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Morto sotto i ferri, la moglie:
«Poteva salvarsi se operato prima?
Vogliamo sia fatta chiarezza»

DRAMMA - E' intenzionata ad andare fino in fondo Renata Menghini, la consorte di Armando Ficosecco, l'ex ausiliario del traffico deceduto giovedì notte all'ospedale di Torrette per un aneurisma dell'aorta addominale. «Abbiamo acquisito la cartella clinica e contattato un avvocato. Ci domandiamo perchè l’intervento chirurgico sia stato richiesto solo dopo tante ore dal ricovero dai medici del pronto soccorso di Osimo»
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Armando Ficosecco con la divisa da agente della Pm

 

 

«Vogliamo sapere se la morte di Armando si sarebbe potuta evitare, se solo l’intervento chirurgico all’ospedale di Torrette fosse stato richiesto subito dai medici del pronto soccorso del presidio ospedaliero di Osimo, non dopo ore di ricovero». A distanza di 4 giorni da quell’addio inaspettato e straziante non si danno pace la moglie ed i figli di Armando Ficosecco, l’ex ausiliario del traffico di Osimo, intenzionati a incaricare un legale per le necessarie tutele e a valutare di presentare un esposto in procura. Vitale e senza particolari problemi di salute, il 68enne osimano è spirato per un aneurisma dell’aorta addominale in sala operatoria all’ospedale di Torrette, prima dell’alba del 21 agosto scorso, 8 ore dopo essere ricorso alle cure del pronto soccorso dell’ospedale Ss. Benvenuto e Rocco di Osimo. Il suo quadro clinico è precipitato del tutto durante quell’intervento chirurgico eseguito in urgenza e in piena notte all’ospedale regionale, dove il pensionato è arrivato in condizioni disperate intorno alle 23 del 20 agosto.

«Non riesco ancora a credere che Armando non ci sia più perché è successo tutto così in fretta e quello che mi fa più soffrire e che non ho potuto nemmeno parlarci per chiedergli come stava» racconta la moglie Renata Menghini, ausiliaria socio-sanitaria dell’ospedale Salesi di Ancona. Lo ricorda sorridente mentre nel pomeriggio di giovedì scorso stava svolgendo dei lavoretti con il cognato. «Ha accusato all’improvviso delle forti fitte ad un fianco e dietro alla schiena. Alle 18, accompagnato da mio fratello, è entrato con le sue gambe al pronto soccorso dell’Inrca-Osimo. Il suo cuore si è fermato alle 2,30 della notte, all’ospedale regionale. Ci domandiamo se sia stato fatto tutto il possibile per salvargli la vita». Quando il 68enne è arrivato all’ospedale Inrca-Osimo, per protocollo è stato sottoposto a un primo prelievo ematico. «Durante l’accesso al Ss.Benvenuto e Rocco, mi ha riferito mio fratello, avrebbero parlato di sospetta colica renale sebbene mio marito non avesse problemi nefrologici – prosegue Menghini – Io ero al lavoro e l’ho raggiunto alle 20. Inutile dire che, sebbene fossi la moglie, non sono potuta entrare neanche per salutarlo nella stanzetta con i letti di ricovero, interdetta ai visitatori per le misure anti-Covid. Siamo rimasti tutti in sala d’attesa. Alle 21, dopo un secondo esame del sangue, ci hanno comunicato che doveva essere sottoposto ad una Tac urgente. E’ uscito dal corridoio della sala emergenze già intubato. Quando l’ho visto ho capito subito che le sue condizioni erano critiche. Ho cercato di ricevere spiegazioni da medici e infermieri sapendo che per una colica renale i pazienti non vengono intubati ma il colloquio è stato rimandato al termine della Tac. Mia figlia ha alzato la voce chiedendo con insistenza di parlare con un sanitario, ha anche telefonato alle forze dell’ordine che però non hanno inviato alcuna pattuglia al pronto soccorso. Alla fine ci hanno informato che Armando sarebbe stato trasferito a Torrette. E’ partito in ambulanza verso Ancona alle 22,40».

Qui i medici hanno tentato di operarlo e di tamponare invano l’emorragia interna. Il paziente, purtroppo, non ce l’ha fatta e sconvolti dagli eventi i familiari ora chiedono che sia fatta chiarezza sui motivi di questo decesso. «Magari se fosse arrivato prima all’ospedale di Torrette, forse sarebbe ancora vivo – ipotizza Renata Menghini – Abbiamo già fissato un appuntamento con un avvocato perché vogliamo andare fino in fondo a questa storia». La cartella clinica è stata acquisita stamattina dalla famiglia all’ospedale di Osimo. Dal pronto soccorso del Ss. Benvenuto e Rocco chiariscono che il 68enne all’ingresso in ospedale presentava sintomi di una colica renale e per questo gli è stato somministrato un anti-dolorifico. Le analisi di laboratorio e la misurazione della pressione hanno però indicato che poteva trattarsi di altro, anche di una dissezione dell’aorta, diagnosi che per essere formulata richiede però che il paziente sia sottoposto a una Tac con liquido di contrasto. Un esame che va effettuato alla presenza di un medico radiologo, operativo nella struttura sanitaria osimana solo nelle ore diurne. Quella sera è stato necessario pertanto richiamare in servizio il sanitario reperibile e poi dopo la lettura del referto che segnalava l’emorragia interna, è stata subito contattata l’equipe chirurgica dell’ospedale di Torrette.

(m.p.c.)

 

Malore improvviso e la corsa disperata a Torrette: è morto Armando Ficosecco

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