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Bidello col doppio lavoro in nero:
condannato a pagare 11 mila euro

ANCONA - Il verdetto è stato emesso nei giorni scorsi dai giudici della Corte dei Conti, prendendo in esame il caso di un 67enne fabrianese che tra il 2001 e il 2007 avrebbe lavorato sia come collaboratore scolastico che come impiegato in lavanderia, omettendo di dichiarare quanto guadagnato all'amministrazione di riferimento
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La Corte dei Conti

 

Di mattina bidello e al pomeriggio impiegato in lavanderia e pagato in nero: 67enne fabrianese condannato dalla Corte dei Conti a versare nelle casse del Miur 11 mila e 403 euro. Inizialmente, la somma contestata dalla Guardia di Finanza oltrepassava i 20 mila euro, poi ridotti a circa 7 mila, una somma ricostruita attraverso i movimenti bancari analizzati dagli investigatori e pari ai soldi presumibilmente  guadagnati con il secondo lavoro e non dichiarati all’Amministrazione di riferimento, ovvero l’Ufficio scolastico regionale. La sentenza del tribunale è stata emessa qualche giorno fa, prendendo in esame il periodo tra il luglio 2001 e l’agosto 2007, in cui il 67enne avrebbe svolto il doppio lavoro da bidello e da impiegato in alcune lavanderie tra Jesi e Fabriano. Secondo quanto ravvisato dalle indagini della Guardia di Finanza, l’uomo avrebbe svestito i panni da collaboratore scolastico senza l’autorizzazione del Miur, violando così le norme della pubblica amministrazione. Ma non solo. In un determinato arco di tempo, avrebbe percepito i compensi in nero e, di conseguenza, non dichiarando i soldi ricevuti per il lavoro in lavanderia. Secondo una prima contestazione, la somma percepita era pari a 23 mila euro, poi si è ridimensionata, anche per la difficoltà di calcolare con precisione quanto percepito in maniera occasionale e quasi mai formale. I giudici hanno condannato il 67enne a versare al Miur 11 mila e 403 euro, dovendo ricorrere a una valutazione equitativa del danno.

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