Ancora un assalto dei lupi registrato ieri sera all’ora di cena a Santa Paolina Farm, la fattoria didattica di Osimo. Uno dei quattro cani da guardiania è stato ferito da un esemplare del branco mentre cercava di bloccare l’attacco. «Tutelare il lupo non vuol dire ritenere normale che in un giardino di un’abitazione illuminato, all’ora di cena, con le auto parcheggiate a 30 metri dall’ingresso di casa possa accadere una cosa del genere» fa osservare Alberto Maria Alessandrini Passarini, proprietario della tenuta di 5 ettari che ospita cervi, zebre, asini, mufloni, caprette e struzzi ma anche alpaca e cammelli. Le foto del cane da pascolo aggredito sono state postate sui social.
«La ferita è superficiale e per fortuna il nostro cane sta bene. – chiarisce – Ne abbiamo quattro di media e grossa taglia in totale. Nonostante questo, dall’inizio anno ci sono stati predati oltre 10 animali. Non discuto della possibilità che un cane da guardiania abbia degli “incontri” troppo ravvicinati con un lupo (purtroppo ci può stare, sono i rischi del mestiere) ma del fatto che ciò avvenga all’interno di un giardino illuminato».
I lupi si muovono persino per le vie di Osimo ma in questo angolo di campagna al confine con Montoro le sortite del predatore di specie protetta si sono intensificate negli ultimi mesi. Non è la prima volta che Alessandrini Passarini, anche in veste di consigliere comunale della Lega nella Sala Gialla, denuncia una situazione che sta diventando difficile e per certi versi insostenibile per tante attività agricole e di allevamento, consapevole dei divieti imposti dalla normativa nazionale e internazionale.
«Grazie all’apporto dei Paesi del nord Europa,,come Germania, Austria, Olanda, da sempre attenti alla tutela e salvaguardia dell’ambiente, pare che stia passando nel Parlamento Ue una risoluzione per declassare il lupo da specie particolarmente protetta a specie protetta. – fa sapere il proprietario di Santa Paolina Farm – A quel punto anche in Italia si potrebbe intervenire con una nuova normativa ma i tempi tecnici temo che non saranno brevi. Io credo che la gestione sarebbe semplicissima se si riuscisse a fare un censimento puntuale dei lupi, sull’esempio della Francia, e si stabilisse quanti esemplari è in grado di accogliere un territorio, stimando la soglia critica per evitare che la specie poi sia messa in pericolo. Tutti quelli in surplus si potrebbero eliminare. Se continuiamo ad aspettare, diventa concreto il rischio che si ripeta quello che è successo con i cinghiali: 10 anni fa ce n’erano 100-200mila ora sono diventati quasi 2 milioni nel nostro Paese e abbiamo capito che bisogna intervenire. Ma l’impatto emotivo di questo intervento è più forte quando si parla di 200mila esemplari o adesso? – si domanda Alessandrini Passarini – E così per i lupi: negli anni ‘50 del secolo scorso erano un centinaio in Italia, oggi ce ne solo più di 4mila, secondo i numeri ufficiali. Vogliamo aspettare che diventino molti di più? Poi potrebbero finire sotto le auto, portare malattie, creare ibridi nell’incrocio con i cani mettendo davvero in pericolo la loro specie».
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