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Tecnowind: nessuna cassa in deroga
140 famiglie con il respiro sospeso

FABRIANO - Il nuovo tavolo regionale per l'azienda di cappe fabrianese che doveva confermare o meno la cassa in deroga e lo sblocco di fondi dalla Legge di Stabilità, in vista di una vendita o di un ridimensionamento degli esuberi, rimanda tutto al 22 dicembre. Tutte le sigle sindacali chiedono di non licenziare
venerdì 15 Dicembre 2017 - Ore 16:23
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Foto d’archivio

di Sara Bonfili

Oggi, 15 dicembre, si è tenuto un nuovo incontro con i vertici aziendali e i sindacati in Regione Marche per la valutazione delle verifiche su Tecnowind. Delicatissimo, dato che l’ammortizzatore sociale che interessa i 248 dipendenti è stato concesso fino a domenica 17 dicembre. I sindacati congiuntamente fanno sapere che si sta ancora «esplorando» sui prossimi ammortizzatori «per dare copertura totale ai dipendenti». Ma per la verità non parlano di cassa in deroga. Oggi si doveva infatti chiedere all’Inps la possibilità di applicare la cassa integrazione in deroga per il numero degli esuberi dichiarati: 140 dipendenti, pari a oltre la metà della forza lavoro. Fim, Fiom e Uilm fanno sapere che fino alla votazione della legge di bilancio, su cui dovrebbe esser posta la fiducia il 22 dicembre prossimo, si è speranzosi «di verificare l’utilizzo di ulteriori strumenti conservativi nel 2018». E chiedono di non avviare i licenziamenti. La legge di stabilità, infatti, già approvata dal Senato, sbloccherebbe di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico e del Lavoro, dei fondi per venire in soccorso a situazioni aziendali di questo tipo. Da fonti non istituzionali, invece, emerge che nessuna cassa in deroga è possibile, ma si può prevedere l’allungamento della cassa ordinaria esistente per alcuni giorni, fino a fine anno. Altrimenti i lavoratori Tecnowind arriveranno al 31 dicembre 2017 con l’esaurimento di ferie e permessi. Lunedì prossimo c’è un’altra assemblea dei lavoratori, in cui si affronterà anche il tema della tredicesima, su cui a oggi non c’è nessuna certezza.

I tempi

La Tecnowind è in concordato in continuità dall’8 maggio 2017, con 12 milioni di euro di debiti. Da allora sono stati avviati gli ammortizzatori sociali in scadenza il 17 dicembre per tutti e 248 i lavoratori. Ma è stato sospeso il fondo di solidarietà, che è appunto alternativo alla cassa integrazione. Gli esuberi dichiarati sono 140, per cui è partita la procedura di mobilità il 26 ottobre scorso. Data dalla quale l’azienda ha 75 giorni per decidere il da farsi, tra incontri e contrattazioni sindacali, e si arriva all’8 gennaio 2018. Il 22 dicembre si saprà dal Governo con il Ministero dello Sviluppo economico e del Lavoro se possono essere sbloccati dei fondi per attivare nel 2018 «strumenti conservativi» a sostegno di Tecnowind e aziende nelle stesse condizioni. Lunedi 18 dicembre l’assemblea dei lavoratori in cui si dirà delle novità e della tredicesima, ancora in forse. Devono essere inoltre pagati alcuni stipendi arretrati del 2017.

Gli operai

Oggi i sindacati chiedono di «non procedere a licenziamenti». Posizioni contestate da una parte dei lavoratori, aperti anche ad altre soluzioni, come gli incentivi per il licenziamento. Il concordato comporta, infatti, il blocco de tfr, delle ferie maturate e degli stipendi precedenti alla data di concordato, non ancora pagati (marzo, aprile e parte di maggio 2017). Se la vendita o il drastico ridimensionamento degli esuberi non fossero ipotesi realizzabili, questo significherebbe allungare l’agonia di un’azienda da tempo in difficoltà, che ha commesse ma su cui, secondo i più, non si è investito affatto in questi anni.  Per chi sta vivendo con uno stipendio di 600 euro al mese, la coperta appare sempre più corta. Per l’azienda si parla di vendita da anni. Già nel 2016 la Tecnowind di Cardinali ha aveva ricevuto un offerta da Electrolux, il cui ingresso nella Best di Cerreto d’Esi ha scongiurato la crisi dell’azienda cerretana. Ma l’accordo tra Cardinali ed Electrolux non venne mai trovato. In Tecnowind, dopo un periodo di stipendi versati a singhiozzo, non è stata versata la tredicesima a dicembre 2016 e da gennaio 2017 sono iniziate di nuovo le interruzioni, con gli scioperi, e le trattative sindacali.

La politica e le istituzioni

L’assessore regionale al lavoro Loretta Bravi nell’incontro dell’11 dicembre aveva sottolineato: «Una strada percorribile – quella dello sblocco di fondi –  solo a fronte di una significativa riduzione degli esuberi da parte di Tecnowind che giustifichi la possibilità interpretativa della norma in termini vantaggiosi per il territorio». Sulla vertenza Tecnowind si è fatto sentire anche il PCL di Ancona che in una nota stampa definisce quello di Tecnowind uno «pseudo-piano industriale» poiché mancherebbero le risorse adeguate e non sarebbero stati fatti nel tempi dei «veri investimenti», «con il quale, il management dell’impresa fabrianese, ha formalizzato la scandalosa richiesta di 140 licenziamenti su 248 unità occupazionali, tuttora occupati alla Tecnowind».

L’incontro con l’assessore Bravi per la vertenza Tecnowind

Il Partito Comunista dei Lavoratori «rivendica da subito una totale e generale mobilitazione di tutta la città di Fabriano, in difesa del proprio territorio e della sua economia, brutalizzati, prima dal monopolio merloniano, e poi dalle politiche anti-operaie dei vari governi di centro-sinistra-destra, che sono stati solo in grado di ingigantire le ricchezze di certi ‘imprenditori eroi’ a discapito di tutti i lavoratori». La deputata 5stelle fabrianese Patrizia Terzoni: «Invitiamo il governo a fare presto e a tener fede al nostro ordine del giorno recepito pochi giorni fa come ‘raccomandazione’ e a rifinanziare prima possibile il fondo inerente l’accordo di programma stipulato nel 2010 e poi aggiornato nel 2013 sul distretto industriale fabrianese». «Se l’esecutivo continua a ripetere che il riconoscimento di Area di crisi industriale complessa in realtà già c’è – conclude Terzoni  – è necessario quanto prima rifinanziare questo fondo altrimenti sarà tutto inutile».

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