«Nuove Case di comunità:
strutture incomplete senza il personale.
Più medici, infermieri e servizi»

SANITÀ - Appello di Cisl Marche: «Ok all'accordo raggiunto dalle Ast con i medici di medicina generale, in linea con l'accordo di utilizzo per il personale medico convenzionato, per garantire la copertura dal lunedì al venerdì, ma tale impostazione deve essere ampliata e migliorata»

luca talevi

Luca Talevi

«Senza personale rischio strutture incomplete: servono più medici, infermieri e servizi integrati per dare risposte adeguate ai cittadini». L’appello è della Cisl regionale che pone l’attenzione sulle nuove Case di comunità finanziate con risorse Pnrr che «risultano operative ma ancora non complete nella dotazione dei servizi obbligatori previsti per l’assenza ancora di un adeguato numero di personale fondamentale per adempiere alla funzione principale per la quale sono state create: ovvero potenziamento della sanità territoriale per garantire maggior prossimità di accesso ai servizi e presa in carico del bisogno di salute, riduzione del flusso di accesso in proprio verso il Pronto soccorso (oltre 70% degli accessi al Ps sono codici bianchi e verdi) , e la miglior gestione della complessità degli interventi codificati dal sistema come emergenza e urgenza».

A intervenire sono il segretario generale aggiunto Cisl Fp Marche Alessandro Contadini, il segretario Cisl Marche Luca Talevi e la segretaria generale Cisl Medici Roberta Stopponi. «Le Case di Comunità – dicono – saranno veramente funzionali al sistema sanitario regionale solo se dotate di capitale umano dedicato e formato, con professionisti sanitari in grado di gestire il flusso degli utenti che cercano risposte e prestazioni sanitarie. Attualmente nelle Case di Comunità classificate come Hub, nei giorni prefestivi e festivi i servizi sono parziali e spesso la domenica risultano ancora non operative. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nel fine settimana, l’infermiere si ritrova infatti da solo, supportato dal medico della continuità assistenziale che comunque non sempre è operativo in struttura. È pertanto necessario incrementare il numero degli infermieri di famiglia e di comunità in tutte le aziende sanitarie territoriali, in una ottica di implementazione della dotazione organica. La nuova programmazione regionale per la formazione specifica, atta ad aumentare la dotazione di infermieri di comunità, che partirà dopo l’estate in ogni Ast, rappresenta in tal senso un investimento importante per dare concretezza a quanto necessario garantire quotidianamente».

Secondo i rappresentanti della Cisl regionale «tutte le case di comunità (hub e spoke) devono infatti assicurare: cure primarie, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici e di prenotazione, integrazione con i servizi sociali. Anche la presenza dei medici di medicina generale in queste strutture territoriali risulta ancora parziale con la copertura di qualche ora il mattino e il pomeriggio dal lunedì al venerdì nonostante le Case della Comunità denominate spoke e hub siano aperte tutti i giorni. Pur plaudendo l’accordo raggiunto dalle Ast con i medici di medicina generale aderenti, in linea con l’accordo di utilizzo per il personale medico convenzionato, per garantire la copertura dal lunedì al venerdì, risulta evidente che tale impostazione debba essere ampliata e migliorata. A tal fine si deve procedere alla implementazione di dirigenti sanitari dedicati esclusivamente a questa realtà, così da assicurare la presenza costante del medico in struttura, in sinergia funzionale con l’infermiere di famiglia».

Cisl ribadisce come sia «fondamentale strutturare meglio la presenza del medico nel fine settimana potenziando la funzione e la presenza del medico di continuità assistenziale, dove la carenza strutturale di risposta sanitaria nel territorio, induce l’utenza verso accessi impropri al Pronto Soccorso. L’infermiere non può essere lasciato solo a gestire le Case della Comunità per imperativi motivi medico-legali e per l’obbligo di salvaguardia della sicurezza e salute del paziente. Garantire la adeguata copertura medica significa evitare un pericoloso vuoto assistenziale che innescherebbe un improprio rimbalzo dei pazienti verso la rete ospedaliera per acuti e, successivamente, verso gli ospedali di comunità».

Per questi motivi Cisl Marche e Fp e Cisl Medici Marche, con l’obiettivo «di far funzionare pienamente le strutture edificate nei tempi previsti dal Pnrr, ritengono fondamentale un costante monitoraggio sia con la Regione che con le singole Ast dello stato della situazione dei servizi operanti all’interno delle Case della Comunità in ogni territorio con l’obiettivo di costruire concretamente una sanita più vicina ai cittadini, capillare e capace di garantire maggiore equità nell’accesso alle cure. La trasformazione dell’assistenza territoriale richiede non solo nuove strutture, ma modelli organizzativi capaci di renderle pienamente operative. Le case della comunità, con adeguato personale all’interno, sono il fulcro della sanità territoriale ove medici di medicina generale, infermieri, assistenti sociali, lavorano in equipe condividendo responsabilità, percorsi assistenziali ed obiettivi di salute per garantire una presa in carico veramente integrata delle persone».

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