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Duemila firme contro il messaggio di Filisetti:
docenti, studenti e personale Ata
scrivono al presidente Mattarella

25 APRILE - Nel mirino le parole del direttore dell'Ufficio scolastico regionale. «Siamo molto preoccupati per le sue esternazioni. Chiediamo un intervento forte a tutela dell'educazione dei ragazzi»
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Marco Ugo Filisetti

 

Le firme di oltre duemila persone tra docenti, studenti e personale Ata per chiedere al presidente della Repubblica, al ministro dell’Istruzione e alla senatrice Liliana Segre, di intervenire dopo il messaggio del direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marco Ugo Filisetti, in occasione della festa del 25 aprile. Nel messaggio Filisetti avrebbe equiparato fascisti e partigiani. «Siamo molto preoccupati per ciò che le esternazioni del dirigente Filisetti possono causare sotto un profilo culturale e pedagogico, anche in considerazione del fatto che la lettera di cui dobbiamo purtroppo occuparci è la terza redatta da Filisetti ai limiti dell’alveo costituzionale in questo anno scolastico in cui, ora possiamo dirlo, è stato fatto da lui un uso sistematicamente distorto delle occasioni del calendario civile. Ricordiamo bene, andando a ritroso, le parole in occasione del 27 gennaio e quelle spese in occasione del 4 novembre, quando lo stesso dirigente rivolse ai giovani un testo la cui retorica militarista era ben evidente e preoccupava, tanto più in un’Italia in cui crescono fenomeni sociali di marca neofascista e neonazista. Evidentemente le reazioni di allora di tanti docenti, degli storici e delle storiche delle Marche e del ministro Azzolina non sono stati sufficienti a rendere consapevole Filisetti delle responsabilità connesse al ruolo educativo che egli ricopre. Questo ruolo vale per tutte le frasi che si pronunciano: non è possibile, infatti, ad una persona di cultura che voglia essere maestra dei giovani tentare comunicazioni ambigue o subdole. Scrivere, come in questo caso, concetti condivisibili per rendere digeribili concetti e posizioni anticostituzionali non si addice ad un educatore né ad una persona di cultura». Con questa premessa, i firmatari chiedono «un intervento forte e tempestivo a tutela dell’educazione dei giovani e del nostro lavoro». I firmatari aggiungono che chi lavora nella scuola ha il diritto «di avere dirigenti che credono nella Costituzione fin dal suo Principio I e che almeno conoscano il significato del termine amicizia come lo pensano Cicerone e Dante, distinguendolo bene da complicità: al di sotto di un certo livello di ignoranza e di pressappochismo, il ruolo dirigenziale nella scuola preoccupa».

 

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