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Rebus scuola, l’affondo del Pd:
«non è priorità per la giunta Acquaroli»
Sette punti per un rientro in sicurezza

IL GRUPPO DEM in Consiglio propone la sua ricetta per il ritorno tra i banchi. «Screening anche negli istituti». «I 3 milioni per gli impianti di areazione sottratti all'ammodernamento dei laboratori scolastici»
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Il gruppo Pd in Consiglio regionale

 

di Martina Marinangeli

«Per il centrodestra al governo di questa Regione, la scuola non è una priorità». Non usa giri di parole il gruppo consiliare del Pd, che sferra un attacco su tutta la linea sulla gestione targata Acquaroli del ritorno in classe in sicurezza. In una conferenza incentrata sul tema, i dem propongono una ricetta alternativa che passa per sette proposte, ma non lesinano stoccate agli avversari. «Le decisioni di questa giunta sono dettate da Roma, dai leader nazionali Matteo Salvini e Giorgia Meloni», parte con la prima stilettata il capogruppo Maurizio Mangialardi, che parla di «approccio pressapochista al tema. A fronte di uno screening antigenico di massa che ha prodotto scarsi risultati, l’operazione avrebbe potuto essere indirizzata totalmente sul mondo scolastico». Rincara la dose la vice Anna Casini che, numeri alla mano, passa ai raggi x la misura, annunciata dall’esecutivo regionale, di acquisto di nuovi impianti di aerazione da destinare alle scuole con una spesa prevista di 3 milioni di euro: «nelle Marche ci sono 1200 istituti scolastici, quindi stiamo parlando di 2mila/2500 euro ad istituto. Una cifra evidentemente non sufficiente. Inoltre, con i tempi del pubblico, arriveranno troppo tardi». Ma alle critiche, il Pd affianca anche un elenco di proposte, illustrate dal vicepresidente del Consiglio Andrea Biancani che ha ricordato come «questa battaglia propositiva la portiamo avanti da metà novembre perché noi riteniamo il ritorno a scuola una priorità».

E per renderlo possibile, ha illustrato una ricetta che passa per sette punti: «utilizzare i drive in anche per i test antigenici a studenti e personale scolastico; allestire punti di screening all’interno delle scuole, magari nelle palestre, attivando anche medici volontari; coinvolgere i medici di base affinché possano fare test gratuiti anche agli studenti che non presentino sintomi; stipulare una convenzione con le farmacie per permettere l’esecuzione di tamponi rapidi; permettere alle strutture ospedaliere di fare test antigenici gratuiti al mondo della scuola; coinvolgere laboratori pubblici e privati nell’operazione». L’ultimo punto riguarda la possibilità per personale scolastico e studenti di accedere senza prenotazione allo screening di massa già operativo, come proposto dall’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini benché «ormai sia quasi concluso: avrebbero dovuto pensare prima a questa possibilità, come da noi proposto», ricorda Biancani. Nell’ipotesi del vicepresidente, gli studenti dovrebbero essere considerati come «soggetti particolari da sottoporre a screening periodico, come avviene ora per le forze dell’ordine e per il personale sanitario». Posizione in linea con quella della consigliera Micaela Vitri, che ha puntualizzato come «l’assessore Saltamartini abbia parlato di una fornitura di test antigenici rapidi pari a 820mila unità. Di questi, ne sono stati usati 300mila circa e gli studenti marchigiani sono più o meno 77 mila: i tamponi non utilizzati potrebbero essere indirizzati proprio al mondo scolastico, anche a più riprese». Il consigliere Antonio Mastrovincenzo si è invece focalizzato su una questione diversa: i 3 milioni di euro annunciati dalla giunta per l’acquisto di impianti di aerazione per le scuole sono stati sottratti dalla delibera 1008 del 27 luglio 2020, firmata dalla precedente amministrazione, che li destinava all’ammodernamento dei laboratori scolastici e didattici delle superiori. Sono finanziati con fondi Fse, quindi dovrebbero essere finalizzati a progetti innovativi, mentre la giunta Acquaroli li avrebbe dirottati». Chiude l’elenco degli interventi Fabrizio Cesetti: «sul ritorno a scuola, la giunta regionale non è stato all’altezza del compito, così come non lo è stato il governo nazionale. Una Regione ed un Paese che non riescono a garantire la formazione, hanno già perso».

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