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Troppe vendite on line ‘farlocche’:
23enne rinchiuso
in carcere per evitare nuove truffe

FABRIANO - Il Gip del tribunale di Ancona ha accolto l’impianto accusatorio del commissario capo Sandro Tommasi e ha disposto in custodia cautelare la traduzione del giovane fabrianese, con 50 denunce pendenti per truffe di e-comnmerce nella Rete, in cella a Montacuto, ritenendo che potesse reiterare il reato
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Foto d’archivio

Lo shopping, si sa, rappresenta talvolta una grande passione tanto più che, nell’era moderna, basta un clic per comprare qualsiasi cosa con risparmio di tempo e denaro; ma, a volte, la frenesia di accaparrarsi l’offerta migliore può essere causa di vere e proprie disavventure. Stavolta ad essere messo di fronte -nuovamente- alle proprie responsabilità è stato un 23enne fabrianese, in passato già arrestato 2 volte in flagranza di reato dal “nucleo antitruffe” del Commissariato di P.S. di Fabriano.  Infatti, il 5 febbraio 2017 il giovane era già stato arrestato la prima volta. Nell’occasione l’iniziale input investigativo era scaturito dai contatti avuti poche ore prima con la Questura di Grosseto, che aveva riferito di una donna che aveva presentato una denuncia verso il soggetto poi tratto in arresto perché costui aveva simulato il pagamento di una costosa macchina fotografica attraverso l’esibizione di una falsa attestazione di pagamento. La vittima, appurato che la propria carta di credito non era stata rimpinguata dalle oltre 300 euro concordate, si era recata immediatamente alla Polizia di Stato di Grosseto per chiedere la punizione penale del responsabile. Appresa la notizia di reato, gli investigatori del Commissariato, diretti dal clommissario capo Tommasi, si sono istantaneamente attivati rintracciando il vettore commerciale che era stato incaricato della consegna e, dopo essersi nascosti all’interno del mezzo, hanno attesa la consegna, non scontata visto che il truffatore -per sfuggire ad eventuali controlli- aveva alterato il suo indirizzo di residenza e le sue generalità, per poi ammanettarlo ed assicurarlo alla magistratura, la quale il giorno dopo convalidava l’arresto avvenuto in flagranza di reato.

Il Commissario Capo Sandro Tommasi

Il commissario capo Sandro Tommasi

Il medesimo soggetto, ad un anno esatto di distanza, è stato nuovamente arrestato in flagranza di reato, sempre per truffa, sempre da parte degli investigatori specializzati del Commissariato di P.S. di Fabriano, che questa volta hanno giocato d’anticipo: infatti, grazie alla conoscenza del territorio e alla fiducia riscossa dalla collettività, da fonte confidenziale acquisivano la notizia che, in corrispondenza di un civico vicino all’abitazione del predetto fabrianese, era stato affisso un cartello con scritto “consegna al numero…”. Poiché ciò lasciava supporre che il 23enne fabrianese fosse ancora entrato in azione con rinnovate velleità truffaldine, i poliziotti, non avendo ulteriori informazioni, ricontattavano tutti i corrieri abilitati alle consegne in zona e trovavano conferma ai loro sospetti: il fabrianese non aveva modificato condotta di vita ed anzi aveva replicato, pressoché del tutto, il precedente modus operandi. Stavolta, però, quest’ultimo, oltre a farsi inviare del denaro, era riuscito a farsi spedicare anche un costoso paio di scarpe da ginnastica con il medesimo raggiro, ovvero l’invio di una finta ricevuta di pagamento. Ma, come 12 mesi prima, la determinazione e l’intuito degli investigatori del Commissariato, hanno avuto la meglio sulla truffa che era stata architettata: dopo essere venuti a conoscenza del nominativo dell’intestatario, ovvero il giovane fabrianese più volte citato, ed altresì preso atto della denuncia sporta nell’occasione -e verbalizzata alla Questura di Livorno-, si sono nascosti nel furgoncino delle consegne e presenziato alla consegna del pacco, dapprima presso il civico in prossimità di casa sua utilizzato per depistare gli inquirenti e poi presso la sua effettiva residenza.

Il commissariato di Fabriano

L’epilogo è stato il medesimo: immediata carcerazione. Dopo quest’ultimo episodio il commissario capo Sandro Tommasi, che aveva coordinato entrambe le citate operazioni di polizia giudiziaria, per il predetto giovane decideva di avanzare una proposta alla Procura della Ancona di misura cautelare in carcere, che quest’ultima avrebbe eventualmente dovuto poi chiedere al G.I.P. stante anche le circa 50 denunce accumulate dal fabrianese nel corso di circa 3 anni e mezzo; nella circostanza si evidenziava che non si era in presenza di una tipologia di truffa “semplice”, ma “aggravata” poiché attuata on line, integrandosi così il comma 2 bis dell’art. 640 del C.P., avendo egli profittato delle circostanze di cui all’articolo 61, numero 5 C.P., tali da ostacolare la privata difesa, con particolare riferimento al “luogo” delle trattative, ovvero il web. A rafforzare il convincimento di aver intrapreso un percorso giuridico inappuntabile è stata la recentissima e molteplice giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, la quale, ad esempio nella sentenza Sezione VI 17937/2017, ha avuto modo di affermare che il web “…è l’elemento che consente all’autore della truffa di porsi in una posizione di maggior favore rispetto alla vittima, di schermare la sua identità, di fuggire comodamente, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcune efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente; tutti vantaggi che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta comodità, se la vendita avvenisse de visu…”

Il tribunale di Ancona

La Procura della Repubblica ha condiviso l’impianto accusatorio illustrato dal Dirigente del Commissariato di Fabriano, sottolineando in particolare al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ancona che gli ultimi 7 episodi commessi dal truffatore seriale erano tutti caratterizzati da un minimo comun denominatore: la tesi è stata fatta propria dal G.I.P. che, nella sua ordinanza, ha infatti avuto di asserire che “…è evidente che lo schema è sempre lo stesso e che l’indagato si giova della rete internet per approfittare dell’opportunità che questa offre di condurre trattative a distanza, con persone sconosciute e tra luoghi sconosciuti e trasformare dette opportunità in inganni per gli inconsapevoli utenti che manifestano il proprio interesse per i suoi annunci commerciali. L’e-commerce postula -proprio per tali caratteristiche e più di ogni altra forma di contatto e di trattativa commerciale- la reciproca buona fede e la correttezza dei contraenti e non vi è dubbio che l’indagato abbia sfruttato l’assenza di contatto diretto con l’altro contraente per celargli l’inganno e realizzare le truffe…”.

Tribunale di Ancona

La Procura della Repubblica, anche in questo caso in piena condivisione con la prospettazione del commissario capo Tommasi, ha altresì evidenziato che le esigenze custodiali dell’indagato potevano essere soddisfatte solo con una sua traduzione in carcere. Il G.I.P., analogamente, dopo aver ravvisato che in seguito al secondo arresto operato dai poliziotti del Commissariato di Fabriano il 23enne fabrianese aveva patteggiato la pena e già goduto della sospensione condizionale della stessa, ha sostenuto che “…non vi sono dunque ragioni per ritenere che l’indagato si asterrà dalla futura commissione di ulteriori truffe perché questo è il suo modus vivendi e questa è divenuta la sua stabile occupazione. Ogni altra misura, diversa da quella richiesta dal PM, è inidonea a tutelare il patrimonio delle persone offese e degli utenti inconsapevoli che dovessero continuare ad aderire ai suoi falsi annunci…essendo notoria la facilità di accesso alla rete internet da ogni luogo ed in ogni condizione disponendo anche di un semplice cellulare…”. Il medesimo G.I.P., pertanto, il 22 agosto scorso ha emanato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il giovane truffatore seriale, la cui esecuzione è stata attuata in pari data da personale del Commissariato di P.S. di Fabriano. Ad oggi il 23enne è ancora detenuto nel carcere di Montacuto. L’operazione di Polizia Giudiziaria, se da un lato permette di escludere per molto tempo la verosimile commissione di ulteriori truffe da parte del fabrianese, dall’altro segna l’ennesimo esempio di grande collaborazione e sinergia tra la Questura di Ancona e la Procura della Repubblica di Ancona.

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