Tre mesi di attesa prima dello stipendio:
la denuncia delle insegnanti appena assunte

SCUOLA - Entrate di ruolo il 1° settembre, le docenti vedranno i primi stipendi e gli arretrati solo a fine novembre a causa dei ritardi

di Sabrina Marinelli

Quasi tre mesi di lavoro senza stipendio prima di vedere un euro: è l’assurda vicenda che riguarda due insegnanti neoassunte, entrate in servizio lo scorso 1° settembre — rispettivamente in una scuola primaria di Senigallia e in una di Chiaravalle. 

Il traguardo della stabilizzazione, agognato dopo anni trascorsi tra supplenze e contratti a tempo determinato, si è scontrato con la lentezza della burocrazia. Con l’arrivo di ottobre, infatti, sui conti correnti delle due docenti non risultava alcun accredito, lasciandole prive di retribuzione per il primo mese di lavoro e senza ricevere spiegazioni da parte degli enti preposti, subito contattati. Davanti a un muro di silenzio istituzionale, non trovando risposte, si sono affidate a un legale per fare chiarezza sui ritardi.

Hanno ottenuto finalmente un riscontro dalla Ragioneria territoriale dello Stato di Ancona, l’ufficio del Ministero dell’Economia e delle Finanze che sovrintende ai ruoli statali, in questi termini: «La scrivente non ha competenza in merito alle tempistiche della procedura; tuttavia, si può ragionevolmente ipotizzare che lo stipendio e i relativi arretrati vengano corrisposti con l’emissione del mese di novembre».

Tenendo conto che lo stipendio per il personale scolastico viene emesso solitamente il 23 del mese stesso, la prima data utile per ricevere le spettanze slitterà quindi a fine novembre. Nella pratica, dal momento in cui hanno varcato la soglia della scuola per prendere servizio, fino all’effettivo accredito della busta paga, trascorreranno quasi tre mesi senza percepire un singolo euro.

«È inammissibile che chi vince un concorso e prende servizio regolarmente il primo settembre debba lavorare per quasi tre mesi prima di vedere riconosciuto il proprio lavoro. – lamentano le due maestre – Non si tratta di una svista o di un caso isolato, ma di una prassi farraginosa che coinvolge tantissime neo-immesse in ruolo in tutta Italia. Vogliamo che la nostra voce serva a far accendere i riflettori su un meccanismo burocratico penalizzante, che mortifica la dignità dei lavoratori della scuola».

Dietro a questo blocco economico si cela un iter procedurale complesso: non appena avviene la presa di servizio, la segreteria dell’istituto scolastico provvede a caricare il contratto digitale sulla piattaforma ministeriale. Viene poi preso in carico dalla Ragioneria territoriale per i controlli di competenza e per lo sblocco della posizione contabile, un passaggio obbligato per ottenere il via libera definitivo sul portale NoiPa. Nel momento in cui anche un solo passaggio subisce rallentamenti o non rispetta le strette scadenze mensili, l’emissione della retribuzione salta automaticamente, facendo slittare tutto al mese successivo.

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