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Isa, tra Palumbo e Fiom è scontro

ANCONA - Stamattina il vertice in Regione. "Non abbiamo risposte sulle commesse. Palumbo non ha comprato un capannone, ma il lavoro di 101 famiglie" accusa il segretario dei metalmeccanici Giuseppe Ciarrocchi. "Abbiamo già fatto tanto, più del dovuto" la replica dell'imprenditore
venerdì 24 febbraio 2017 - Ore 20:37
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Giuseppe Palumbo, foto d’archivio

 

di Agnese Carnevali

Isa yachts, è scontro tra la nuova proprietà Palumbo ed i lavoratori. Stamattina, in Regione, tavoli separati con l’assessore al Lavoro Loretta Bravi che ha incontrato prima l’amministratore unico del gruppo partenopeo Giuseppe Palumbo, accompagnato dall’avvocato Maurizio Rumolo, legale della società, e il responsabile delle Relazioni Industriali per Confindustria Ancona, Paolo Centofanti. I sindacati tornano a contestare alla Palumbo il mancato rispetto degli accordi stretti la scorsa estate e che hanno portato alla rilevazione dello stabilimento di via Mattei da parte della società di Napoli, scongiurando il suo fallimento. Niente ferro in lavorazione, irrisoria la rotazione dei lavoratori in cassa integrazione, utilizzo delle ditte di subappalto, i principali nodi messi sul tavolo dalla Fiom. “I 50 operai rientrati in cantiere, e pagati dalla collettività, perché in cassa integrazione, vengono utilizzati per mansioni di manutenzione e pulizia dello stabilimento – spiega Giuseppe Ciarrocchi, segretario regionale Fiom – mentre per i lavori più specifici, ad esempio gli elettricisti vengono utilizzate le ditte di subappalto, una sessantina di lavoratori. La rotazione della cassa interessa solo una decina di persone. Qui non si tratta di scontro – aggiunge – qui si tratta di rispettare gli accordi che hanno portato la Palumbo a rilevare il cantiere e ad ottenere le banchine. Palumbo non ha acquistato solo i capannoni Isa vuoti, ma il cantiere con i suoi 101 lavoratori e le loro 101 famiglie. Ad otto mesi dall’acquisizione del cantiere non è stato realizzato nulla di quello che è scritto nell’accordo di quest’estate. Ferro nel cantiere non c’è e non abbiamo risposte concrete sulle commesse che Palumbo dice di aver in mano”.

Giuseppe Palumbo e Francesco Carbone, direttore generale divisione yachting del gruppo

L’amministratore unico del gruppo napoletano ha ribadito quanto già affermato durante la sua presentazione ufficiale alla città, alcune settimane fa, durante la quale aveva illustrato il piano industriale del cantiere dorico (leggi l’articolo). “Siamo molto amareggiati – commenta Giuseppe Palumbo – dalla condotta delle organizzazioni sindacali. Da parte nostra, riteniamo di aver già fatto tanto, più del dovuto, accollandoci il pagamento del Tfr e degli stipendi arretrati che i dipendenti avanzavano dalla vecchia società e offrendo un incentivo all’esodo di 30 mila euro per i lavoratori in esubero. Da sempre crediamo nel dialogo purché improntato sull’obiettività. In questo caso abbiamo la sensazione che i fatti vengano distorti da chi dovrebbe tutelare tutti i lavoratori e quindi anche i 50 reintegrati”.
Giuseppe Palumbo e l’avvocato Rumolo hanno ripercorso le tappe di quanto fatto e accaduto dal subentro del gruppo partenopeo nella gestione dello stabilimento di Ancona specializzato nel settore degli yachts di lusso.
Con l’acquisizione del cantiere, nel luglio scorso, sono stati sottoscritti numerosi accordi sindacali che prevedevano il rilancio del cantiere mediante la messa in produzione di due yacht e l’assorbimento nell’arco dell’anno di cinquanta lavoratori. Con l’impegno di assumere altre 10/20 unità nel caso di ingresso di una terza commessa sempre nel primo anno di attività. La società ha quindi avviato una delicata fase di start up, tenuto conto che il cantiere era fermo da circa un anno e mezzo e prossimo al fallimento totale. Grazie all’impegno personale della proprietà e agli investimenti man mano attuati il programma dei rientri ha in realtà bruciato le tappe, con 50 lavoratori (su 85 rimasti), reintegrati in soli quattro mesi. Il clima resta però acceso, con i sindacati che annunciano un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di via Mattei per mercoledì prossimo, 1 marzo.

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