di Gino Bove
«Gli ho detto: porti con te anche me, per favore non lo fare, ho un figlio piccolo». È in quel momento, sulla scogliera di Numana, che il brigadiere capo Giuseppe Coscia, dell’Aliquota radiomobile della compagnia di Osimo, decide il gesto che cambia tutto: ammanettarsi all’uomo per impedirgli di divincolarsi e cadere in mare.

Il brigadiere capo Giuseppe Coscia al porto di Numana
L’operazione è ormai nota: scatta dopo la chiamata disperata al 112 della moglie, che segnala messaggi vocali in cui il marito manifesta l’intenzione di togliersi la vita. «Nei vocali si sentivano le onde, abbiamo capito subito che eravamo in zona mare e abbiamo pensato al porto», racconta Coscia a Cronache Ancona. Le ricerche si concentrano a Numana: prima l’auto, poi l’uomo sugli scogli, seduto verso l’acqua e completamente chiuso al dialogo. «Ci siamo avvicinati da dietro parlando con lui. Non volevamo spaventarlo, ma instaurare un contatto empatico», spiega il brigadiere. Per diversi minuti i militari provano a parlargli senza forzare, ma lui rifiuta ogni aiuto e ribadisce la volontà di lasciarsi andare. Quando entra in acqua fino alla vita, la situazione diventa immediatamente critica.
A quel punto i carabinieri intervengono fisicamente. Uno dei militari lo raggiunge e lo blocca mentre è già in mare, gli altri formano una catena umana sugli scogli resi scivolosi. Si tolgono anche parte dell’equipaggiamento, gli stivali, per non essere trascinati in acqua. Il timore è che, una volta riportato sulla roccia, possa tentare ancora.

I carabinieri del Norm di Osimo mentre instaurano un dialogo con l’uomo che poi verrà salvato
È qui che Coscia decide di ammanettarsi a lui: un gesto istintivo, per evitare che si divincoli proprio nel momento più delicato. Solo in ambulanza le manette vengono rimosse, quando la situazione è finalmente sotto controllo. Con lui intervengono il brigadiere Davide Bleve, il carabiniere scelto Ludovico Raino e il carabiniere Vito Brucoli. Durante le fasi concitate, i militari continuano a parlargli, ricordandogli che il suicidio non è una soluzione e che in qualunque momento può chiamare il 112 anche solo per parlare.
Coscia, che non è alla prima esperienza di questo tipo, ricorda infatti un altro intervento a Collemarino, la vigilia di Natale di diversi anni fa, quando riuscì a fermare un uomo che stava per lanciarsi da un ponte. Ma qui, dopo il salvataggio, resta soprattutto il peso del rispetto. «Non gli abbiamo chiesto i motivi del gesto per non riaprire una ferita, non voleva parlarne e abbiamo rispettato il suo silenzio», sottolinea il brigadiere. E alla fine resta una frase che sintetizza tutto l’intervento, tra rischio e umanità: «Cose così valgono più di mille arresti».
Oltre la divisa, quattro cuori al molo di Numana: il salvataggio dei carabinieri del Norm
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