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Intossicato dalle acque dell’Aspio,
terme condannate
a risarcire 18mila euro

ANCONA – Il medico 60enne anconetano avrebbe riportato danni permanenti all’udito e gastroenterite
martedì 28 Marzo 2017 - Ore 20:34
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Il tribunale

 

di Federica Serfilippi

Intossicato dalle acque termali dell’Aspio, scatta il risarcimento nei confronti di un medico anconetano di 60 anni. È la decisione presa pochi giorni fa dal giudice civile Manuela Mari che ha condannato la società Terme dell’Aspio s.r.l a risarcire nei confronti del professionista una somma di 18.600 per i danni permanenti (8-9%) patiti a seguito del trattamento da cui teoricamente avrebbe dovuto trarre beneficio per curare i disturbi gastrici di cui soffriva. Non solo questi aumentarono subito dopo le cure, ma dovettero anche fare largo ad un’altra patologia: la perdita progressiva dell’udito. L’uomo, assistito dall’avvocato Marco Manfredi, si era recato alla struttura di Camerano nel luglio 2005 per sottoporsi a una terapia idropinica. Con  modalità e tempistiche stabilite dalla struttura, il 60enne avrebbe dovuto bere determinate quantità d’acqua termale per alleviare disturbi di tipo gastrico. Poche ore dopo i primi bicchieri, il medico aveva iniziato a sentirsi male. Inizialmente era insorta una forte gastroenterite, poi la perdita dell’udito dell’orecchio sinistro. Disturbi che avevano costretto l’anconetano a rivolgersi a diverse strutture sanitarie. Solo i ricoveri, gli esami e le terapie prolungate gli hanno permesso di recuperare col tempo il deficit uditivo. I problemi gastrici, invece sono rimasti. L’agonia del professionista è finita in tribunale nel 2014. Dopo aver dato incarico ad un perito, che ha esaminato la documentazione clinica del 60enne e le analisi dei campioni liquidi termali prelevati dall’Arpam, per il giudice non ci sono stati dubbi: «È provato il nesso causale – si legge nella sentenza – tra le cure idropiniche e la sindrome enterica acuta sviluppata in concomitanza con l’assunzione delle acque termali». Meno immediato è il rapporto tra l’acqua ingerita e la perdita dell’udito. Il perito ha sostenuto nella sua relazione che l’infezione intestinale può aver contribuito alla lesione temporanea del nervo, già danneggiato in precedenza da una malattia. Dalla documentazione presentata dal 60enne è emerso che le acque somministrate in quel periodo erano cariche di batteri nocivi (tra cui streptococchi fecali e coliformi totali) per la salute. Motivo per cui, a seguito di alcuni controlli sanitari, l’Arpam aveva espresso un giudizio di non accettabilità termale subito dopo il caso segnalato dal professionista. Era stata poi un’ordinanza del sindaco a imporre il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie. La società che gestisce le terme, difesa dall’avvocato Guerrino Ortini, ha sempre evidenziato la mancanza di un legame diretto tra i danni lamentati dal medico e la presunta contaminazione delle acque. Ciò non è bastato ad evitare la condanna.

 

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