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Sagramola: “Lascio una Fabriano ferita,
ma non piegata”

INTERVISTA - Il sindaco uscente ha ricevuto dal Pd lo stop al secondo mandato. "Errori? Avrei potuto aumentare al massimo la tassazione per fare le manutenzioni, ho preferito di no". Il primo cittadino esclude la candidatura al Consiglio comunale e il ticket con Balducci
domenica 12 febbraio 2017 - Ore 12:04
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Giancarlo Sagramola, sindaco Fabriano

 

di Emanuele Garofalo

“Lascio una città ferita, ma non piegata. Lascio senza sbattere la porta, senza spaccare. Lo so, sembra strano, ma io la vivo così. A Giovanni faccio gli auguri, la sua è senz’altro una scelta più di cuore che di testa, perché oggi ci vuole coraggio per candidarsi a guidare una città con i problemi che ha Fabriano”. Giancarlo Sagramola ha ancora la fascia tricolore, ma non sarà il prossimo sindaco Pd (leggi l’articolo). Il partito ha deciso invece che il suo candidato sindaco alle prossime amministrative sarà Giovanni Balducci, l’attuale assessore al personale. “Io? Avevo capito che la mia candidatura non era sostenuta dal partito, e allora ho detto va bene, non ci sono problemi. Continuerò a fare politica nel Pd, anche senza un ruolo da amministratore”.

Per Sagramola dunque è il momento dei bilanci e del passaggio di testimone. Sindaco, quale eredità lascia dopo cinque anni?

Lascio dopo aver gestito con sacrificio tante crisi: il lavoro su tutte. Sono stato per mesi in strada con gli operai, una situazione esplosiva. Abbiamo affrontato 5 milioni di debiti che non dipendevano da noi, ma da tagli statali, eppure abbiamo mantenuto lo stato sociale, abbiamo mantenuto le risorse per la cultura. Abbiamo sviluppato progetti, come lo scoperchiamento del fiume Giano, i lavori al palazzo del Podestà. Siamo stati la città coordinatrice delle città creative dell’Unesco, ci hanno scelto nel mondo. E alla fine stiamo gestendo anche il terremoto. Lascio una città ferita, ma non piegata.

Ora tocca a Balducci.

E io lo sostengo, il partito ha scelto lui a maggioranza. Secondo loro interpreta meglio l’esigenza di ringiovanire la classe dirigente. Ora Giovanni potrà esprimere al meglio le sue potenzialità. Certo, passare da consigliere, assessore a fare il sindaco è completamente diverso. Ha accettato una sfida, dice di averlo fatto con il cuore, io penso che se lo avrebbe fatto con la testa difficilmente avrebbe potuto accettare.

Ci sarà posto per lei in questa campagna elettorale oppure al fianco di Balducci se sarà eletto?

No, non credo sia opportuno. Non mi candido per controllare qualcun altro, torno a fare politica come iscritto, come sono partito 19 anni fa, senza ruoli da amministratore.

Pensa di aver pagato la vicinanza con Spacca?

No, rimango amico di Letta e credo che quell’area ci sia ancora nel partito, un’area attenta alle imprese, al lavoro, all’Europa. Ho sempre dato un valore prima ai rapporti umani e della storia vissuta con Spacca non rinnego nulla, anche se sono rimasto nel Pd perché credo che il partito abbia ancora un contributo da dare al Paese e a Fabriano.

Un errore che non rifarebbe?

Forse avrei dovuto aumentare la tassazione al massimo, come hanno fatto altri Comuni, per fare le manutenzioni, dare alla gente ciò che voleva. Ma io ho cercato di lasciare soldi nelle tasche dei cittadini, sapendo di utilizzare risorse che non sono arrivate. Forse ho avuto una gestione troppo personalistica, autoritaria, non ho aiutato il Consiglio e il partito a capire i loro ruoli.

L’augurio a Balducci?

Di fare bene, di metterci passione, ti da guardare lontano e non solo al contingente. Nella speranza che riusciremo a costruirgli attorno una squadra solida e di trovare le risorse necessarie.

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