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Strage di Corinaldo:
pene più severe per i sei dello spray,
riconosciuta l’associazione a delinquere

IN AULA - La sentenza della Corte d'Assise d'Appello dopo cinque ore di camera di consiglio: come chiesto dalla procura generale sono state aggravate le condanne degli imputati, accusati di aver scatenato con l'utilizzo della sostanza al peperoncino il fuggi fuggi che l'8 dicembre del 2018 aveva scatenato il caos alla Lanterna Azzurra, provocando sei morti e duecento feriti. Confermati i reati di omicidio preterintenzionale, furto, rapina e lesioni personali
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I sei della banda dello spray

di Federica Serfilippi

Strage della Lanterna Azzurra: condanne più severe per i componenti della banda dello spray, accusata di aver creato scompiglio la notte dell’8 dicembre 2018, a Corinaldo, propagando all’interno del locale lo spray al peperoncino, utilizzato – dice la procura – per facilitare scippi e rapine.

Le operazioni di soccorso fuori dalla Lanterna

E’ stato riconosciuto dalla Corte d’Assise d’Appello il reato di associazione a delinquere, come chiesto dalla procura generale. La sentenza è stata emessa nel pomeriggio dopo circa cinque ore di camera di consiglio. Nello specifico, ecco le pene, considerando il rito abbreviato: Ugo Di Puorto è stato condannato a 12 anni 6 mesi 20 giorni, Raffaele Mormone a  12 anni 5 mesi 20 giorni, Andrea Cavallari a 11 anni e 10 mesi, Moez Akari a 11 anni e 6 mesi, Souhaib Haddada a 11 anni e 3 mesi, Badr Amouiyah a 10 anni e 9 mesi. Si tratta di aggravamenti di pene comprese tra uno e quattro mesi. Confermati i reati già riconosciuti in primo grado: omicidio preterintenzionale, vari episodi di furti e rapine e lesioni personali. Mormone è stato assolto da due capi d’imputazione relativi ad altrettanti furti, Di Puorto da uno. Quella notte infernale c’erano stati sei morti (cinque minori e una mamma di 39 anni) e circa 200 feriti, tutti alla ricerca di una via di fuga per l’aria irrespirabile.

Lanterna Azzurra

In primo grado il reato associativo non era stato riconosciuto dal gup, motivo per cui la procura aveva fatto appello. Il ricorso era stato anche presentato dalle difese per rideterminare le pene. Hanno sempre sostenuto l’insussistenza dei presupposti per contestare l’omicidio preterintenzionale e l’associazione a delinquere. La calca, per le difese, non sarebbe stata causata dalla propagazione dello spray. A determinare i morti sarebbero state le mancanze a livello di sicurezza del locale e la precarietà della struttura. Nel corso del secondo grado, tre imputati (sono tutti della Bassa Modenese e in carcere per i fatti di Corinaldo dall’agosto del 2019) hanno reso dichiarazioni spontanee: «Con i morti di Corinaldo non c’entriamo» hanno detto in coro. Oggi erano collegati all’aula in streaming, dai rispettivi penitenziari. Le parti civili sono i familiari delle vittime, alcuni feriti e la Regione Marche. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni. Poi, rimane la carta della Corte di Cassazione. In primo grado il tribunale sta affrontando il procedimento che prende in considerazione il filone della sicurezza e dei permessi del locale. In nove stanno procedendo con il rito abbreviato, altrettanti con l’ordinario.

(servizio aggiornato alle 20)

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