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Opere degli studenti cestinate
e battute sull’abbigliamento:
110 ragazzi firmano contro la preside

ANCONA – Tra i lavori andati persi al Mannucci anche quello di un ex allievo oggi di fama internazionale come lo street artist Blu. I ragazzi si appellano con un esposto all'Ufficio scolastico regionale lamentando il rapporto difficile con la dirigente, la protesta raccoglie il sostegno della Rete degli studenti medi delle Marche
martedì 22 Maggio 2018 - Ore 11:40
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Foto di Edoardo Formica

 

di Giampaolo Milzi

Non si può dire, probabilmente, che tutto proceda “a regola d’arte”, nel liceo artistico “Edgardo Mannucci”. Il gioco di parole ci sta, visto che 110 studenti hanno presentato un esposto all’Ufficio scolastico regionale contro la direttrice didattica Milena Brandoni. Una petizione con tanto di firme in calce che suona come una dura bocciatura dell’operato e degli atteggiamenti che hanno caratterizzato la preside, insediatasi nell’anno scolastico 2016-2017. Accentratrice e decisionista, la dirigente, per gli studenti, è colpevole di scelte sbagliate adottate in totale autonomia. E’ un po’ il filo nero che corre lungo un esposto che termina in modo inequivocabile: “Siamo preoccupati che la poca disponibilità al confronto, al dialogo, l’utilizzo del potere fine a se stesso, possano demotivare tutti coloro che nella scuola vivono, e credono in tutte le sue potenzialità e nel futuro che da essa ne deriva. Confidiamo in un suo aiuto”. Chiamato in causa, Marco Ugo Filisetti, direttore generale dell’Ufficio scolastico per le Marche del Ministero dell’Istruzione. Un aiuto richiesto su più fronti critici alimentati da una serie di episodi “ricostruiti tramite le informazioni avute dai componenti del Consiglio d’Istituto e dagli studenti direttamente interessati” fin dall’ottobre scorso, si legge nella lettera di denuncia. “Situazioni importanti da affrontate, così da permettere a studenti, docenti e personale ATA di continuare a vivere con agio e serenità la vita all’interno dell’istituto, senza il timore di esprimere il proprio parere, se posto rispettosamente e civilmente”.
Opere di ex studenti (disegni, statuette, plastici ed altro) e barattoli e tubetti di colori e vernici gettati nell’immondizia; sottoutilizzo dei laboratori, peraltro poco attrezzati; contestazione sulle modalità del progetto di Alternanza Scuola Lavoro (ASL), previsto dalla legge 107 (circolare 51), che impone agli studenti varie attività nei periodi di sospensione della didattica (a giugno, luglio, settembre, vacanze natalizie e pasquali) anche nel pomeriggio; una specie di fobia, di cui sarebbe “affetta” la preside, nei confronti dei ragazzi che, a suo modo di vedere, si presentano al liceo con un abbigliamento poco dignitoso, non consono ad un ambiente scolastico. Questi, in sintesi, i capi d’accusa. Eccoli in modo più preciso nel testo dell’esposto qui di seguito. Tra i lavori di ex studenti di cui si è disfatta la preside, perfino “quelli di un ex allievo, che ora è un artista di fama internazionale (BLU, esponente importante della street art)”. “Lavori che potevano essere utilizzati dagli insegnanti per spiegare tecniche di disegno o semplicemente per stimolare noi studenti, o per abbellire le pareti dell’Istituto. Ciò dimostra quanta poca considerazione si abbia dei lavori che noi produciamo e la scarsa conoscenza della dirigente della storia dell’Istituto”. Motivazione dell’operazione “piazza pulita”? “Buttati per motivi di spazio, questo è quanto detto dalla dirigente, ma senza avvertire e/o coinvolgere gli insegnanti dei laboratori interessati”. Buttati, pare, sempre per motivi di inadeguatezza degli spazi a disposizione dell’istituto, “i colori acquistati dagli insegnanti dei laboratori anche se ancora utilizzabili. Uno spreco inutile, data la già poca disponibilità di materiale per le esercitazioni artistiche che compromettono la qualità della nostra formazione e il regolare svolgimento della lezione”.
Il capitolo di lagnanze relativo ai laboratori riguarda in particolare quelli ad uso del I° biennio: un’area che tende ad una formazione orientativa, flessibile e polivalente, basata sull’interazione tra i diversi linguaggi visivi, nella quale gli allievi possono sperimentare tutte le materie d’insegnamento specifiche delle diverse opzioni del triennio che segue. “Contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti, e indicato nel PTOF d’Istituto sotto la voce Piano di Studi e Valutazione, da quest’anno gli studenti del primo e secondo anno potranno frequentare due soli laboratori anziché quattro, come la scuola dispone. Questo rendendo più povera l’offerta e difficoltosa la scelta per il triennio, principalmente per gli alunni che arrivano nel secondo anno scolastico e che non hanno la possibilità di recuperare i laboratori svolti nell’anno precedente”. E ancora: “L’ importante annuncio della creazione di un’aula per ogni materia umanistica e scientifica, viene meno se nei laboratori di indirizzo riscontriamo poca manutenzione e in alcuni casi la mancanza della strumentazione, o la trascurata messa a norma di quelli esistenti”. Ed ecco il punto sull’Alternanza scuola lavoro. “La circolare 51 sul progetto ci rende difficile eseguire i compiti assegnati dai professori, peraltro non tutti intenzionati a giustificare la nostra più che normale e giustificabile mancanza. Sempre secondo la legge 107, le ore in cui si svolgono gite e uscite didattiche vengono contate come ore di ASL. Siamo perplessi sulla effettiva utilità di questo progetto, perché visitare una città o un museo non può bastare per farci avvicinare al mondo del lavoro”. “Inoltre il nostro pensiero va a chi non può permettersi, dal punto di vista economico, l’adesione ad un viaggio d’istruzione e di conseguenza ciò crea una discriminante che fa entrare le legge 107 in conflitto con l’ art. 33 della Costituzione Italiana che dichiara che le Istituzioni Scolastiche hanno il compito di attenuare le differenze degli studenti”. Infine, il look discutibile di alcuni studenti. “Così ci si vestono le donne dei quartieri a luci rosse. Questa frase è stata utilizzata più volte dalla dirigente nei confronti di studenti che secondo lei erano vestiti in modo poco consono all’ ambiente scolastico. Noi studenti siamo pronti a capire che la dirigente voglia che ci si vesta in un certo modo, ma chiediamo anche, qualora qualcuno di noi dovesse sbagliare, di non mancarci di rispetto e soprattutto di non subire violenze verbali”.
Ben 110 studenti sui circa 300 complessivi del “Mannucci” di Ancona che attaccano frontalmente la preside con un atto indirizzato ad un organismo superiore all’Istituto e con compiti di vigilanza. Un esposto presentato addirittura il 21 febbraio scorso. Ci si aspetterebbe che a scuola se ne sia parlato e se ne parli molto. Macché. Nessuno dei rappresentanti delle varie categorie (studenti, genitori, insegnanti) ha ritenuto di dover portare l’esposto, in modo formale, all’attenzione del Consiglio d’istituto. I promotori dell’esposto dicono di averlo preventivamente cercato il dialogo, soprattutto con la preside, ma di essersi ritrovati in una situazione di “muro contro muro”, isolati. Salvo l’appoggio di un paio di docenti e di genitori.
Una conferma, quella del “muro contro muro”, viene da Sami Ghnanmi, 21 anni, coordinatore per le Marche della Rete studenti medi. “Il 26 marzo scorso sono stato invitato dagli studenti del Mannucci di Ancona riuniti in assemblea d’istituto. – racconta – Piena solidarietà della Rete nei loro confronti, fondate le loro critiche, dicono che la preside continua ad avere atteggiamenti oltre modo autoritari. Del resto ci eravamo sentiti anche prima dell’assemblea. Mi pare che L’Ufficio scolastico regionale abbia risposto di aver preso in carico l’esposto, che indagherà’”. Invierà degli ispettori? E nel frattempo? “I liceali dell’artistico e noi della Rete non abbiamo altri strumenti giuridici. Non è escluso che prima, o anche dopo la fine dell’anno scolastico, adotteremo qualche azione insieme. Intanto ci incontreremo in assemblea di pomeriggio la prossima settimana. Dall’Istituto scolastico ci aspettiamo presto risposte concrete”.

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