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Fabriano e l’integrazione
ai tempi dei social network

FABRIANO - L'ex imam del centro attivo fino al 2015 giustifica sui social la sua condivisione del video, fatta "nella speranza che tutti lo capiscano come l’ho capito io. Basta morti, basta violenza, basta sangue. Vogliamo svegliarci la mattina e goderci la bellezza del mondo in cui viviamo". Un quotidiano nazionale aveva titolato: "Così inneggia alla Jihad"
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La marcia della pace di Fabriano, una delle foto fatte da Mustapha Qandyly

 

Lo screenshot del video "incriminato", ripreso da una pagina facebook che IlGiornale.it sostiene si chiami "End Israel"

Lo screenshot fatto da un utente di facebook del video “incriminato”, ripreso da una pagina facebook che IlGiornale.it sostiene si chiami “End Israel”

 

di Sara Bonfili

I fatti: un video che rappresenta la guerra tra Palestinesi e Israeliani, tratto secondo “il Giornale” dal sito “End Israel”, pubblicato tempo fa, viene condiviso sul profilo dell’ex direttore di un centro islamico di Fabriano, Mustapha Qandyly. IlGiornale.it lo riprende paventando l’inneggiamento alla violenza e alla jihad. La risposta solo tardiva dell’ex imam che, a quanto sembra, voleva proprio comunicare il messaggio contrario, specificato così: “Basta morti, basta violenza, basta sangue. Vogliamo svegliarci la mattina e goderci la bellezza del mondo in cui viviamo”.

L’allerta di tutti a seguito della pubblicazione del video – politici, forze dell’ordine, amministratori locali, ognuno con le sue prese di posizione e per gli obblighi morali dei propri ruoli – con la condanna al presunto inneggiamento alla jihad. L’articolo del Giornale titolava “Fabriano, video choc dell’imam: così inneggia la jihad contro Israele” e provocava l’ennesimo grido d’allarme della Lega fabrianese nei confronti di uno dei due centri islamici della città, in particolare del responsabile Luigi Argalia che ha ripreso l’articolo sul suo profilo facebook sollevando la cosa. Il video ritrae immagini di guerra contro carri armati e militari, uomini con il volto coperto che portano casse piene di bottiglie incendiarie molotov, con una musica e un commento scritto in arabo, non era dato sapere fino a quando fosse pubblico in quella bacheca, per chi non lo conosceva. Alcuni dettagli non irrilevanti: il commento in arabo e l’ex imam. Chi non può tradurre il commento in arabo (la maggior parte di noi italiani) non può sapere cosa si vuol significare il video e la ripresa di quel video, e questo già a priori dovrebbe farci trattenere dal parlare. Chi non sa che l’ex imam è in Polonia da 4 anni almeno, che ha diretto il centro di via Cialdini fino al 2015, che non è l’attuale centro di via Buozzi, semplifica tutto e collega. Le parole che più bruciano e restano impresse dal titolo de IlGiornale.it sono “Fabriano”  e “jihad”. E questo basta per innervosire tutti, politici e giornalisti, che naturalmente si muovono di conseguenza.

In poco tempo la cosa si è allargata, commentata anche dal primo cittadino. La prima reazione alla notizia su facebook del sindaco di Fabriano Gabriele Santarelli era stata naturalmente di condanna: “Smentisco quanto sostenuto dal solito giornalismo becero rilanciato dalla Lega fabrianese secondo i quali ci sarebbe stata una mia ‘benedizione’ per l’apertura del centro culturale. Mi aspetto una reazione decisa di condanna anche da parte della locale comunità islamica”. Il candidato di FdI nel collegio Marche nord, Antonio Baldelli aveva inviato una nota: “Non si possono tacere le responsabilità di quei movimenti politici che hanno consentito questo tipo di immigrazione (…) Sulle politiche della immigrazione, in questa legislatura, Pd e M5S sono state le due facce della stessa medaglia”. Dunque già siamo alla libera interpretazione dei fatti. Arriva nella serata di ieri una precisazione via facebook da Qandyly: “Salve a tutti. Questa è la risposta in merito al video da me pubblicato sul mio profilo Facebook, mi chiamo El Qandyly Mustapha ex imam del centro culturale islamico di Fabriano, in attivo dal 2003 fino a maggio del 2015. In riferimento, da ciò che ho capito, il video racconta della guerra tra Israele e Palestina, questo video non l’ho pubblicato io ma solo condiviso, in quanto è un video di pubblico dominio. Il fatto che l’abbia condiviso è stato nella speranza che tutti lo capiscano come l’ho capito io. Purtroppo alcune persone hanno voluto interpretarlo nel modo sbagliato”. “Per fare un esempio – scrive ancora Mustapha – se una persona pubblica un video di persone che muoiono di fame non vuol dire che inneggia alla fame nel mondo, bensì il contrario, se una persona condivide sul suo profilo Social immagini di violenza sugli animali, non vuol dire che è a favore, ma che ha a cuore gli animali e la loro salvaguardia. Detto questo, per quanto riguarda il mio pensiero, ed è un messaggio a tutti coloro che pensano nel giusto e parlano in nome della giustizia e della pace. Volevo dire loro fino a quando dovremo vivere e stare zitti in un mondo come questo. Basta morti, basta violenza, basta sangue. Vogliamo svegliarci la mattina e goderci la bellezza del mondo in cui viviamo, vogliamo crescere i nostri figli lontano dalla violenza e dal terrore. Questo è quello che volevo intendere con la condivisione del video, non il contrario. La mia presa di parte ed il mio pensiero sono noti a moltissima gente nella comunità fabrianese e fuori”.

Dunque sarebbe stato un gesto non meditato da parte di chi non ha pensato che sarebbe stato soggetto ad accuse, e, solo ex post, ha dato la sua versione dei fatti. Il caso è oggetto di analisi da parte della Polizia, comunque, e andranno valutati gli ipotetici reati di proselitismo e istigazione alla violenza.

La questione in realtà più complessa. A chiedere chiarezza sugli appartenenti, i finanziamenti, il funzionamento del centro culturale di via Buozzi erano stati nei mesi scorsi gli esponenti del centrodestra e della Lega, ad essere disponibile al dialogo tra tutte le culture e all’integrazione e a gettare acqua sul fuoco era stato lo stesso Kader Mekri, direttore del Centro della Misericordia invitato in un consiglio comunale. A prender parte a una giornata conviviale con Kader Mekri e altri del centro islamico erano stati membri dell’Amministrazione, l’11 settembre, per dare un segnale d’integrazione e apertura e smaltire le polemiche su mancanza di vigilanza sulle attività dei centri culturali islamici. A partecipare alla marcia per la pace di Fabriano tutti gli esponenti della comunità islamica e cattolica cittadina. Andando a fondo emergono i motivi delle paure, e si ridimensiona il pericolo, sentendo Luigi Argalia (LN), che aveva commentato a caldo la pubblicazione dell’articolo de IlGiornale.it : “Mentre siamo in contatto con il responsabile del centro culturale islamico della Misericordia, Kader Mekri, persona integerrima che si dedica all’integrazione delle culture da anni, siamo preoccupati perché non riusciamo a sapere niente di questo secondo centro islamico di via Buozzi, cioè come funziona, chi vi partecipa, chi lo finanzia; a Kader avevamo chiesto di farci da tramite per venire in contatto con i componenti di questo centro, ma probabilmente non ci è riuscito”. Dunque meglio attenersi ai fatti, che, fino ad ora, hanno dimostrato una richiesta di dialogo da parte della comunità islamica e quella cattolica fabrianesi, il modo migliore per creare un clima di integrazione e non di tensione nella città in cui tutti viviamo, senza esacerbare i toni, lasciando fare il loro mestiere a chi deve accertare le responsabiltà.

Poi un’ultima, ma fondamentale, riflessione: l’abuso del social network per esprimere un proprio pensiero sta rovinando i rapporti sociali, la comunicazione politica, l’informazione giornalistica, sta disabituando all’analisi e all’approfondimento. La richiesta continua di un intervento su ogni tema alla ribalta, da parte delle personalità pubbliche o in vista, ancora più immediata in campagna elettorale, si collega con una mancanza di approfondimento, semplicemente per mancanza di tempo. Chi fa politica, chi fa giornalismo lo sa, e sfrutta comunque l’immediatezza del mezzo. Ma la gente comune, che apre prima l’app del social network mentre è ferma al semaforo, e poi uno o più giornali o un libro se ha tempo, si affretta anche lei a commentare a dissociarsi a dare epiteti a tirare le somme, perché la parola libera davanti a uno schermo muto è onnipotenza allo stato puro.  I social networks non sono fonti di informazioni attendibili, sono solo una vetrina in cui le fonti, attendibili e non, hanno pari accesso. Dove la rilevanza degli argomenti che ogni utente percepisce è stabilita da un algoritmo matematico. Dovremmo ricordarlo tutti prima di aprire Facebook. E anche prima di andare a votare.

 

 

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