Scuola, l’arcivescovo Spina
ai giovani: «Non siamo numeri né algoritmi»

L’arcivescovo Angelo Spina

Un appello a mettere la persona al centro del percorso educativo, rifiutando la logica dei numeri e la pressione della competitività. In occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2026-2027, l’arcivescovo di Ancona-Osimo Angelo Spina ha diffuso una lettera indirizzata a studenti, docenti e famiglie del territorio per accompagnare il rientro in classe.

Nel suo intervento, monsignor Spina ha voluto rassicurare i giovani di fronte alle incertezze del presente: «Inizia un nuovo anno scolastico e vi immagino spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare». Richiamando poi il recente monito di Papa Leone agli atenei contro la frenesia delle prestazioni, il presule ha aggiunto che «la menzogna pervasiva di un sistema distorto riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia», ricordando come i ragazzi siano «un desiderio, non un algoritmo».

L’arcivescovo ha evidenziato le priorità dell’impegno educativo di fronte alle emergenze globali: «Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Lo studio, la ricerca, gli investimenti di tutte le risorse siano un radicale “sì” alla vita». Ampio spazio anche al tema ambientale, citando la Laudato si’: «Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Da allora è trascorso oltre un decennio e siamo chiamati a non mollare».

Infine, un richiamo diretto alla missione degli insegnanti all’interno delle aule: «Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni».

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