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Elica annuncia la delocalizzazione,
lavoratori e sindacati in sciopero:
«Via il 70% delle produzioni in Italia»

FABRIANO - Il nuovo assetto organizzativo prevede per l’area Cooking la trasformazione del sito di Mergo nell’hub alto di gamma, il trasferimento delle linee produttive a maggiore standardizzazione nello stabilimento di Jelcz-Laskowice in Polonia e l’integrazione nell'impianto di Mergo dell’attività oggi a Cerreto D’Esi. Per Fim, Fiom e Uilm il piano si tradurrà in 409 esuberi nelle fabbriche fabrianesi. L'azienda: «Era necessario per la sopravvivenza del Gruppo»
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Uno degli stabilimento Elica (foto d’archivio)

 

Quello che era nell’aria si è alla fine materializzato. Elica S.p.A. ha comunicato oggi alle rappresentanze sindacali Fim, Fiom e Uilm il nuovo assetto organizzativo necessario per garantire la continuità aziendale dell’intero Gruppo che prevede di delocalizzare in Polonia una sostanziosa parte delle produzioni fino ad oggi svolte in alcuni stabilimenti marchigiani. «La riorganizzazione, in linea con il piano industriale 2021-2023, prevede per l’area Cooking Italia la trasformazione del sito produttivo di Mergo nell’hub alto di gamma, il trasferimento delle linee produttive a maggiore standardizzazione nello stabilimento di Jelcz-Laskowice in Polonia e l’integrazione nel plant di Mergo dell’attività oggi realizzata nel sito di Cerreto. – fa sapere in un nota la multinazionale di Fabriano, leader mondiale delle cappe aspiranti, quotata in Borsa nel segmento Star – Tale riorganizzazione, che terrà conto delle attuali normative sul blocco dei licenziamenti nel settore manifatturiero, prevede un impatto occupazionale complessivo di circa 400 persone negli stabilimenti di Mergo e Cerreto. Questa dolorosa scelta servirà a salvaguardare la strategicità e la centralità dei siti di Fabriano e di Mergo e consentirà di mantenere il cuore e la testa del Gruppo nelle Marche».

Elica sottolinea la sofferenza e la difficoltà di assumere la decisione «resa necessaria poiché l’andamento profondamente negativo dell’entity italiana compromette la competitività sul mercato dei prodotti del Gruppo e quindi la sopravvivenza dello stesso. L’azienda, a partire dal 2016, ha investito in Italia circa 45 milioni di euro nella divisione Cooking registrando una perdita operativa complessiva di 21,5 milioni di euro solo negli ultimi cinque anni. – viene rimarcato nel comunicato ufficiale – Nemmeno il costante ricorso all’ammortizzatore sociale e la sottoscrizione di importanti accordi condivisi con le organizzazioni sindacali sono riusciti a mitigare questa scelta. Elica è rimasta il baluardo italiano del distretto storico dell’elettrodomestico che, nel corso dell’ultimo ventennio, è stato costretto a cedere molti dei suoi marchi prestigiosi a player globali che oggi producono in gran parte tra Asia e Turchia. Tale situazione impone quindi l’improcrastinabile decisione di riorganizzare l’area Cooking Italia, rivedendo il suo footprint industriale, condizione necessaria a salvaguardare il futuro del Gruppo. L’Azienda si impegna a gestire l’impatto occupazionale mediante l’analisi di tutte le soluzioni sociali e gli strumenti disponibili che saranno definiti, auspicabilmente, di concerto con le organizzazioni sindacali, le parti sociali e gli organi istituzionali».

Il coordinamento unitario Fim, Fiom e Uilm dei lavoratori di Elica

Dura la reazione del Coordinamento sindacale unitario Fim, Fiom e Uilm del gruppo Elica che da settimane faceva pressing per far emergere la fondatezza delle voci insistenti che circolavano sulla delocalizzazione. Alla notizia i lavoratori hanno subito lasciato le fabbriche per inscenare uno sciopero spontaneo e stanno valutando di mobilitarsi con i rappresentanti sindacali in presidi a partire da domani e nei prossimi giorni. Tra i due stabilimenti del Fabrianese venivano prodotte annualmente 1.400.000 cappe, ora con  il  completamento del nuovo piano industruale, prospettato  nel corso dell’incontro odierno, la produzione dovrebbe scendere a meno di 400.000. «L’azienda presenta il piano strategico prevedendo la delocalizzazione del 70% delle produzioni attualmente in Italia. – sottolineano in una nota congiunta Fim, Fiom e Uilm – Dodici anni di riorganizzazioni non sono serviti a niente e ad oggi le strategie aziendali, che si continuano a perseguire, si sono dimostrate fallimentari. L’annuncio odierno smentisce tutti gli impegni presi con le organizzazioni sindacali negli ultimi mesi e negli ultimi anni, quindi con le persone di elica e con tutto il territorio. Un grande 2021 come promesso dal presidente Casoli che inizia con 409 esuberi complessivi (su 560 totali) nelle fabbriche fabrianesi: previste delocalizzazioni anche dei prodotti di punta, con chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi ed interi reparti di Mergo».

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