere chiaro, ogni iniziativa dovrà essere indirizzata alla difesa dei siti produttivi di Mergo e Cerreto d’Esi e alla salvaguardia dei livelli occupazionali». Così il capogruppo regionale del Partito Democratico sull’annuncio di 400 esuberi su 560 dipendenti negli stabilimenti di Mergo e Cerreto d’Esi di Elica Spa a seguito della decisione presa dall’azienda di delocalizzare in Polonia le linee produttive a maggiore standardizzazione. «Infatti – continua Mangialardi – si comprende chiaramente che la questione chiama la Regione Marche ha un ruolo politico da cui la giunta Acquaroli non può abdicare. Anzi, sono convinto che anche lo strettissimo legame politico tra l’ex senatore di Forza Italia e Cavaliere del Lavoro Francesco Casoli, a tutt’oggi presidente di Elica, e l’attuale giunta regionale, a partire dall’assessore all’Industria Mirco Carloni, che proprio di Casoli è stato assistente parlamentare, e dalla fabrianese Giorgia Latini, possa rappresentare un valore aggiunto per dare una soluzione positiva alla vertenza e restituire serenità a 400 famiglie. E ciò può avvenire solo con il ritiro del piano di delocalizzazione in Polonia delle linee produttive a maggiore standardizzazione. Insomma, se così si può dire, per una volta siamo noi a chiedere ai sovranisti di fare davvero i sovranisti, difendendo il lavoro e mettendo al riparo la nostra regione da ulteriori rischi di deindustrializzazione».

Il presidio a Cerreto

Il coro dei sindacati Cgil, Cisl e Uil: «Il Piano di ristrutturazione presentato il 31 marzo è qualcosa di irricevibile e inaccettabile da parte di un’azienda che per anni ha usufruito di costanti risorse pubbliche. Cgil, Cisl e Uil sostengono le RSU di Mergo e Cerrreto d’Esi e le rispettive categorie Fiom, Fim e Uilm, ponendosi senza incertezze al fianco dei lavoratori in questa situazione drammatica e nella lotta che attende la comunità tutta a difesa del territorio. Situazione ancor più grave se pensiamo alle ricadute che inevitabilmente colpiranno le aziende dell’indotto. Apprezzando tempestività e chiarezza di posizionamento dei Comuni più coinvolti, esprimiamo preoccupazione e allarme sempre più forti per questo ennesimo impoverimento delle aree interne verso le quali si sono sempre spese grandi parole a fronte di iniziative spot e di corto respiro. Ci aspettiamo che MISE e Regione Marche si attivino con rapidità ed efficacia, in una vertenza che si profila dura e difficile. Servirà capacità politica di governo reale, non la semplice “vicinanza”».

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