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‘Autista soccorritore’:
«Una figura per l’emergenza-urgenza
da ottenere quanto prima»

ANCONA - Il tema è stato al centro dell'assemblea regionale dei soci Co.E.S. Marche. Il presidente nazionale, Daniele Orletti, ha sottolineato l'importanza del riconoscimento riguardante il profilo professionale. Simona Lupini, vice presidente Commissione Sanità Regione Marche: «I rischi che corrono sono tantissimi e le cronache ce lo hanno purtroppo dimostrato in questi giorni»
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Il direttivo regionale Co.E.S. Marche

‘Autista soccorritore’: una qualifica fondamentale per garantire la sicurezza di chi conduce un mezzo di soccorso, accompagnando l’équipe che vi è a bordo nonché lo stesso paziente che viene trasportato d’urgenza all’ospedale, in condizioni più o meno critiche.
E’ questa la tematica ripresa nella serata di ieri in occasione dell’assemblea regionale dei soci del Co.E.S. Marche, l’Associazione Conducenti Emergenza Sanitaria.

Da sinistra a destra: Andrea Andreucci, Nicolò Di Raimondo, Daniele Orletti, Simona Lupini, Stefano Marconi

«Abbiamo riscontrato una importante partecipazione da parte dei soci, e un’attenzione particolare alla tematica degli Autisti Soccorritori» spiega il presidente regionale, Stefano Marconi. Una figura professionale che non è ancora riconosciuta a livello legislativo e per la quale si ha una necessità urgente di crearla, per molteplici motivazioni. «Siamo alla guida dei mezzi di emergenza sanitaria – dice Daniele Orletti, Autista Soccorritore e Presidente Nazionale Co.E.S. Italia -. A bordo di tutti questi mezzi, c’è sempre l’autista soccorritore. Quello che cerchiamo di fare noi, come associazione di categoria, è quello di ottenere il riconoscimento del profilo professionale perché all’interno del sistema di emergenza: che vede medici, infermieri e autisti soccorritori, noi non abbiamo una disciplina a livello nazionale che ci riconosce, per la funzione di autista dei mezzi di emergenza e per il fatto che facciamo anche soccorso alle persone. Il nostro intervento – spiega – non si limita alla sola guida del mezzo ma è anche la partecipazione all’operazione di soccorso. Abbiamo l’onere e l’onore di collaborare anche con il personale sanitario a bordo dei mezzi medicalizzati e infermieristici. Quindi – aggiunge – quello che cerchiamo di ottenere come categoria, da 25 anni a questa parte, è una normativa nazionale e un percorso di formazione univoco per tutti, poiché dall’altra parte abbiamo tante responsabilità che derivano dal nostro lavoro, che non sono giuridicamente coperte ma, soprattutto, non abbiamo una formazione

Un’automedica in servizio (Archivio)

adeguata a quello che oggi il sistema ci richiede. Siamo formati – conclude – ma non tutti alla stessa maniera: nelle Marche si fa in un modo, in Umbria in un altro, in Sicilia diversamente e così via. Lo standard che il sistema ha, è dunque difforme. Questo porta a delle ricadute sulla qualità del servizio».
I tempi sono infatti cambiati. La regolamentazione è dunque fondamentale e vedrebbe, su suggerimento del Co.E.S. Italia, una «formazione dalle 400 alle 500 ore uguale per tutti, con un percorso di tirocinio e un esame finale; con tutti i tempi che richiede questa operazione». Non essendoci un titolo abilitante, attualmente un autista diventa tale a seguito di un concorso pubblico al quale può partecipare se con 5 anni di esperienza lavorativa.
Vicina alla categoria e sensibile alla tematica è Simona Lupini, Vice Presidente commissione Sanità Regione Marche. «Sicuramente – spiega – la Regione ha dimostrato grande attenzione, votando all’unanimità la mozione che mi vede prima firmataria ormai un anno fa. Oggi al centro di ogni dibattito emergenza-urgenza, ecco che quando si affronta questo argomento, si parla anche di autisti soccorritori. E’ indubbiamente un primo risultato – prosegue – che dà dignità e riconosce il lavoro di queste persone che vanno sostenute. Il problema – prosegue – è l’iter legislativo a livello nazionale che ancora deve vederne il riconoscimento a livello giuridico. I rischi che corrono gli autisti soccorritori sono tantissimi e le cronache ce lo hanno dimostrato

intervento della Lupini

L’intervento della Lupini

purtroppo anche in questi giorni. La mozione è alla massima attenzione del consiglio regionale».
Per Andrea Andreucci, presidente nazionale Siiet (Società italiana infermieri Emergenza Territoriale) anche lui presente all’assemblea, quella del riconoscere la figura dell’autista soccorritore è «Una coalizione che va avanti con un obiettivo comune: quello di portare questo giusto riconoscimento alla figura dell’autista soccorritore, unica figura in tutti i mezzi di soccorso: mezzi a leadership medica, leadership infermieristica e con volontari. Una figura dunque veramente trasversale e il riconoscimento va dato».
L’autista soccorritore è infatti un professionista che ha la responsabilità della sicurezza di tutta l’équipe sanitaria e del paziente. E’ un ruolo chiave che va valorizzato. «Da qualche anno – riprende – abbiamo fortunatamente iniziato ad avere un dialogo, andando verso il concetto di équipe. E’ necessario parlare sempre di équipe fin dalla formazione, in modo tale che non ci si approcci al paziente, al cittadino, in maniera stagna, riferita al singolo professionista, ma congiunta. Tutti insieme, dunque, fornendo la miglior risposta alla richiesta di soccorso». L’autista soccorritore, cosa poco nota ai non addetti ai lavori, ha due competenze: «quella della guida, che concerne la sicurezza dell’équipe; e in più è un soccorritore. Ha dunque quel valore

Un’automedica impegnata in un soccorso (Archivio)

aggiunto di saper mettere in pratica tutte quelle manovre salvavita e di collaborare con l’équipe sanitaria per portare a casa il miglior risultato possibile».
Sì, perché le responsabilità dell’autista soccorritore sono molteplici e istituire la figura del professionista darebbe una maggiore garanzia a tutti. ‘Guidare’ un mezzo di soccorso non è solo ‘inserire la sirena e dare gas’, ma essere a conoscenza della patologia del paziente per affrontare una strada, ad esempio impervia, in una determinata maniera, per non arrecare ulteriori danni al ferito. E’ saper distribuire il carico considerando anche che si trasportano bombole di ossigeno e si deve viaggiare ad una determinata velocità tenendo occhi e orecchie aperte. Essere certi, infine, che quell’autista, anche soccorritore a tutti gli effetti, svolga esclusivamente quella professione e sia riconosciuto per tale. Tutto ciò, ovviamente va sottolineato, non toglierebbe assolutamente nulla al mondo del volontariato da dove tutti gli autisti sono partiti ma andrebbe solamente a tutelare il lavoro, la persona, il paziente e il settore sanitario.

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