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Aborto e sostituzione etnica,
il centrodestra si smarca da Ciccioli
e anche lui è costretto ad allinearsi

NOTA congiunta dei capogruppo di maggioranza in Consiglio regionale, compreso quello di FdI le cui parole avevano scatenato un polverone: «Restano fuori dal dibattito le varie opinioni personali. La mozione del Partito democratico è strumentale. Per applicare le linee guida del Ministero della Salute, non si può prescindere formalmente da una modifica legislativa della stessa legge 194»
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Carlo Ciccioli durante il Consiglio regionale

 

di Federica Nardi

«Restano fuori dal dibattito le varie opinioni personali, anche su questioni diverse dall’applicazione della 194». A dirlo i capogruppo del Consiglio regionale, compreso Carlo Ciccioli per Fratelli d’Italia. Insomma, dopo il caso nazionale nato dalle sue dichiarazioni sulla sostituzione etnica e la denatalità “italiana” messe in relazione al diritto all’aborto, anche lui in qualche modo torna sui propri passi. “Derubricando”, insieme ai colleghi di maggioranza, le dichiarazioni fatte durante l’assemblea a “opinioni personali”. “Opinioni” che però sono state rimarcate anche il giorno dopo in un comunicato firmato da Ciccioli come capogruppo di FdI. Un messaggio sostanzialmente identico a quello di ieri di Elena Leonardi (anche lei FdI), che aveva sottolineato che la Regione non è contraria alla legge 194 ma piuttosto vuole implementarla anche nella parte che tratta il supporto alla maternità.

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Giorgia Latini

E’ la seconda volta che dichiarazioni espresse sul tema dell’aborto da esponenti autorevoli della maggioranza al governo delle Marche fanno scalpore e poi vengono “minimizzate”. L’altra volta era stata l’assessora Giorgia Latini a dichiararsi “contraria all’aborto” durante un’intervista in televisione, con l’intento di portare il tema in Giunta. Anche lì, dopo le critiche ricevute, la giustificazione è che si fosse trattato “solo” di opinioni personali. C’è da dire però che le opinioni personali di Giunta e Consiglio regionale entrano a pieno titolo nel dibattito essendo espresse pubblicamente e in sedi ufficiali e istituzionali. Ed essendo espressione di una linea politica molto concreta, al momento impediscono alle donne marchigiane l’accesso alla pillola abortiva nei consultori del loro territorio (a livello ospedaliero solo tre strutture la forniscono: Urbino, Senigallia e San Benedetto). Del resto altre Regioni hanno trovato il modo di rendere effettive le nuove linee guida, senza porre questioni normative a ostacolo della loro applicazione. La Regione infatti ritiene di non applicare sulla base di una sentenza del Tar della Puglia e al fatto che sarebbero in contrasto con la legge 194.

La nota è firmata, oltre che da Ciccioli, anche dai capogruppo Renzo Marinelli (Lega), Jessica Marcozzi (Forza Italia), Giacomo Rossi (Civitas Civici) e Dino Latini (Udc e presidente del Consiglio regionale).

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Il Consiglio regionale delle Marche

«Questa maggioranza non ha emesso né modificato alcun atto rispetto all’applicazione della legge 194 nella nostra regione. L’unico atto che è stato discusso è stata la mozione del Partito democratico che, dopo aver governato per 25 anni, oggi chiede addirittura, tra i primi atti di questa legislatura, di attivare azioni e politiche capaci di garantire nelle Marche i diritti sanciti dalla 194 e di monitorare se e in quale misura tali diritti siano effettivi nella nostra Regione – dicono i capogruppo (anche se bisogna sottolineare che le linee guida sono state aggiornate dal ministero solo questa estate, ndr) -. Nella mozione, il Partito democratico chiede che siano applicate le recenti linee guida del Ministero della Salute, le quali però, come stabilito anche dal Tar della Puglia, sono in conflitto con la stessa Legge 194. Si ricorda che anche la Corte di Cassazione nel 2017 ha deciso che ogni interpretazione della legge operata dalla Pubblica Amministrazione non costituisce fonte di diritto, con la conseguenza dunque di non essere vincolante, e il Consiglio di Stato, già nel 2007, aveva stabilito che “Le circolari ministeriali non si devono ritenere applicabili laddove le stesse non risultino conformi a legge”. Dunque, per applicare le linee guida del Ministero della Salute, non si può prescindere formalmente da una modifica legislativa della stessa Legge 194. Chiaramente questa mozione del Partito democratico è strumentale. La Legge 194 è una legge nazionale e pertanto la Regione non può modificarla, non deve interpretarla, deve solo rispettarla ed è questa l’intenzione di questa maggioranza: la corretta e piena applicazione della Legge 194. Piuttosto, il Partito democratico che è anche forza di governo nazionale, invece che presentare mozioni in consiglio regionale, se ritiene può impegnarsi a far modificare direttamente la Legge 194 in sede parlamentare, attraverso i propri rappresentanti, per sanare queste discrepanze che oggi denunciano a noi. Restano fuori dal dibattito le varie opinioni personali, anche su questioni diverse dall’applicazione della 194 – rimarcano i capogruppo -. Come resta irricevibile l’ultima richiesta del Partito democratico espressa nella stessa mozione: la proposta di attivare procedure per ridurre la percentuale di personale obiettore nelle strutture sanitarie marchigiane. Questa sì che è davvero una proposta antidemocratica e indecente, che vuole costringere coscienze diverse a conformarsi alla volontà di una parte su argomenti così importanti e delicati».

«Sull’aborto la giunta regionale ha dichiarato guerra alle donne»

 

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