Si chiude il monitoraggio
del nido di Caretta caretta:
liberata in mare anche la tartaruga Otta
di Sabrina Marinelli
Si è concluso nella giornata di ieri il periodo di monitoraggio e sorveglianza, avviato a fine agosto presso i Bagni 142 al Ciarnin di Senigallia, dove sono nate quindici tartarughe marine.
Un evento straordinario che ha fatto registrare il felice raggiungimento del mare per sei piccoli esemplari di Caretta caretta. Se per quest’anno i lavori sul campo sono conclusi, già si pensa alla prossima estate.
Alice Pari, direttrice della Fondazione Cetacea di Riccione, in che modo vi state organizzando? «L’obiettivo è quello di costituire fin da ora una rete capillare di volontari e appassionati che possano essere formati e preparati per intervenire tempestivamente sia nella gestione e sorveglianza dei nidi, sia nel soccorso degli esemplari in difficoltà».
Ieri avete vissuto un momento importante con la restituzione al mare di una tartaruga. Può essere in qualche modo collegata alle schiuse delle ultime settimane? «E’ stato un momento di grande emozione ma ci tengo a chiarire un dettaglio, perché attorno a questi eventi c’è giustamente tantissima attenzione: la tartaruga che abbiamo rilasciato al largo, molti ce l’hanno chiesto, non ha alcuna parentela con i piccolini, non c’è una correlazione».
Qual è la sua storia? «Otta è un esemplare giovane di circa due anni. Si era spiaggiata circa un mese fa a Marzocca. L’abbiamo imbarcata dal porto insieme alla Lega Navale per liberarla al largo in acque più sicure. A questo proposito vorrei rivolgere un ringraziamento davvero speciale, per il fondamentale recupero di Otta, al Cima Sub e in particolare al presidente Giancarlo Pinzi, che ci supporta da sempre con enorme disponibilità nelle nostre operazioni».
Che problemi presentava? «Otta è arrivata da noi estremamente debilitata e debole. La cosa particolare è che dagli approfonditi esami diagnostici che le abbiamo fatto — e sono stati davvero molti — non è emersa alcuna causa apparente o patologia specifica, né ferite visibili a occhio nudo. Purtroppo, non è stato un caso isolato: soprattutto nel mese di agosto abbiamo riscontrato diversi casi simili lungo la costa Adriatica».
Quale potrebbe essere la causa? «Ipotizziamo che possa essere in qualche modo correlato alle elevate temperature del mare e al cambiamento climatico, anche se, al momento, si tratta solo di una supposizione non ancora supportata da dati scientifici».
Qual è il bilancio degli esemplari recuperati a Senigallia? «In totale sono stati sei i piccoli tartarughini che hanno raggiunto il mare con successo. Con le verifiche effettuate ieri abbiamo dichiarato chiuse le attività di monitoraggio, poiché eravamo ben oltre i tempi limite indicati per eventuali successive emersioni dal sottofondo».
Potrebbe capitare di nuovo in futuro? «Si, certamente. Le Caretta caretta stanno risalendo il mare Adriatico a causa dei cambiamenti climatici. Depongono di notte anche in spiagge affollate, come è successo a Senigallia, perché con il buio appaiono deserte quindi per loro è un ambiente ideale».
Il nido, che poi non è stato individuato con esattezza, a quando risale? «Considerati i 50 giorni di incubazione pensiamo che le uova siano state deposte a giugno».
Non tutti i piccoli sono stati fortunati. Sbagliando direzione nove di loro sono stati ritrovati sul lungomare, schiacciati dalle auto. Come è stato possibile? «In natura seguono il riflesso della luna sul mare per orientarsi e raggiungerlo ma le luci della strada devono averle disorientate, portandole nella direzione opposta».
Con Senigallia, quindi, è solo un arrivederci? «Si, come dicevo prima. stiamo lavorando alla costituzione di un gruppo dedicato e strutturato che, fin dalla prossima estate, possa intervenire in maniera tempestiva sia sul monitoraggio dei nidi che sui recuperi degli animali in difficoltà».
I cittadini in che modo potranno aiutarvi? «Sull’onda emotiva e sul grande entusiasmo generato dal nido di quest’anno, invitiamo fin da ora tutti gli appassionati e i volenterosi a contattarci e a darci la propria disponibilità: intercettare queste energie già da oggi ci permetterà di organizzare la squadra e la formazione necessaria per farsi trovare pronti per la prossima stagione».
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