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Alla Cittadella un ettaro di verde
senza padrone,
curato solo dai cinofili

ANCONA – L’incredibile abbandono di una grande area verde a ridosso di via Circonvallazione, diventata rifugio per senzatetto. Una associazione ne rivendica l’uso per gli amici a quattro zampe
sabato 25 Marzo 2017 - Ore 11:16
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L’area utilizzata dai padroni dei cani

 

di Giampaolo Milzi

(foto Giusy Marinelli)

Una ventina d’anni fa o forse più, fu realizzato in due parti, una adibita a campetto di calcio, l’altra ad area passeggiate e per giochi per bambini. Oggi, di questa vasta zona ancora verdeggiante, circondata da gradi e frondosi alberi, ai piedi della mura della Cittadella, non si conosce neanche il nome, ammesso che qualcuno l’abbia mai ufficialmente battezzata. Ma lo scandaloso paradosso è che si è persa perfino la memoria della sua esistenza, nemmeno si trattasse di uno di quegli ex siti ad uso commerciale dismessi e grigi in periferia, dalle parti della Baraccola. Invece siamo in cima al colle Astagno, nel cuore ecologico dello storico rione di Capodimonte. A quattro passi dal tratto di mura della plurisecolare Fortezza con parco interno (realizzata da Antonio San Gallo in Giovane a partire dal 1532) dove si apre l’ingresso che porta alla sede del Segretariato permanente dell’Iniziativa Adriatico-Ionica. Un’area pubblica, di proprietà comunale, come non senza difficoltà (su nostra richiesta) hanno accertato sulle mappe i funzionari dell’Ufficio Patrimonio municipale.
L’unica area – oltre al parchetto di San Costanzo che dà su via Santo Stefano – di tutta la fascia densa di vegetazione che circonda ad anello il Campo trincerato della Cittadella di cui il Comune, un tempo, si era preso davvero cura. Poi, via via, l’abbandono, il degrado, l’oblio.
Quasi un segreto, questa sorta di terra di nessuno, sebbene fortemente suggestiva e di grande valenza ambientale. Un segreto custodito dagli abitanti della zona, soprattutto del rione. Per accedervi si va su per via Torrioni, fino ad avvistare le scuole per l’infanzia “Garibaldi”. Lì bisogna svoltare quasi 360° a sinistra e percorrere in salita la strada segnata da una curva che porta al piazzale del Bastione dov’è è stato ristrutturato a cura della Regione Marche l’edificio dell’Iniziativa Adriatico-Ionica. Basta un po’ di curiosità, gettare lo sguardo sulla sinistra, ed ecco che si avvista una rete di recinzione, oltre la quale si staglia una delle due porte del campetto di calcio. La cancellata d’ingresso è sempre aperta, l’erbetta cresce indisturbata sul fondo dell’impianto sportivo. Procedendo oltre, bypassata la seconda porta dello spazio “football”, un altro sbarramento longitudinale di reti sgangherate e rattoppate alla buona, con un altro ingresso ed ulteriori cancelli, sempre aperti (giorno e notte) che immettono in quello che era nato come un parco vero e proprio.

Alcuni frequentatori del parco con i loro amici

Tra campo di calcio e parco, ci troviamo in una sorta di rettangolo ampio quasi un ettaro, tutto recintato, e dotato di un terzo ingresso, off limits ma solo in teoria, perché il lucchetto tra le inferriate è solo un orpello scassato.
Abbiamo compiuto tre sopralluoghi sul posto, in tarda mattinata, mai incontrata anima viva. Tranne in un’occasione, quando ci sono venuti incontro un uomo e una donna con dietro i loro due cani scodinzolanti. E così, attingendo anche alle loro parole, siamo riusciti a ricostruire la storia di questo pezzetto di Ancona sconosciuto. Che ci parla di abbandono istituzionale – non un cartello che indica la proprietà comunale del sito – ma anche di impegno stile “cittadinanza attiva”. Il fatto che questo territorio non sia in alcun modo custodito né controllato, spiega la sua doppia, forzata vocazione: rifugio per barboni, senza tetto, balordi e tossicodipendenti al calar delle ombre della sera; oasi di fatto per i cani e cagnolini con relativi padroni per il resto della giornata. Fino alla fine degli anni 90, inizio dei 2000, pare che il degrado toccasse punte proprio avvilenti: cartacce, rifiuti, copertoni usati di pneumatici, reti per letti, materassi, motorini semidistrutti, cumuli di rami secchi e rovi. Poi sono stati i cinofili, in qualche modo, ad adottare questo piccolo mondo a parte. “A forza di incontrarci qui, dal 2010, coi nostri compagni quattro zampe, abbiamo fatto amicizia e deciso di unire le forze per migliorare la situazione ambientale. – racconta la signora Carla Luciano (fino al 2015 residente in via Podesti) – Mi ricordo che era sindaco Gramillano, cinque anni fa circa ci incontrammo col presidente di Circoscrizione Foresi (attuale assessore, ndr,) e lui ci consigliò di fiondare un’associazione per ottenere l’uso gratuito dell’area”. Detto fatto, l’associazione nasce (pare si chiamasse “Amici di Beau”, dal nome di un piccolo di razza Beagle), con tanto di presidente, cinque soci e un’altra decina di accoliti. E in poche settimane, attingendo al “fai date – bricolage” e all’appassionato lavoro di cinofili, tutta l’area, in particolare l’abortito parco per bambini, torna ad essere decisamente più godibile. Chi può porta da casa sedie e poltrone, pezzi di reti, si fa una colletta per acquistare un tagliaerba, si realizza una postazione di ristoro tutta in legno, copertura compresa, con grande tavolo e sedie. Vengono rastrellati immondizie, decine di siringhe, pneumatici, “persino armadi e televisori vecchi e sconquassati, pezzi di lamiere e di materiale ondulato di plastica”, aggiunge la signora Carla. Il Comune firma la concessione d’uso gratuita del sito agli associati. E l’area diventa più pulita e vitale. Lo scivolo per bambini e l’impalcatura rimasta senza altalene rientrano nel “circuito ludico” per i cani, liberi e felici di scorazzare senza guinzaglio. Periodicamente vengono riparate reti e recinzioni, si stabiliscono e si rispettano delle regole, si provvede a quella manutenzione minima di cui, probabilmente, il Comune non si è mai curato. Si portano vasi e si realizza un giardinetto fiorito in un angolo particolarmente baciato dal sole. Su un cartello ci sono segnati i nomi di almeno 21 cani (tra cui Rino e Polet, i due della signora Carla), i più habituè coi loro proprietari di questa estemporanea “bau bau land”. Un terra benedetta, attualmente, per una cinquantina di persone e relativi amici più cari dell’uomo. Nessun cenno, nè sintomo, di qualsivoglia presenza istituzionale, soprattutto comunale. A Palazzo del Popolo pare si siano limitati a mettere una firma su un pezzo di carta, quella per la convenzione d’uso. Che all’Ufficio Verde del Comune si siano dimenticati di questa terra promessa ma non protetta? Probabile. Basta pensare che non c’è una fontanella dell’acqua (che fatica andare a riempire le bottiglie in piazza San Gallo e poi riportarle fin lassù…). Basta dare un’occhiata alla casetta che sorge in mezzo alla (di fatto) area cani. “E’ del Comune, ma non sappiamo a cosa servisse. – spiega Carla –Visto che era abbandonata, c’è chi ha deciso di autogestirla. Gente del nostro gruppo che l’ha riverniciata, ha riparato il tetto. E così è stata trasformata in deposito-ripostiglio per riporre gli attrezzi da giardinaggio e lavoro della comunità, le sedie e i tavoli che usiamo per le cene che qualche volta organizziamo qui all’aperto in primavera o d’estate. Prima quella casetta era per metà discarica, per metà ricovero di fortuna per senzatetto e drogati”.
Negli ultimi tempi, tuttavia, pare che la situazione sia peggiorata. Gli atti vandalici dei soliti ignoti sono in aumento. I buchi delle reti s’infittiscono. Rispuntano le siringhe tra le erbacce. Forse qualcuno dell’associazione si è trasferito in un altro quartiere, altri sono stanchi di “far da sé”. E’ dura tirare avanti abbandonati dalle istituzioni. Comunque, ancora, soprattutto di mattina e nel primo pomeriggio, l’idillio tra uomini e cani prosegue. Decine le persone che non rinunciano, ogni settimana, a divertirsi e rincorrersi col proprio Fido e socializzare. “Ma di sera, di notte, qui non osa avventurarsi nessuno – confessa la coppia che abbiamo incontrato all’inizio della nostra perlustrazione – E’ buio, nessuna illuminazione, è davvero terra di nessuno”.

Le firme lasciate dai padroni con i nomi dei rispettivi cani

 

L’appello dei cinofili di Capodimonte

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