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Salvaguardia del mosciolo selvatico:
operativo il tavolo di lavoro

ANCONA - Attraverso uno studio molto articolato si cercherà di chiarire le cause del suo declino e proporre eventuali misure di mitigazione per tutelare questa risorsa. Il sindaco Daniele Silvetti: «L'obiettivo è di valorizzare una nostra peculiarità, salvaguardandola e rendendola sempre più prospera». Francesco Regoli, direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente Univpm: «In campo una squadra che vuole mettere la migliore ricerca scientifica al servizio della comunità e dei cittadini». All’attivo già quattro incontri. A Maggio le prime valutazioni

Il mosciolo di Portonovo

Si è costituito, ed è già operativo, il tavolo di lavoro per la salvaguardia del mosciolo selvatico. A volerne la costituzione seguendo costantemente l’ordine dei lavori il sindaco Daniele Silvetti che ha convocato le prime riunioni interlocutorie fin dai primi giorni del suo mandato.
Come spiega il Comune, il gruppo di lavoro è costituito da rappresentanti della Regione Marche, dell’Università Politecnica delle Marche, dell’Istituto Irbim-Cnr, dell’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, dell’Amap, dell’Ast, dalla Capitaneria di Porto e Guardia Costiera, da Slow Food e da numerosi rappresentanti della pesca.
«Gli obiettivi – viene sottolineato – puntano dritti al recupero e alla gestione del mosciolo selvatico ed è la prima volta che un problema di tale complessità viene affrontato mettendo assieme attori con competenze e prospettive così diversificate ma riunite da un obiettivo comune. Attraverso uno studio molto articolato si cercherà di chiarire le cause del declino del mosciolo e proporre eventuali misure di mitigazione per tutelare questa risorsa».

«Il primo passo – prosegue – è stato quello di selezionare due aree di ricerca sperimentale presso il Passetto e Portonovo, dei veri e propri laboratori naturali in cui sarà possibile condurre le indagini, testare ipotesi e fare confronti. D’accordo con i pescatori, all’interno di queste aree, è stato identificato infatti un sito in cui i mitili non saranno raccolti per i prossimi 12 mesi, consentendo così ai ricercatori di comprendere quanto le attività di prelievo, piuttosto che le condizioni ambientali e i cambiamenti climatici, o la combinazione di questi fattori possano influenzare lo stato di salute, la riproduzione e il reclutamento dei moscioli».
Le attività sperimentali sono appena iniziate e gli Istituti scientifici metteranno a disposizione mezzi nautici, laboratori e personale specializzato per caratterizzare le condizioni ambientali dell’acqua e i parametri biologici degli organismi. «Si capirà come sono cambiati i livelli di nutrienti e la temperatura del mare, e quali sono gli effetti sul tasso di crescita, la riproduzione, la risposta allo stress negli adulti e nei giovanili, la resistenza delle larve, o l’impatto delle fioriture cicliche di alghe che producono biotossine. Sarà possibile valutare sperimentalmente l’importanza di aree non soggette a prelievo per verificare la pressione diretta delle attività di pesca sulla risorsa, ma anche il possibile ruolo di queste zone come potenziali bacini di reclutamento e di riproduzione con effetti positivi sulle aree marine circostanti. L’impegno proseguirà con la caratterizzazione socioeconomica delle attività di prelievo ed un’analisi approfondita della pressione esercitata dalla pesca commerciale e da quella ricreativa. Non mancherà nemmeno il coinvolgimento della cittadinanza che sarà parte attiva di questo processo attraverso progetti di comunicazione e sensibilizzazione mirati ad aumentare la consapevolezza sull’importanza da un punto di vista ambientale ma anche sociale e culturale del mosciolo».

La baia di Portonovo

L’integrazione dei risultati scientifici, economici e sociali, l’ampio coinvolgimento degli stakeholders, dell’Amministrazione e degli enti di ricerca si concluderà con la definizione di un modello di gestione che possa contribuire ad una maggior tutela e valorizzazione del mosciolo selvatico.
«Ho fortemente voluto questo tavolo di lavoro – afferma il sindaco, Daniele Silvetti – con l’obiettivo di valorizzare una nostra peculiarità, salvaguardandola e rendendola sempre più prospera. Un ‘elemento’ di caratterizzazione e riconoscibilità che contribuisce alla nostra reputazione turistica».
«Si tratta di un progetto che pone le basi per caratterizzare le minacce e individuare le soluzioni per proteggere una risorsa così importante – dice Francesco Regoli, direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente Univpm – con una squadra che vuole mettere la migliore ricerca scientifica al servizio della comunità e dei cittadini».

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