In 22 rischiano il processo per l’alluvione.
La decisione del Gup rinviata a settembre
di Sabrina Marinelli
Chiesto il processo per i 22 accusati, a vario titolo, di aver avuto responsabilità nell’alluvione che il 15 settembre 2022 ha devastato la vallata Misa e Nevola, con danni fino a Senigallia, provocando 13 vittime.
Proprio a seguito della formale richiesta di rinvio a giudizio, depositata dal Pm, sono diventati a tutti gli effetti imputati. Tra i reati più gravi contestati dalla procura aquiliana figurano la cooperazione in inondazione colposa, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose gravi.
Precise responsabilità vengono delineate dall’impianto accusatorio, in merito alla gestione del reticolo idrografico e alle carenze strutturali delle opere pubbliche. Per la Regione Marche le contestazioni sono state rivolte ai dirigenti Mario Pompei, Nardo Goffi, Stefania Tibaldi, Stefano Stefoni e alla responsabile del Genio Civile Marche Nord Lucia Taffetani.
Per le omesse manutenzioni sono chiamati a rispondere anche i funzionari della Provincia di Ancona, Massimo Baldinelli, Massimo Sbriscia e Paolo Sandroni. Accuse anche per il Consorzio di Bonifica delle Marche. In particolare per il presidente, all’epoca dei fatti, Claudio Netti, i dirigenti Antonella Valenti, Michele Tromboni, Marco Del Prete, Paride Prussiani e Susanna Marcantognini oltre a Michele Maiani, amministratore della controllata Bonifica Marche Service srl.
Un capitolo a parte riguarda i ponti, considerati ostacoli al deflusso delle acque. Per la ricostruzione di Ponte 2 Giugno a Senigallia, ribattezzato Ponte Angeli dell’8 dicembre 2018, che ha generato un effetto diga: rischiano il processo il progettista e direttore dei lavori Saqer Nafez, il collaudatore Giorgio Giorgi, l’addetto alla verifica Alessandro Apolloni e i Rup Stefano Stefoni per la Regione e Cristiano Aliberti per il Consorzio.
A Serra de’ Conti, invece, sotto inchiesta per le mancate manutenzioni al Ponte Cone troviamo i tecnici comunali Luca Pistelli, Chiara Marcelletti e Marco Plebani.
Oggi in aula, presso il Tribunale dell’Aquila, i legali degli imputati hanno puntato sulla nullità dell’atto d’imputazione, invocando l’assoluta imprevedibilità della calamità naturale, richiedendo per tutti il non luogo a procedere. Il Gup si è riservato di decidere nella prossima udienza, fissata per il 23 settembre.
Le oltre 250 parti civili si sono schierate compatte al fianco del pubblico ministero, nell’invocare il processo per tutti.
«Non c’è eccezionalità che tenga di fronte a un ponte costruito con parapetti chiusi praticamente dentro l’argine, all’interno, e non sopra, il franco idraulico, sul quale si sono accumulati i detriti che hanno amplificato il rigurgito e il sormonto – l’intervento dell’avvocato Simeone Sardella, legale di un gruppo di alluvionati senigalliesi sul Ponte 2 Giugno che, quanto alla prevedibilità, aggiunge -. La storia di Senigallia è una storia di alluvioni e i tempi di ritorno sono statistici. Io stesso, nel sollecitare la realizzazione rapidissima delle vasche d’espansione con un interpellanza, quando sono stato consigliere comunale, avevo definito il Misa una pistola carica puntata alla tempia dei senigalliesi. Un evento insomma ampiamente prevedibile, e per questo evitabile».
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