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Pamela, la notte di Awelima
Per la procura era a Macerata
La difesa: «Presunzione infondata»

ORRORE - Il cellulare del nigeriano aggancia una cella telefonica del capoluogo alle 22,18 del giorno del delitto, per il difensore però è compatibile col fatto che si trovasse all'Hotel Recina. La compagna di Oseghale smentisce Desmond Lucky: frequentava la casa di via Spalato. Il legale però è pronto a fare ricorso in Cassazione per chiedere la scarcerazione del 22enne: «In base alle nuove risultanze investigative»
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Pamela ripresa dalla telecamera della farmacia di via Spalato

 

di Gianluca Ginella

Lucky Awelima non si sarebbe trovato nella stanza dell’hotel Recina di Montecassiano la sera del 30 gennaio, giorno in cui è accusato di aver ucciso, insieme a due connazionali, la 18enne Pamela Mastropietro. A dirlo sono le celle telefoniche.

Alle 22,18 l’uomo si sarebbe trovato a Macerata e non nella sua camera come riferito dal compagno di stanza, che dice di averlo visto rientrare alle 20,30 e di essersi addormentato verso le 21,30. Per gli inquirenti Awelima si sarebbe spostato a Macerata la sera. Ne è meno convinto il difensore del nigeriano, l’avvocato Giuseppe Lupi: «Si dice che il suo telefono abbia agganciato la cella di via dei Velini, ma è una delle 3 celle che coprono la frazione di Villa Potenza e l’hotel Recina è proprio attaccato a Villa Potenza. Se si desume da questo che sia venuto a Macerata è una presunzione del tutto infondata».

L’avvocato Lupi

È comunque uno dei motivi nella richiesta di conferma della detenzione in carcere per Awelima. La procura ritiene inoltre che l’uomo sia stato, poco dopo le 20,30, a Casette Verdini di Pollenza, vicino a dove sono stati trovati i trolley con all’interno il corpo fatto a pezzi della ragazza. Una circostanza comunque che dovrà essere vagliata dagli inquirenti. Oggi intanto è arrivata la decisione del giudice del tribunale del Riesame che ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dai difensori di Awelima e Desmond Lucky (assistito dall’avvocato Gianfranco Borgani). Per quanto riguarda Lucky, la procura sottolinea che la compagna di Oseghale ha smentito che lui non fosse mai stato nella casa di via Spalato 124. La donna ha detto che era una delle persone che frequentavano l’abitazione. Altro aspetto le telefonate fatte da Lucky il 30 gennaio. Non sono 90 nelle ore in cui si sarebbe consumato il delitto della 18enne e sarebbe stata svolta l’operazione per farne a pezzi il corpo.

L’avvocato Gianfranco Borgani

Tra le 12 e le 23,56 ne ha fatte 41, tutte brevi, e ulteriori 16 senza ricevere risposta. Il 22enne non ha usato uno dei suoi cellulari tra le 14,09 e le 19,36 e l’altro tra le 14,09 e le 15,19 e tra le 16,59 e le 18,34. Dopo la decisione del giudice di confermare la custodia in carcere per Lucky, il suo legale dice che «sulla base delle più recenti evidenze investigative e cioè: le 2 tracce di Dna che sarebbero state rintracciate sul corpo della ragazza, la presunta disponibilità dell’Oseghale di circa 1 etto di eroina appena una decina di giorni prima del 30 gennaio, giorno in cui avrebbe chiesto a Desmond di procuragli una dose per la Mastropietro essendone egli – a suo dire – sprovvisto, ritengo via via confermarsi la estraneità del mio assistito ai gravissimi fatti contestati. Pertanto si attende il deposito delle motivazioni dell’ordinanza di rigetto da parte del Tribunale del riesame, della quale è noto al momento il solo dispositivo, per sottoporre la questione della misura carceraria alla Corte di cassazione, anche sulla base delle più recenti risultanze investigative che – a parere del difensore – fanno venire meni i “gravi indizi” che soli giustificano la misura cautelare».

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