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Dissesto Banca Marche, la Corte d’Appello:
«Camiciola non è stato calunniato»

QUERELLE - Il legale aveva fatto una causa civile contro la Fondazione Carima e l'ex presidente Franco Gazzani in seguito ad una denuncia per diffamazione. Ricorso respinto, dovrà risarcire le spese legali
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L’avvocato Massimo Camiciola

 

«Il dissesto di Banca Marche dovuto alla gestione irregolare della concessione di finanziamenti creditizi da parte dei rispettivi funzionari», la Corte d’appello di Ancona ricostruisce così, in base ai documenti presentati nel corso di un procedimento che nasce da una richiesta risarcitoria per una presunta calunnia legata ad una denuncia per diffamazione (respinta) la questione del crac dell’istituto (il processo ai vertici di Bm è in corso al tribunale di Ancona). La vicenda da cui nasce la ricostruzione dei giudici dorici riguarda una causa che l’avvocato Massimo Camiciola, portorecanatese, aveva fatto, in sede civile al tribunale di Macerata, contro Franco Gazzani e la Fondazione Carima (di cui all’epoca dei fatti oggetto del procedimento era presidente).

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L’avvocato Dino Gazzani

In sostanza Camiciola aveva ipotizzato in una intervista che Gazzani e la Fondazione avessero avuto un ruolo nel dissesto di Banca Marche. Camiciola era stato denunciato per diffamazione (reato poi prescritto). Lui a quel punto ha intentato una causa civile ritenendo calunniosa la denuncia. I legali di Gazzani e Fondazione, gli avvocati Dino Gazzani e Gabriele Cofanelli, hanno sostenuto che la ricostruzione che dava Camiciola non solo non si reggeva su prove ma viene smentita dai documenti presentati dai legali. Il tribunale Civile di Macerata aveva dato torto a Camiciola e lo aveva condannato al pagamento delle spese legali sostenute da Gazzani e Fondazione.

L’avvocato ha fatto ricorso e si è finiti in Appello. I giudici dorici hanno respinto il ricorso del legale, condannandolo a rifondere le spese di lite a Gazzani e Fondazione.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

Nella sentenza la Corte d’Appello scrive: «Dalla disamina dei documenti si evince che, a seguito degli interventi svolti dagli organi deputati alla vigilanza sul sistema bancario e finanziario (Banca  d’Italia e Consob), in adozione della procedura stabilita dalla legislazione nazionale ed europea in materia, le cause della crisi e successivo “default” di Banca Marche sono state individuate nella gestione irregolare della concessione di finanziamenti creditizi da parte dei rispettivi funzionari; ragione per la quale deve senz’altro ritenersi insussistente l’intenzione di muovere l’accusa di diffamazione nei confronti di Camiciola nella consapevolezza di saperlo innocente, proprio perché la querela sporta da Gazzani ha tratto origine da una narrazione dei fatti allo stesso ascritti, siccome riportata sia nel ricorso  cautelare che nell’articolo giornalistico, dal medesimo conosciuta come contraria alla realtà e, pertanto, impossibile da qualificare come calunniosa nei riguardi del soggetto querelato».

(Gian. Gin.)

 

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