Il capogruppo dell’UdC in Consiglio regionale, Luca Marconi, ha presentato un’interpellanza all’Assemblea Legislativa delle Marche per affrontare le criticità e programmare il potenziamento delle residenze protette per anziani non autosufficienti nella regione. «Cresce il disagio delle famiglie marchigiane – sottolinea Marconi – chiamate a gestire situazioni sempre più complesse legate alla non autosufficienza, in particolare nei casi di malattie croniche degenerative. Una condizione che troppo spesso finisce per compromettere anche la salute dei familiari coinvolti nell’assistenza».
Secondo i dati aggiornati ad agosto 2025, nelle Marche sono decine di migliaia gli anziani non autosufficienti o semi-autosufficienti. A fronte di 8.200 posti letto autorizzati, di cui 6.500 convenzionati, risultano attualmente 7.700 persone in lista d’attesa per l’ingresso in una residenza protetta.
La situazione appare particolarmente critica in alcuni distretti: a Jesi, Civitanova Marche e Macerata il numero dei richiedenti è pari o superiore al doppio dei posti disponibili. In altri territori, come Urbino, Senigallia, Fabriano, Camerino, Fermo, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno, la pressione risulta invece più contenuta.
«Questa forte disomogeneità territoriale – evidenzia Marconi – impone una revisione del Piano di fabbisogno regionale. È necessario aumentare i posti autorizzati nelle aree dove la domanda supera di gran lunga l’offerta, con particolare attenzione alle sezioni dedicate alle demenze, che richiedono risposte specialistiche adeguate».
L’interpellanza chiede alla Giunta regionale se intenda prevedere un incremento dei posti nelle residenze protette, soprattutto nei distretti con liste d’attesa pari o superiori al doppio dei posti disponibili, e se siano allo studio misure per reperire ulteriori risorse da destinare all’aumento del contributo regionale per i ricoverati.
«Va inoltre considerato – conclude Marconi – che il costo del ricovero in una residenza protetta non convenzionata risulta mediamente inferiore rispetto alla soluzione dell’assistenza familiare domiciliare. Potenziare l’offerta pubblica e convenzionata significa quindi sostenere concretamente le famiglie, garantendo al tempo stesso una risposta più equa ed efficiente su tutto il territorio regionale».
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