Minacce e colpi di cacciavite alla moglie:
maxi condanna al marito violento
«Concezione proprietaria della donna»

Foto d’archivio
Minacce, schiaffi e quattro colpi di cacciavite alla schiena: 58enne tunisino condannato a sette anni e otto mesi di reclusione. Doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia e tentato omicidio. Parte offesa, la moglie 45enne, anche lei tunisina, ferita il 17 novembre del 2019 con un cacciavite della lunghezza di 18 centimetri al termine dell’ennesima lite domestica. Il verdetto del collegio penale è stato emesso nelle scorse settimane, ma le motivazioni sono state rese note di recente. Mettono in evidenza comportamenti dell’imputato nei confronti della moglie finalizzati «all’avvilimento della sua personalità». Il collegio parla di «ingiurie ripetute, minacce di stupro e di segregazione, violenze fisiche, tentativi di limitazione dell’autodeterminazione della moglie». Il 58enne sarebbe anche arrivato a chiedere la datore di lavoro della donna di licenziarla, in maniera tale da farla tornare a casa, per occuparsi delle faccende domestiche e dei suoi compiti familiari. «Condotte che denunciano, complessivamente riguardate, una concezione proprietaria della donna, per nulla rispettosa della sua essenza di persona umana». All’origine dei comportamenti vessatori compiuti dall’uomo, stando a quanto emerso, ci sarebbe stata la volontà della donna di cambiare vita: iniziare a lavorare in una pizzeria, troncare il matrimonio e persino tingersi i capelli. Modifiche che sarebbero state osteggiate dal 58enne, di religione musulmana, soprattutto negli ultimi tre mesi prima dell’episodio del tentato omicidio. Nel tempo, ha rilevato il collegio, ci sarebbero stati episodi di violenza fisica e morale, compiuti soprattutto tra le mura domestiche. Ci sarebbero state minacce di stupro e di morte, anche con l’utilizzo di un coltello: «Uccido te, i nostri figli e poi mi tolgo la vita»; «Ti taglio la testa». Vari litigi avrebbero anche riguardato l’abbigliamento delle figlie della coppia: «l’imputato ascriveva a un’educazione non consona ed eccessivamente permissiva al riguardo ricevuta dalla loro madre». Il giorno del contestato tentato omicidio 8era collassato un polmone) era stato lo stesso 58enne a chiamare i soccorsi, dicendo di aver ferito la moglie. Era stato portato a Montacuto per poi essere liberato. La donna era finita al pronto soccorso con 40 giorni di prognosi. La difesa, rappresentata dall’avvocato Paolo Sfrappini, ricorrerà in appello.
(fe.ser)
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