Corinaldo come Crans-Montana.
Il padre di Emma ospite di Vespa

SENIGALLIA - «Sono tragedie che non hanno niente di casuale ma una chiara responsabilità. Troppe persone non hanno fatto il loro dovere». Le parole di Fazio Fabini a Porta a Porta

La puntata di Porta a Porta su Rai 1

di Sabrina Marinelli

Le affinità tra Corinaldo e Crans-Montana analizzate a Porta a Porta con Fazio Fabini come ospite. Il padre di Emma, la 14enne vittima della Lanterna Azzurra, è intervenuto martedì sera era in collegamento con lo studio del programma televisivo. Nell’apprendere la notizia di una nuova strage di giovani ha pensato: «ecco ci risiamo, di nuovo, e purtroppo anche in questo caso l’esperienza passata non ha insegnato niente. Continuano a esserci decine, forse centinaia, di locali in Italia e in Europa che non rispettano le norme sulla sicurezza e ciò ogni volta provoca tragedie di questo tipo. Quello che è ancora più disarmante è il fatto che in queste tragedie siano coinvolti sempre ragazzi molto giovani».

Fazio Fabini, il padre di Emma

Nessuna fatalità per il padre di Emma, certo che a Corinaldo come a Crans-Montana si poteva evitare. Si doveva evitare. «Sono tragedie che non hanno niente di casuale ma una chiara responsabilità – ha detto -, ci sono tante, troppe persone che non hanno compiuto il loro dovere. A Corinaldo hanno autorizzato l’apertura di un locale che non aveva le caratteristiche perché, a differenza di quello che è successo a Crans-Montana, dove non sono stati fatti i controlli negli ultimi cinque anni, a Corinaldo era stato controllato appena un anno prima da una commissione, che svolge unicamente il compito di controllare la sicurezza prima dell’apertura, di controllare l’uscita di sicurezza e il rispetto di tutte le norme.

La testimonianza di Fazio Fabini

A Corinaldo (la Lanterna Azzurra) non aveva quasi niente di regolare, era addirittura ancora un magazzino agricolo, non aveva avuto mai l’agibilità ma andava avanti attraverso permessi temporanei per anni, finché nel 2016 e nel 2017 è stata chiusa poi riaperta dopo la visita di una commissione».

Il conduttore Bruno Vespa ha tracciato poi un bilancio giudiziario sulla strage costata la vita a Emma Fabini, Mattia Orlandi, Benedetta Vitali, Asia Nasoni, Daniele Pongetti ed Eleonora Girolimini.

Bruno Vespa con Fazio Fabini in collegamento

«In questa vicenda ci sono tre livelli di responsabilità. La banda del peperoncino: sette ragazzi condannati a pene variabili tra i 10 e i 12 anni; i proprietari e degli addetti alla sicurezza hanno avuto condanne da 3 a 5 anni, che non sono pene enormi per quello che è successo, e poi appunto i componenti della commissione pubblico spettacolo, cioè quelli che dovevano in qualche modo garantire i controlli che, evidentemente, non c’erano stati se una balaustra ha ceduto al primo impatto. Per loro il processo è ancora in fase dibattimentale, in appello. Sono passati sette anni ormai – ha concluso il giornalista e scrittore – e speriamo che venga chiuso presto questo doloroso circuito di giustizia in modo che anche voi sappiate definitivamente di chi sono le responsabilità e che cosa, chi è colpevole, deve pagare».

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