Festival della Storia di Ancona,
l’ottava edizione guarda già al 2028:
«Un tassello verso Capitale della Cultura»

L'INTERVENTO dell'assessore Marta Paraventi sul tema "Follie": dai grandi incontri alla Mole Vanvitelliana fino al focus sui linguaggi e sui temi al femminile

di Marta Paraventi, Assessore alla Cultura del Comune di Ancona

Il Festival della Storia è ormai uno degli appuntamenti che qualificano stabilmente la proposta culturale di Ancona e il Comune crede fermamente nel valore di questa manifestazione, riconosciuta tra le più autorevoli come punteggio dal Bando Cultura 2026, per qualità, l’originalità e la solidità della sua programmazione.

Questa ottava edizione ci accompagna inoltre verso un traguardo particolarmente significativo: nel 2028, proprio nell’anno di Ancona Capitale Italiana della Cultura, il Festival festeggerà i suoi dieci anni. È una coincidenza che ci piace molto, perché racconta bene il percorso che vogliamo costruire: arrivare al 2028 facendo crescere e valorizzando quelle esperienze culturali che in questi anni hanno costruito qualità, pubblico e identità.

Il tema scelto quest’anno, “Follie”, è particolarmente affascinante perché permette di attraversare la storia da prospettive molto diverse: politica, società, psiche, teatro, letteratura, sport, musica, storia antica e naturalmente arte. Un modo per interrogarsi su quel confine, sempre mutevole, tra ciò che in un’epoca viene considerato ragionevole e ciò che viene invece percepito come eccesso, devianza, provocazione o autentica follia.

Da storica dell’arte mi fa particolarmente piacere segnalare due appuntamenti. Il primo, “Capricci e bizzarrie: arte e follia nelle Vite di Giorgio Vasari”, ci porta dentro la cultura artistica del Cinquecento e dentro quella costruzione dell’identità dell’artista che Vasari ha contribuito in maniera decisiva a consegnarci. Il secondo, “La potenza delle immagini. Dalla ninfa alla menade”, consente di riflettere attraverso le immagini sulla menade, figura emblematica dell’ebbrezza, dell’eccesso, del movimento, di una femminilità che rompe gli argini della misura.

Marta Paraventi

Ed è molto interessante anche la forte presenza di sguardi e temi femminili: dalla follia al femminile nella Roma antica alla storia della medicalizzazione delle donne, fino alla figura straordinaria di Anita Garibaldi. È un elemento che dialoga molto bene anche con altri progetti che stiamo sviluppando nella programmazione culturale della città.

Mi piace inoltre che il Festival continui a intrecciarsi profondamente con Ancona e con la sua storia. Penso alla presenza di Lucia Mascino, al racconto del “pazzo volo” di Lauro De Bosis, alla valorizzazione della dimensione napoleonica della città.

Infine c’è la Mole Vanvitelliana. Per quattro pomeriggi la Corte della Mole e la Sala Vanvitelli diventano luoghi di incontro, ascolto e confronto. È esattamente la funzione che vogliamo dare sempre più alla Mole: non soltanto uno spazio nel quale ospitare eventi, ma un vero polo culturale della città, capace di accogliere durante l’anno festival, mostre, incontri e comunità diverse.

E voglio sottolineare in particolare il valore della Sala Vanvitelli, spazio a gestione comunale per 365 giorni l’anno, che intendiamo valorizzare sempre di più come luogo espositivo, culturale e di relazione. Lo abbiamo visto con La Punta della Lingua, con Adriatico Mediterraneo e con molte altre manifestazioni.

Questa ottava edizione, dunque, non è soltanto un altro Festival della Storia: è un altro tassello del percorso attraverso il quale Ancona sta costruendo, anno dopo anno, la propria identità culturale verso il 2028.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

X