«Superbonus dal 110 al 90%,
va posto un freno alle modifiche
in corso d’opera»

ANCONA - L'allarme lanciato da Stefano Violoni, presidente di Ance Marche, dopo le nuove modifiche annunciate dal governo. «C’è il rischio concreto per le imprese di non risollevarsi e di non riuscire a rimodellare le proprie attività»

Stefano Violoni

 

 

Superbonus da 110% a 90%, per l’Ance si rischia il blocco totale. Cambiare repentinamente le regole in corso senza regime transitorio e sblocco della cessione dei crediti significa mettere a repentaglio migliaia di imprese e decine di migliaia di posti di lavoro. E’ il forte grido di allarme lanciato dal Consiglio generale dell’Associazione nazionale costruttori edili a seguito delle annunciate nuove modifiche alla disciplina dei bonus edilizi che secondo indiscrezioni sembrerebbero entrare in vigore in tempi strettissimi mettendo in grande difficoltà famiglie e imprese. «Impensabile cambiare le regole in corso ancora una volta e con effetto immediato, senza per giunta aver individuato una soluzione per sbloccare i crediti incagliati» spiega in una nota  la presidente Brancaccio interpretando la forte preoccupazione delle imprese intervenute numerose a Roma.

Secondo l’Ance senza un regime transitorio adeguato e una soluzione concreta per sbloccare i crediti incagliati, come quella individuata insieme all’Abi che prevede l’utilizzo degli F24, il superbonus si bloccherà per sempre. Con gravi ripercussioni sia economiche che in termini di transizione ecologica, dato che senza un piano di riqualificazione energetica degli edifici appare impensabile centrare gli obiettivi di risparmio energetico e di lotta ai cambiamenti climatici ribaditi anche recentemente dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, riunita a Sharm El Sheikh. «Insieme a tutta la filiera, ai sindacati e ai professionisti del settore chiediamo quindi subito un tavolo di confronto per definire un quadro di regole chiaro e stabile che consenta all’Italia di non arretrare nel percorso di crescita e di raggiungimento degli obiettivi di risparmio e di autonomia energetica che la maggioranza di Governo ha sempre dichiarato di voler perseguire».

«Riteniamo inaccettabile l’ennesimo dietrofront in un momento così critico per l’intera filiera dell’edilizia che opera nella riqualificazione, con il rischio concreto per le imprese di non risollevarsi e di non riuscire a rimodellare le proprie attività» aggiunge il presidente di Ance Marche Violoni. «È fondamentale operare attraverso un impianto normativo lineare e certo, pertanto, è indispensabile porre un freno alle infinite modifiche in corso d’opera che si sono susseguite a partire dal 16 giugno 2020 fino allo scorso 21 settembre. Le scosse che ci hanno “risvegliato” mercoledì mattina – prosegue – ci hanno ricordato l’elevata pericolosità sismica del territorio italiano e, in particolare, delle Marche. Al contempo disponiamo di un patrimonio edilizio vetusto e vulnerabile che necessita di manutenzione. L’incapacità di realizzare una visione programmatica per il futuro – conclude – ha portato, negli ultimi anni, ad adottare misure sempre emergenziali e non strutturate, il più delle volte incapaci di fornire risposte immediate e sostegni adeguati, con grandi dispendi per le casse dello stato».

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