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Parto in casa,
in aumento chi rifiuta
anche l’ostetrica a domicilio

INTERVISTA - Il caso della neonata prematura deceduta alcune ore dopo il parto non assistito fa emergere la nuova tendenza di rifiutare ogni assistenza a domicilio. L'ostetrica: "Partorire in casa si può ed è sciuro, ma nel rispetto delle regole"
mercoledì 9 agosto 2017 - Ore 20:45
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Il reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale materno infantile Salesi (foto d’archivio)

Emanuela Banchetti, ostetrica esperta di parti a casa, del coordinamento dell’associazione nazionale ostetriche a domicilio e casa maternità

di Agnese Carnevali

Linee guida nazionali e regionali rigorose. Un percorso di affiancamento alla coppia di futuri genitori durante tutta la gravidanza fino al parto. La presenza di due ostetriche durante il travaglio, il parto ed il post partum. Monitoraggio costante della salute di mamma e bambino. E infine: una rete assistenziale ospedaliera pronta ad intervenire in qualsiasi momento. Nascere in casa si può. Ma nel rispetto di condizioni fondamentali e necessarie di sicurezza stabilite da leggi e linee guida. A spiegarle Emanuela Banchetti, ostetrica specializzata da dieci anni in parti a domicilio, dell’associazione nazionale culturale Ostetriche parto a domicilio e casa maternità. «Nascere a casa garantisce condizioni migliori di salute per il bambino e la mamma, specie se al secondo figlio» assicura, riferendosi alle migliori Ebm. Una scelta in aumento anche nella nostra regione, ma Banchetti lancia anche un campanello d’allarme. «Ad aumentare in molte località delle Marche sono anche i parti a casa non assisititi, che non seguono le linee guida». Il caso di Fabriano della neonata prematura, morta alcune ore dopo essere venuta alla luce senza alcuna assistenza  (leggi l’articolo) fa emergere la tendenza.

Dunque, far nascere il proprio figlio in casa non è un’usanza di altri tempi, ma un protocollo sanitario previsto per legge?

«Sì in Italia e nelle Marche abbiamo delle leggi di riferimento (la legge regionale 22/98 e la delibera 2240/99) che tracciano le linee guida assistenziali per il parto a domicilio. Le linee guida definisco i parametri essenziali e selettivi affinché la nascita del bambino possa avvenire a casa. In primis è necessario che un’ostetrica abbia seguito la donna durante tutta la gravidanza e che le professioniste siano due nella fase del travaglio e del parto. Altra condizione essenziale, la salute di mamma e bambino. Si tratta di parametri estremamente specifici che determinano l’inclusione o l’esclusione della possibilità del parto a domicilio. Il primo criterio in assoluto è l’età gestionale. La gravidanza deve essere fisiologica, con il primo termine delle 37 settimane. Un bimbo prematuro non può nascere a casa. Altro punto fondamentale: la rete assistenziale che si crea intorno».

Ovvero?

«Innanzitutto l’ostetrica che assiste la partoriente a domicilio ha una preparazione ed un pecorso di formazione differente rispetto all’ostetrica ospedaliera. Tutte siamo laureate e tutte svolgiamo il tirocinio in ospedale, ma poi seguiamo una formazione specifica inerente al parto a domicilio. Il protocollo del parto a domicilio prevede che appena la donna entra in travaglio, vada avvisato il 118 e l’ospedale di riferimento, con i reparti di ostetricia e pediatria. Disallertiamo tutti dopo almeno 4 ore e comunque dopo poche ore al bambino viene svolta la prima visita pediatrica domiciliare anch’essa programmata».

In quali casi scattano il trasferimento in ospedale e la richiesta di soccorso?

«I parametri di mamma e bambino devono rimanere costantemente a livello fisiologico. Al primo segnale di patologia si va in ospedale, che come dicevo è comunque allertato sullo svolgersi di un parto in casa. Ci muoviamo sempre secondo criteri di sicurezza. E anche nel caso dei parti, come per le altre emergenze, agire il prima possibile è importante».

Qual è la percentuale delle situazioni di rischio?

«Nella mia esperienza, naturalmente, sono capitati casi di trasferimento in ospedale. Il parto a domicilio possiamo garantirlo fino a che non si presentano segnali di non salute per la mamma o per il bambino, in questi casi il trasporto all’ospedale è necessario. L’ostetrica che ha comunque seguito la gestante può accompagnarla nella struttura ospedaliera e continuare a darle assistenza. Come garantiamo, come coordinamento nazionale, la continuità assistenziale anche durante il puerperio e nel primo mese di vita del bambino».

È questa maggiore conoscenza e vicinanza con i professionisti che spinge le donne a scegliere il parto a domicilio?

«Non solo. È provato che nascere a casa garantisce migliori condizioni di salute per il bambino ed anche per la mamma, specie se al secondo figlio. Per maggiori informazioni si può consultare Nice, l’ente internazionale inglese per le linee guida della salute che scrive anche in ambito ostetrico».

Dunque, partorire a casa si può ed è sicuro?

«Si può ed è sicuro nel rispetto delle linee guida di cui ho parlato. Esistono però famiglie sia nel nostro territorio sia all’estero che scelgono il parto non assistito a domicilio, e come ostetrica e come associazione nazionale nascere a domicilio e in casa maternità non supportiamo questo tipo di scelta».

 

 

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