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Nuove norme anti-Covid,
baristi e ristoratori in rivolta:
«Vittime delle decisioni del governo»

ANCONA – Tra le categorie più colpite dal lockdown, ora potrebbero scontare anche le chiusure anticipate. «Chiediamo più poteri a sindaci e governatori, che meglio conoscono le situazioni in ambito locale, ed una copertura economica adeguata al danno subito»
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Baristi e ristoratori in rivolta contro le nuove norme anti-Covid, che prevederebbero anche le chiusure anticipate dei locali. In una nota, il settore marchigiano ha sottolineato come «con rabbia e rammarico ci troviamo di nuovo ad essere soggetti alle decisioni arbitrarie del Governo centrale. Oltre a essere gravemente danneggiati da un clima di terrorismo mediatico messo in campo dalle maggiori fonti di informazione nazionale, che allontanano i nostri avventori con messaggi di paura invece di sensibilizzarli e istruirli sulle misure di sicurezza, siamo caduti di nuovo nella trappola dello “scarica-barile”. Con più precisione, siamo ritornati nell’incubo della discussione sui temi delle chiusure anticipate, degli assembramenti fuori dai locali, della nuova ricusazione dei distanziamenti e degli ingressi limitati nei posti al chiuso, nella limitazione ingiustificata dell’orario di lavoro e del divieto di vendere alcolici agli avventori che decidono di consumarli con più sicurezza all’aperto.
Tutto ciò senza un minimo accenno del Governo su come possiamo sostenere economicamente questo effettivo “lockdown” sociale ed economico di settore, che temiamo sarà il modello di lavoro pensato per l’intera durata del periodo autunnale, invernale e parte del primaverile.
Tenuto conto della lunghezza temporale della stagione che dovremmo affrontare, le restrizioni specifiche che ci vengono imposte con le relative sanzioni che ci impediscono di fatto di lavorare e fatturare il minino necessario per sopravvivere, chiediamo all’Istituzione competente, in primo luogo considerare come nostri interlocutori istituzionali principali i sindaci ed i presidenti di Regione, che conoscendo in maniera molto più precisa e attenta il territorio e le situazioni in ambito locale possono essere i soggetti più utili nella concertazione delle regole e nell’applicazione delle stesse per la prevenzione e la lotta al Covid-19. Di conseguenza chiediamo che vengano delegati loro più poteri decisionali e logistici. In secondo luogo, chiediamo di tenere ben presente, prima di ottemperare a qualsiasi decisione, che al pari del virus ci sono in gioco le nostre attività lavorative, dei nostri dipendenti e di tutto l’indotto, comprese le nostre vite. Non sono bastati di certo i barlumi economici positivi dell’estate ed i pochissimi sussidi arrivati a fare da contrappeso alle perdite finanziarie passate, presenti e future. Quindi chiediamo che ogni decisione presa preveda una copertura economica adeguata al danno subito tenuto conto di nuovo di tasse, imposte, spese per le utenze, affitti, proroghe di cassa integrazione, detrazioni, fondo perduto e tutte le misure di ammortizzatori sociali che hanno come fine la sopravvivenza delle nostre attività. Il nostro intento resta e resterà quello di lavorare in piena sicurezza, nelle giuste condizioni e con la giusta considerazione da parte delle Istituzioni che devono essere il nostro punto di riferimento e non il nostro impedimento per lottare e sconfiggere insieme il Covid».

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