In occasione della Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare, Diego Ciarloni, presidente di Foodbusters odv, lancia un atto d’accusa durissimo verso le istituzioni: il contrasto allo spreco in Italia è ostaggio di un’inerzia sistemica che preferisce scaricare i costi sul volontariato gratuito piuttosto che riconoscere il valore professionale e ambientale del recupero. «Il sistema si è rotto perché, in fondo, sta bene così com’è a chi lo governa – esordisce una nota a firma di Ciarloni – Oggi il cibo buono finisce per valere meno dell’immondizia. La gestione dei rifiuti è un sistema industriale finanziato e strutturato; il salvataggio del cibo, invece, è delegato al sacrificio permanente di volontari che usano i propri mezzi e i propri garage come magazzini. Finché il recupero sarà trattato come un ‘favore marginale’ e non come un lavoro sociale professionale, non ci sarà mai una vera economia circolare».
L’Odissea logistica: 9 anni senza una sede Foodbusters Odv è la prova vivente di questo paradosso. Nonostante esista dal 2017 grazie a una rete concreta di virtuosi — sposi e aziende che scelgono di non sprecare — l’associazione non dispone ancora di una sede stabile. «Abbiamo impiegato 16 mesi di burocrazia solo per ottenere l’uso limitato (1,5 ore a settimana circa) di un auditorium, uno spazio inadatto per gestire eccedenze alimentari – denuncia Ciarloni – Senza una sede reale è impossibile coinvolgere i giovani o attivare il Servizio Civile. È l’ipocrisia di un Paese che celebra la sostenibilità a parole, ma ne nega le infrastrutture minime nei fatti». Solo da qualche anno, dopo un percorso burocratico sfibrante, l’associazione ha ottenuto un furgone elettrico in comodato d’uso dal Comune di Falconara, ma l’operatività resta affidata all’eroismo dei singoli. Lo spreco è il “co-carburante” ad esempio del Ciclone Harry. Il presidente sottolinea la corresponsabilità ambientale: «Buttare cibo non è un peccato veniale, è un crimine climatico. La gestione sconsiderata del cibo genera il 10% delle emissioni globali di CO2. Questo inquinamento è il ‘carburante’ che scalda i mari e carica fenomeni devastanti come il Ciclone Harry. I 2 miliardi di euro di danni subiti dal Sud Italia nel gennaio 2026 sono il conto che l’ambiente ci presenta per la nostra inefficienza. In un’Italia in ‘bancarotta idrica’, sprecare cibo significa gettare acqua dolce ed energia che non abbiamo più».
Le App “antispreco” e l’illusione del risparmio Foodbusters mette in guardia contro la mercificazione dello spreco: «Le app antispreco non recuperano cibo: lo vendono. Trasformano l’eccedenza in profitto residuo per l’esercente, mescolando spesso prodotti avanzati con altri preparati ad hoc. Il messaggio è devastante: «il cibo resta merce, mai bene comune da redistribuire gratuitamente a chi ne ha bisogno». Mense scolastiche: dove si butta il 30% del cibo Un attacco frontale viene rivolto al sistema educativo: “Veniamo invitati nelle scuole a parlare di ambiente, ma nelle mense scolastiche si butta ancora il 30% del cibo preparato (il 17% dai piatti e il 13% intatto). Non esiste alcun caso in cui, dopo i nostri incontri, le istituzioni abbiano attivato un recupero strutturale. Parlare di ambiente ai giovani senza dare l’esempio pratico nelle proprie mense è pura retorica che offende le nuove generazioni.”
Le proposte di Foodbusters odv per il 2026 Per uscire dalla marginalità, l’associazione chiede: professionalizzazione del Recupero: Il recupero deve diventare un servizio professionale remunerato, finanziato da una quota fissa del gettito Tari; sedi operative obbligatorie: Obbligo per i Comuni di fornire spazi stabili e idonei alle odv per garantire vita associativa e Servizio Civile. obbligo di cessione per la Gdo aziende alimentari agricole ecc: Trasformare la donazione in obbligo, eliminando il greenwashing del rifiuto e le frodi alimentari. «Il cibo non è un rifiuto in attesa di diventarlo. O costruiamo un sistema che lo rispetta, oppure continueremo a sprecarlo insieme al nostro futuro».
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