Piscina delle Saline, danni per 600mila euro:
la perizia del Ctu ripartisce le colpe
tra Uisp, gestore e Comune

SENIGALLIA - L'ingegnere Gaetano Mirto: «Non si sarebbero verificati i vizi/difetti riscontrati, laddove la manutenzione ordinaria e straordinaria fosse stata eseguita con continuità e rispetto delle pattuizioni assunte dalle parti»

La piscina delle Saline in via dei Gerani

di Sabrina Marinelli

La carenza di manutenzione nella piscina della Saline ha determinato il deteriorandosi progressivo dell’impianto fino ai crolli negli spogliatoi.

L’ultimo, di novembre 2024, ha portato alla chiusura con l’avvio di un contenzioso, da parte del gestore, in sede civile. Le cause sono state determinate dalla perizia del Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dal Tribunale di Ancona.

Una relazione dettagliata che fotografa la situazione attuale, ripartendo le colpe tra quanti si sono avvicendati nella gestione e nella tutela del complesso dal 2005 a oggi. Il quadro economico delineato dal perito, l’ingegnere Gaetano Mirto, rispecchia la gravità del degrado strutturale in cui versa il complesso sportivo: un danno quantificato in 592.535,88 euro. Una somma imponente nata dall’incuria delle coperture, delle guaine impermeabilizzanti e delle lattonerie che proteggono il fabbricato di palestra, spogliatoi e centrali termiche. Sul futuro dell’immobile spiega che «senza eseguire gli interventi la situazione peggiorerà sempre più con possibile/probabile estensione delle aree della copertura del blocco ove presenti gli spogliatoi, la palestra, la centrale termica e nel quale sono avvenuti i crolli con aggravio dei costi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria».

il danno nella piscina delle Saline

Scongiurato il pericolo di demolizione dell’impianto di via dei Gerani, paventato in passato, ci sono comunque spese ingenti da sostenere per poterlo riaprire. Il perito rileva come l’ultimo gestore non abbia dato seguito a tutti gli impregni previsti dal contratto. Nel documento si legge infatti che «non ha eseguito i controlli/verifiche e i relativi conseguenti lavori necessari, spettanti, alle componenti edili/architettoniche/strutturali, responsabili dei principali vizi/difetti riscontrati». Inoltre, la relazione puntualizza che, a fronte di importanti interventi di manutenzione straordinaria concordati: «i lavori pari a 698mila euro avrebbero dovuto essere eseguiti entro 24 mesi dalla consegna del centro […], ovvero avrebbero dovuto essere realizzate entro il 16/02/2025».

Dall’esame dei documenti contabili inviati dalle parti, il professionista ha accertato che «sono state eseguite meramente manutenzioni ordinarie, ascrivibili principalmente alla gestione e controllo delle acque della piscina ed altre manutenzioni sempre ordinarie, mentre non risulta eseguita nessuna o quasi nessuna manutenzione relativa alle parti che già presentavano i vizi/difetti al momento del verbale di consegna». D’altra parte, lo stesso consulente d’ufficio riconosce come la ditta Saline SC si sia trovata a gestire un impianto che presentava criticità pregresse, che l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto sanare a monte.

Lo spogliatoio della piscina

Proprio per questa ragione, la conclusione a cui giunge la perizia è che la situazione di degrado sia il frutto di un’assenza prolungata e stratificata di interventi nel corso dei decenni. Il perito afferma infatti che «non si sarebbero verificati i vizi/difetti riscontrati […] laddove la manutenzione ordinaria e straordinaria fosse stata eseguita con continuità e rispetto delle pattuizioni assunte dalle parti, vale a dire quelle eventualmente stabilite tra la Uisp e Comune nel periodo 2005-2017, poi dal solo Comune di Senigallia dal 2017 al 2021 e dall’attuale ricorrente dal 2021 ai primi mesi del 2026».

Questa visione d’insieme ha portato il consulente del Tribunale a stilare una ripartizione percentuale dei torti e delle responsabilità: il 45% viene attribuito alla Uisp per la gestione storica dal 2005 al 2017, il 35% alla ditta Saline SC Senigallia Ssd srl per le omissioni sulle manutenzioni edili di sua competenza durante la recente gestione, e il restante 20% viene addebitato al Comune di Senigallia per non aver consegnato la struttura priva di vizi iniziali e per difetto di vigilanza. Nessuna responsabilità invece per i professionisti incaricati a suo tempo della progettazione, direzione lavori e collaudo.

La piscina Le Saline di Senigallia

Quindi per l’80% la colpa è dei gestori e per il restante 20% del Comune.

Che succede adesso? L’Amministrazione comunale sta predisponendo una variazione di bilancio che approderà in Consiglio, probabilmente già nella seduta del 17 settembre, per reperire la somma necessaria a riaprire la piscina. Intanto i soldi li anticipa l’ente, in attesa di sapere se il giudice confermerà le responsabilità individuate dal Ctu.

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