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La protesta dei medici specializzandi:
«Noi camici ‘grigi’, basta precariato»

ANCONA - In piazza Cavour stamattina la manifestazione dei giovani contro l'‘imbuto formativo’ che preclude la strada a tanti neo-laureati essendo le borse di specializzazione programmate e finanziate ogni anno in numero minore rispetto a quanti escono dai corsi di laurea. Il presidente dell'Ordine Fulvio Borromei: «Il 52% di loro costretto a lavorare all'estero»
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Fulvio Borromei

 

Una manifestazione per chiedere risposte urgenti in materia di formazione e abbattere il precariato. E’ esplosa questa mattina a piazza Cavour la protesta pacifica dei medici specializzandi della provincia di Ancona. Era presente anche Fulvio Borromei, presidente dell’Omceo Ancona.  La richiesta invocata con la protesta è quella di abbattere le barriere dell’accesso alla professione. «Oggi ho voluto essere vicino a questi giovani che rappresentano il mondo del precariato della nostra professione, per dire loro che l’Ordine è una ‘casa comune’ per tutti i medici, nella quale i problemi della classe medica sono affrontati con onestà intellettuale, con l’obiettivo di tutelare l’esercizio della professione e anche il bene della salute dei cittadini. Le istanze di questi medici, che chiedono risposte urgenti ed efficaci alle problematiche della formazione, così come da molto tempo le chiediamo anche noi come Ordine, saranno rappresentate da parte nostra nelle sedi opportune, incluse anche quelle nazionali» ha spiega Fulvio Borromei durante la manifestazione dei medici specializzandi in piazza Cavour. A chiedere stamattina un impegno preciso su formazione e specializzazione, è stato in gruppo di giovani medici in rappresentanza di tutti i camici bianchi che, a causa di vari gap nel percorso di accesso alla professione, dopo la laurea si trovano costretti nel limbo di un precariato lungo anche molti anni. In particolare, al centro delle richieste, la soluzione al cosiddetto ‘imbuto formativo’, che di fatto preclude la strada a tanti neo-laureati che non possono accedere alle varie specialità, essendo le borse di specializzazione programmate e finanziate ogni anno in numero minore rispetto a quanti escono dai corsi di laurea.

«Per questo, molto spesso, sono costretti a prendere la sofferta decisione di lasciare l’Italia per poter lavorare. – ha sottolineato Borromei -. Non a caso i numeri dicono che il 52% dei medici in Europa sono italiani, a dimostrazione di quanti nostri connazionali stanno esercitando all’estero. E non a caso, stamattina, i camici bianchi, anzi ‘grigi’ come si sono definiti, hanno manifestato portando con sé un trolley: pronti a partire loro malgrado, un’ultima spiaggia per vedere garantito il loro diritto ad essere medici. Quella di oggi è stata una manifestazione etica, non gridata che tuttavia pone fermamente l’accento su questioni che non possono più essere rimandate dalla classe politica, prima tra tutte l’abolizione del cosiddetto imbuto formativo delle specializzazioni, che blocca anche per anni l’ingresso dei medici neo-laureati nel mondo del lavoro. Questo significa che moltissimi di loro sono costretti a migrare all’estero per esercitare la loro professione, anche se non lo vorrebbero, così come il nostro Paese non dovrebbe né volere né accettare che i suoi figli migliori se ne vadano altrove. Come Ordine ci batteremo per questo».

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