Dibattito in aula sulle guardie mediche:
l’assessore rassicura, ma il nodo resta

CONSIGLIO REGIONALE - In aula regionale si discute il destino dei presidi sanitari. L'amministrazione smentisce i tagli, puntando invece al rafforzamento della rete territoriale mediante la futura riorganizzazione delle strutture di soccorso

di Gino Bove

Nessun piano di tagli o riduzioni per le guardie mediche sul territorio marchigiano. Questo è il messaggio fermo lanciato dall’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro durante la seduta del consiglio regionale. L’esponente di giunta ha voluto sgomberare il campo da ogni dubbio: «Non c’è nessun disegno per ridurre le guardie mediche, razionalizzare o ottimizzare».  Calcinaro ha garantito che, nonostante le difficoltà riscontrate in alcuni specifici contesti (il sabato e la domenica pomeriggio in modo particolare nel fermano e nel fanese), la volontà politica rimane quella di mantenere il servizio, considerandolo un punto fermo imprescindibile per la sicurezza dei cittadini.

Paolo Calcinaro

La questione è stata sollevata dalla consigliera Marta Ruggeri (M5S), che ha riportato le preoccupazioni sollevate già lo scorso febbraio dagli operatori del settore riguardo alla carenza di organico. Secondo la consigliera, i rischi per la continuità assistenziale sono reali, specialmente nelle aree interne e montane. Ruggeri ha chiesto chiarezza su una possibile soppressione di diverse postazioni, che passerebbero da 93 a 60. Calcinaro ha replicato spiegando che il futuro della continuità assistenziale dovrà necessariamente integrarsi con il nuovo assetto delle case di comunità: «Dovremo un attimo capire come intersecare le funzioni della continuità assistenziale con quelle che speriamo possano essere gli interventi sui bisogni non differibili fatti dai medici di medicina generale». L’assessore ha assicurato che l’amministrazione sta già lavorando per potenziare la rete di emergenza-urgenza, sottolineando che «laddove possibile, laddove c’è l’effettiva esigenza, andremo invece a fortificare la rete delle potes (Postazione Territoriale di Soccorso)».

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