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Ex Chiesetta del Sacramento verso
il vincolo di interesse culturale

SIROLO – Asta deserta e vendita stoppata dal Comune, ma prima della messa nel piano delle alienazioni andava chiesta la verifica alla Soprintendenza. Alla scadenza della concessione del ristorante “La Taverna” nel 2019, è scontato l'intervento degli enti preposti alla tutela del patrimonio architettonico. Che sgombera il campo dalla possibilità di appartamenti privati e suddivisione della navata interna. L'immobile dovrà rimanere visitabile al pubblico
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La chiesa sconsacrata del Sacramento di Sirolo

 

di Giampaolo Milzi

Ancora sorprese per l’ormai scongiurata vendita a privati, (almeno così pare) del’ex Chiesa del Sacramento che a Sirolo si apre sulla centralissima piazza Vittorio Veneto. L’edificio, incredibile ma vero, nonostante l’alto valore storico- architettonico della sua antica facciata, non è ancora soggetto ad alcun vincolo, inoltre ospita da una quindicina d’anni il ristorante “La Taverna”. E, ancora più strano dal punto di vista procedurale, non è mai stato oggetto di una richiesta da parte del Comune, proprietario, alla Soprintendenza unica delle Marche, affinché ne verificasse l’interesse culturale. Dal Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo per le Marche (Mibact), organo gerarchicamente superiore alla Soprintendenza, fanno sapere che del caso dell’asta pubblica municipale andata deserta il 24 maggio sono venuti a sapere solo leggendo i giornali. Certo è che Segretariato e Soprintendenza da allora seguono la vicenda, sebbene con riserbo. Vicenda rispetto alla quale un’autorevolissima ed esperta fonte della Soprintendenza critica l’operato del Comune di Sirolo. In particolare il piano di alienazione (con valenza per gli anni 2018, 2019, 2020), approvato dal Consiglio municipale che registra nell’elenco degli immobili da mettere sul mercato l’ex edificio di culto. Perché? Perché non è tanto rilevante la circostanza che la chiesetta non sia ancora formalmente vincolata, in quanto, avendo più di 70 anni d’età, il vincolo sussiste “ope legis”, in modo automatico. Piuttosto rileva il fatto che la normativa di riferimento, secondo una consolidatissima prassi, prevede che se il bando d’alienazione include come in questo caso un bene immobile di alto valore in quanto antico e pregiato, prima della sua approvazione deve ottenere una autorizzazione da Soprintendenza e Segretariato generale. E una richiesta in tal senso non è mai stata presentata dal Comune. Quanto al pregio della Chiesa del Sacramento, è lapalissiano, visto che superstite facciata è dotata di un meraviglioso portale composto da elementi di marmo probabilmente di origine romana, sovrastato da un bassorilievo in pietra che raffigura la Madonna col Bambino, prodotto da scultori marchigiani del 1600. 
Più diplomatico il Segretariato generale. L’archeologa Sara Trotta: “Prassi consolidata a parte, è certo che una lettura autentica della normativa impone al Comune di inoltrare una richiesta di verifica d’interesse al massimo prima della vendita vera e propria del’immobile”. Richiesta non pervenuta. All’attenzione delle istituzioni chiamate alla tutela del patrimonio artistico, archeologico, architettonico e paesaggistico, anche la parte del piano di alienazione comunale in cui si legge che l’ex Chiesa del Sacramento (così come altri beni da vendere) può essere in teoria destinata “alla residenza, alle attività produttive e terziarie”. Punto cruciale questo, tanto da aver spinto nelle settimane scorse il Pd sirolese a raccogliere circa 400 firme (fatte protocollare il 23 maggio in Comune) non solo per scongiurare la vendita, ma anche e soprattutto per chiedere all’amministrazione Misiti di prevedere un uso pubblico, socio-culturale dell’ex edificio di culto. Al di là del fatto che il sindaco Misiti – preso atto della mancanza di qualsiasi manifestazione d’interesse all’acquisto (asta deserta), ha dichiarato che il Comune revocherà la delibera di vendita – la Soprintendenza ha chiarito che, sempre in base ad una prassi indiscussa, guardando al futuro della chiesa sconsacrata, non potrà subire alcuna modifica strutturale interna, e quindi è certamente da escludere che la navata unica interna possa essere divisa e trasformata in appartamenti, così come che possa ospitare attività produttive o terziarie di alto impatto. Inoltre, la nuova eventuale destinazione dell’edificio dovrà garantire, oltre alla sua conservazione, anche la sua pubblica fruizione. Tutto ciò verrà messo nero su bianco se e quando il Comune deciderà quali saranno i possibili destini dell’ex Chiesa del Sacramento, così legata all’antica storia di Sirolo, questione sulla quale il sindaco non si è ancora affatto pronunciato. Sia che persista l’uso del ristorante (il contratto scadrà l’anno prossimo), sia in caso di altri progetti, appare chiaro che il Comune dovrà, comunque, inoltrare la già citata richiesta di dichiarazione di verifica d’interesse culturale. Compiuta la verifica dalla Soprintendenza, l’iter non sarà ancora completato. “Ricevuto il parere della Soprintendenza (pro vincolo, ndr.), – spiega l’archeologa Trotta del Segretariato – la pratica sarà esaminata dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale (composta dalla dirigente del Segretariato Francesca Furst, dal capo della Soprintendenza unica delle Marche Carlo Birrozzi, dal soprintendente archivistico Sabrina Mingarelli e dal direttore del Polo museale Peter Aufreiter, ndr.) che poi emanerà un atto di vincolo formale (in questo caso scontato, ndr.) per interesse culturale”, con possibili prescrizioni e/o limitazioni d’uso e di rilievo architettonico. In attesa di prese di posizione dell’amministrazione comunale, va da sé che la gestione e l’esito prevedibile di una pratica simile da parte di Soprintendenza e Segretariato si prestano molto di più ad un uso pubblico più che privato dell’ex Chiesa del Sacramento. Proprio come auspicano i 400 firmatari della petizione contro la vendita ai privati e il Pd di Sirolo: “Pensiamo che una buona amministrazione debba concertare coi cittadini in maniera democratica scelte così importanti”. Fabia Buglioni, iscritta al Pd locale, prima firmataria della petizione, e molto nota in quanto ex vicepresidente dell’Ente Parco del Conero: “Al posto di un uso commerciale, tanto per fare due esempi, questa ex chiesetta ancora bellissima potrebbe ospitare un ufficio info-turistico più efficiente, dato che quello presente nella stessa piazza è sacrificato in spazi molto angusti. Oppure potrebbe essere concessa in affitto a più associazioni, qui a Sirolo ce ne sono tante che non trovano una sede”.

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