Calendario e pause scolastiche:
«Stop più brevi e omogenei».
Confronto in Regione sui tempi di studio
di Gino Bove
Il tema dei ritmi scolastici torna al centro del dibattito politico marchigiano. La compressione delle pause didattiche durante i mesi invernali e primaverili mal si concilia con i moderni modelli di apprendimento riconosciuti dalla comunità scientifica e pedagogica: è a partire da questa considerazione che il consigliere Andrea Nobili (Alleanza Verdi e Sinistra) ha espresso forti perplessità in aula sulla programmazione del calendario scolastico per l’anno 2026/2027. Secondo l’esponente di opposizione, l’organizzazione dei tempi della scuola non può essere considerata una semplice pratica burocratica o un mero adempimento sui giorni minimi di lezione, ma rappresenta un fattore determinante per l’equilibrio psicofisico degli alunni e per l’organizzazione della vita familiare.
A difendere le scelte dell’esecutivo regionale è intervenuto il vicepresidente regionale Enrico Rossi, nonché assessore con delega all’istruzione, che ha rivendicato il percorso partecipato. Rossi ha evidenziato come lo schema sia stato concordato con province, Uncem, Usr delle Marche e organizzazioni sindacali, garantendo 203 giorni effettivi di lezione (ben oltre la soglia minima di 200 prevista a livello nazionale). «È stato adottato un modello decisionale orizzontale che evita soluzioni uniformi e valorizza l’autonomia delle singole scuole, che possono individuare fino a tre giornate di sospensione e il recupero del Santo Patrono», ha spiegato l’assessore, aggiungendo che festività come il 2 novembre non sono inserite nei calendari di quasi nessuna regione limitrofa.
Nel suo controintervento, tuttavia, Nobili ha sollecitato l’esecutivo ad andare oltre i vincoli normativi e a superare la logica del confronto conservativo con i territori vicini. «Magari qualche volta potremmo provare nel nostro territorio a volare un po’ più alto e ad avere quello scarto che ci consenta di essere noi un punto di riferimento per le altre regioni», ha sottolineato il consigliere. L’invito rivolto alla Giunta è quello di guardare ai modelli europei, dove pause più brevi ma distribuite in modo omogeneo lungo tutto l’anno aiutano a sostenere l’attenzione e a prevenire lo stress negli studenti. Nonostante le diverse visioni sui ritmi didattici, il confronto ha aperto uno spiraglio per il futuro: la Giunta ha confermato la disponibilità a valutare nuove soluzioni all’interno di un tavolo istituzionale allargato.
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