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Discriminazioni e muri culturali,
dal Falconara Sport Day
un messaggio di parità e diritti

FALCONARA - Gli argomenti toccati nel corso della tavola rotonda di ieri al Centro Pergoli: dalla prima squadra femminile di calcio in Italia, nel 1933, alle ragazze di Herat, arrivate da pochi giorni in Italia dopo aver lasciato l'Afghanistan, passando per la multa commiata alle giocatrici norvegesi di beach handball, scese in campo non con il classico bikini. Domani l'evento clou per avvicinare i ragazzi alle discipline sportive
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L’incontro al Centro Pergoli

 

Gli allenamenti al mattino presto, lontano da occhi indiscreti. Un’attività quasi clandestina perché disdicevole per una donna in un parallelo tra l’Italia del 1933, della prima squadra di calcio femminile, e l’Afghanistan odierno delle calciatrici di Herat in fuga dai talebani per parlare di discriminazioni, di diritti negati, di disparità di trattamento nello sport come nella società. I riflettori su questi temi si sono accesi ieri pomeriggio al Centro Pergoli nel corso di “Donne e sport, tra discriminazione e parità”, tavola rotonda moderata dalla giornalista Federica Serfilippi alla quale hanno preso parte le stelle del calco a 5 cittadino, Erika Ferrara e Angelica Dibiase, e, collegata da Milano, la giornalista Federica Seneghini, autrice del libro “Giovinette, le calciatrici che sfidarono il Duce”. Nel corso dell’incontro, iniziato dopo i saluti istituzionali del Presidente del Consiglio Comunale, Luca Cappanera, è stata proiettata anche un’intervista realizzata dalla stessa Serfilippi ad Arianna Pomposelli, giocatrice del Verona e della Nazionale, lo scorso luglio a Falconara per Be Brave (“Siate coraggiose”) per promuovere il calcio a 5 fin dai primi calci. «Quando una bambina sceglie questa disciplina trova tante difficoltà e per questo deve essere coraggiosa – il messaggio della Pomposelli – c’è un errore di base nel ritenere che questo sport sia prettamente maschile. Si perdono tanti talenti per pregiudizi. Alle bambine direi di non preoccuparsi degli stereotipi e di fare quello che desiderano senza blocchi messi da altri. Dico alle bambine di essere coraggiose ma il messaggio vale anche per i genitori: qualsiasi sport vogliono fare figli e figlie, siano liberi di farlo». Un ottimo spunto di riflessione. «Ancora oggi le ragazze si sentono chiedere e sono costrette a spiegare il perché vogliono giocare a calcio e questo è indicativo dell’attualità della storia che ha raccontato in Giovinette» ha spiegato la Seneghini. Dalle giocatrici di Herat all’esperienza in Iran della Dibiase con la Nazionale («Noi ci potevamo cambiare mentre le nostre avversarie venivano al campo già pronte, con il velo e coperte fino ai polsi e alle caviglie. Inizialmente volevano mettere il velo anche a noi» ha raccontato il portiere) fino alle discriminazioni subite dalle giocatrici di beach handball norvegesi multate dalla Federazione europea per non aver indossato il bikini di ordinanza ma un più comodo pantaloncino nel match contro la Spagna. «Un’assurdità – ha riassunto la Ferrara – perché le atlete dovrebbero vestirsi per stare più comode nel loro sport. Non solo l’handball ma anche molte giocatrici di beach volley hanno rifiutato divise succinte. Quello che è più assurdo è che poi queste regole le fanno le Federazioni». Il messaggio finale: raggiungere gli stessi diritti e le stesse possibilità degli uomini, a prescindere dallo sport, in una crescita culturale di tutta la società. L’incontro del Pergoli ha sancito l’apertura del Falconara Sport Day 2021, proseguito questa mattina con lo stage del Città di Falconara per ragazze nate tra il 2003 e il 2005. Domani, domenica 5 settembre, si entra nel vivo con le altre 15 società sportive e le prove gratuite delle varie discipline.

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